Dall’European Farmhouse and Artisan Cheese Day una riflessione sul futuro del turismo caseario

Dai piccoli caseifici aperti ai visitatori alla necessità di costruire un sistema nazionale del turismo legato al formaggio

2 Luglio, 2026

In questa settimana dedicata all’European Farmhouse and Artisan Cheese Day, centinaia di piccoli caseifici europei aprono le proprie porte ai consumatori. Visite guidate, degustazioni, incontri con i casari e racconti di filiera diventano occasioni per conoscere da vicino un patrimonio fatto di latte, animali, pascoli, territorio e competenze artigianali.

L’iniziativa promossa da FACE Network va oltre la semplice promozione del formaggio. È un invito a creare un dialogo diretto tra chi produce e chi acquista, mostrando cosa c’è realmente dietro ogni forma: il lavoro quotidiano, le scelte produttive, il legame con il territorio e le persone che lo custodiscono.

Il turismo caseario è sicuramente un fenomeno in crescita, ma in Italia manca ancora un progetto strutturato per incrementarlo ulteriormente. Le esperienze non mancano. In molte aree è possibile visitare caseifici, assistere alle lavorazioni, partecipare a degustazioni o trascorrere una giornata in malga. Esistono realtà consolidate come le Strade dei Formaggi, i Caseifici Aperti promossi da alcuni Consorzi di Tutela e numerose iniziative locali che valorizzano le produzioni tipiche.

Tra le esperienze più significative, spicca quella del Mandrolisai, nel cuore della Sardegna. In un territorio lontano dai principali circuiti turistici, l’interesse dei visitatori (da tutto il mondo) non nasce da attrazioni costruite ad hoc, ma dall’autenticità della vita rurale. Chi arriva lo fa per conoscere un paesaggio ancora integro, incontrare gli allevatori, visitare i piccoli caseifici, assaggiare i prodotti locali e scoprire tradizioni che continuano a essere vissute ogni giorno. Non viene rappresentata una ruralità pensata per i turisti, ma si apre semplicemente la porta di un territorio che continua a vivere secondo i propri ritmi. È proprio questa autenticità a costituire il valore dell’esperienza.

Quello che ancora manca nel nostro Paese, dove sono tante le iniziative private, è un sistema coordinato, soprattutto se si fa un paragone con il mondo del vino. Il turismo legato al formaggio resta frammentato in progetti territoriali spesso slegati fra loro. Eppure l’Italia possiede uno dei patrimoni caseari più ricchi al mondo: decine di formaggi DOP, centinaia di produzioni tradizionali, una straordinaria biodiversità di razze allevate, paesaggi rurali e competenze tramandate da generazioni. Tutti elementi che potrebbero diventare le tappe di un grande itinerario dedicato alla cultura del formaggio.

Il turismo caseario non richiede grandi infrastrutture, richiede piuttosto la capacità di mettere in rete aziende agricole, caseifici, affinatori, ristoratori, strutture ricettive e guide locali, costruendo percorsi che raccontino il formaggio come espressione di una cultura e non soltanto come prodotto da acquistare.

L’European Farmhouse and Artisan Cheese Day dimostra che l’interesse dei consumatori esiste. Sempre più persone desiderano conoscere chi produce il cibo, vedere gli animali, capire come nasce un formaggio, ascoltare le storie delle aziende e vivere esperienze autentiche. La sfida è fare in modo che queste aperture non rimangano iniziative occasionali, ma rappresentino il punto di partenza per costruire una rete stabile di turismo caseario.

Condividi questa notizia!