BCS automatico e progesterone nel latte: cosa ci dicono sulla fertilità delle bovine da latte?
Una ricerca condotta in un allevamento italiano di Frisone ha analizzato il legame tra variazioni del body condition score nel postparto e ripresa dell’attività ovarica, utilizzando sistemi automatici di monitoraggio del BCS e del progesterone nel latte

Una recente ricerca condotta in una mandria italiana di Frisone suggerisce che una maggiore perdita di body condition score nel primo mese dopo il parto è associata a una più elevata produzione di latte, ma anche a segnali meno favorevoli sul piano riproduttivo. Il periodo di transizione rappresenta infatti una delle fasi più delicate della lattazione. Nelle prime settimane dopo il parto, la bovina da latte deve sostenere un rapido aumento della produzione, mentre l’ingestione di sostanza secca non è ancora sufficiente a coprire pienamente i fabbisogni energetici. Il risultato è spesso un bilancio energetico negativo, con mobilizzazione delle riserve corporee e perdita di body condition score (BCS). Monitorare questa perdita è importante, perché un’eccessiva mobilizzazione delle riserve può riflettersi non solo sul metabolismo e sulla salute, ma anche sulla ripresa dell’attività ovarica e sulla fertilità.
Materiali e metodi
In questo studio, due tecnologie di precisione disponibili nell’allevamento oggetto di analisi sono state utilizzate in modo combinato: una camera 3D per la stima automatica del BCS e un sistema in-line per la misurazione del progesterone nel latte. Lo studio, di tipo osservazionale retrospettivo, è stato condotto in un allevamento commerciale su 123 bovine di razza Frisona monitorate dal parto fino a 200 giorni di lattazione. Il BCS è stato rilevato automaticamente ogni giorno tramite una camera 3D, mentre la produzione di latte e la frequenza di mungitura sono state registrate dal robot di mungitura. Il progesterone nel latte è stato misurato automaticamente ogni 2-3 giorni tramite un sistema integrato nel robot di mungitura, permettendo di ricostruire i profili luteali e valutare la ripresa della ciclicità ovarica dopo il parto. Le bovine sono state classificate in tre terzili in base alla variazione di BCS dal parto ai 30 giorni di lattazione: bovine con maggiore perdita di BCS (HI), bovine con perdita intermedia (IN), e bovine con perdita minima o assente (LO). La perdita media di BCS è stata pari a -0,47 punti nel gruppo HI, -0,30 nel gruppo IN e -0,09 nel gruppo LO. È interessante notare che le bovine con minore perdita di BCS erano già leggermente più magre al parto rispetto agli altri gruppi, con un BCS medio di 3,23 in LO contro circa 3,37-3,38 nei gruppi IN e HI
I risultati
Le bovine che hanno perso più BCS nel primo mese dopo il parto hanno prodotto più latte nelle settimane successive. La produzione media tra 30 e 120 giorni di lattazione è stata di circa 44,8 kg/giorno nel gruppo HI, 43,7 kg/giorno nel gruppo IN e 40,7 kg/giorno nel gruppo LO. Questo dato conferma che le bovine più produttive sostengono parte della produzione mobilizzando maggiormente le riserve corporee. Tuttavia, lo studio non consente di stabilire un rapporto causa-effetto. Non è possibile dire se sia stata la maggiore produzione a determinare la maggiore perdita di BCS, oppure se altri fattori, come genetica, gestione individuale, stato metabolico-infiammatorio o salute, abbiano contribuito a entrambi i fenomeni.
Dal punto di vista riproduttivo, le bovine del gruppo HI hanno mostrato una tendenza a una ripresa più tardiva dell’attività ovarica. La ripresa dell’attività ovarica, definita attraverso il progesterone nel latte, è stata osservata mediamente a 44,2 giorni nel gruppo HI, rispetto a circa 36 giorni nei gruppi IN e LO. La differenza è risultata una tendenza statistica, ma è coerente con l’ipotesi biologica secondo cui una maggiore mobilizzazione delle riserve nel postparto può ritardare la piena ripresa dell’attività ovarica. La maggior parte delle bovine, comunque, ha ripreso la ciclicità prima della fine del periodo di attesa volontario, fissato a 75 giorni. Le percentuali sono state elevate in tutti i gruppi: circa 90% nel gruppo HI, 97,8% nel gruppo IN e 98,7% nel gruppo LO.
Questo indica che la differenza principale non è stata tanto la presenza o assenza di ripresa dell’attività ovarica entro il periodo utile, quanto piuttosto la sua tempistica e, soprattutto, l’esito riproduttivo complessivo. Infatti, la percentuale di bovine gravide alla prima inseminazione non è risultata diversa tra i gruppi, ma il gruppo LO ha mostrato risultati migliori considerando la seconda inseminazione e il dato cumulato. La quota di bovine gravide entro le prime due inseminazioni è stata pari al 71,4% nel gruppo LO, contro il 46,9% nel gruppo HI e il 49,8% nel gruppo IN. Anche la percentuale cumulativa di bovine gravide entro 200 giorni di lattazione è risultata maggiore nel gruppo LO: 85,6%, rispetto al 68,7% del gruppo HI e al 59,1% del gruppo IN. Le bovine del gruppo LO hanno raggiunto quindi la gravidanza più precocemente e con una minore quota di animali non gravidi a 200 giorni. Gli intervalli parto-concepimento sono stati pari a 151 giorni per HI, 145 giorni per IN e 130 giorni per LO.
Considerazioni finali
La perdita di BCS nel primo mese di lattazione può rappresentare un indicatore precoce utile per identificare bovine potenzialmente più esposte a ritardi o inefficienze riproduttive. La combinazione tra BCS automatico e progesterone in-line offre la possibilità di seguire in modo oggettivo e continuo due aspetti centrali della fisiologia della bovina: lo stato delle riserve corporee e la ripresa dell’attività ovarica. In una prospettiva di precision livestock farming, queste informazioni possono aiutare il tecnico e l’allevatore a individuare animali che richiedono maggiore attenzione nella fase dell’immediato postparto. Non si tratta solo di “misurare di più”, ma di trasformare dati raccolti automaticamente in informazioni utili alla gestione: adeguamento della nutrizione, controllo dello stato metabolico, verifica della salute uterina, valutazione della fertilità e supporto alle decisioni riproduttive. Questo studio conferma quindi un concetto noto ma lo aggiorna con strumenti moderni: la bovina che perde meno condizione corporea dopo il parto tende ad avere migliori performance riproduttive, mentre quella che mobilizza di più può esprimere una maggiore produzione di latte, ma con possibili ricadute sulla fertilità.
La presente nota è una sintesi del seguente articolo scientifico pubblicato dalla rivista JDS Communications: Frizza, A., E. Trevisi, and L. Cattaneo. 2026. Exploratory analysis of associations between postpartum body condition changes measured by an automated 3-dimensional camera and reproductive outcomes measured by in-line milk progesterone analysis. JDS Communications 7:290–295. https://doi.org/10.3168/jdsc.2025-0773.
Autore
Gruppo editoriale ASPA: Giuseppe Conte, Alberto Stanislao Atzori, Fabio Correddu, Luca Cattaneo, Gabriele Rocchetti, Antonio Natalello, Sara Pegolo, Aristide Maggiolino, Antonella Della Malva, Giulia Gislon, Manuel Scerra.



















































































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