Dazi cinesi sul latte UE: nuove barriere e rischi per il mercato italiano
Pechino impone tariffe provvisorie fino al 42,7% dal 23 dicembre 2025 come ritorsione commerciale, minacciando di frenare la crescita dell'export italiano e di saturare il mercato interno europeo con prodotti in eccesso

La Cina introduce dazi provvisori tra il 21,9% e il 42,7% sui latticini europei, accusando l’UE di sovvenzioni illecite. La misura, in vigore dal 23 dicembre 2025, minaccia di destabilizzare il mercato interno e di frenare le vendite di prodotti italiani, in forte ascesa in Oriente.
La notizia
Il 22 dicembre 2025, il Ministero del Commercio Cinese ha annunciato l’applicazione di misure provvisorie sulle importazioni di prodotti lattiero-caseari dall’Unione Europea, per contrastare le sovvenzioni. Questa decisione non è un evento isolato, ma si inserisce in una crescente tensione commerciale tra Pechino e Bruxelles, scaturita inizialmente dalle indagini europee sui veicoli elettrici prodotti in Cina. Inoltre, solo pochi giorni fa la Cina ha deciso di imporre dazi doganali fino al 19,8% sulle importazioni di carne suina dall’Unione europea.
Dinamiche commerciali
Questo provvedimento si traduce in una barriera doganale che rende i prodotti italiani meno competitivi sul mercato cinese, che finora aveva mostrato tassi di crescita molto promettenti per il Made in Italy. La decisione colpisce direttamente il portafoglio delle imprese, poiché l’imposizione di depositi cauzionali elevati scoraggia gli importatori cinesi dall’acquistare formaggi e latte europei, con il rischio di generare un surplus di offerta all’interno dell’Unione europea.
Nel mirino gli aiuti europei
L’indagine condotta dalle autorità cinesi si è concentrata sulla presunta esistenza di sussidi governativi che avrebbero permesso ai produttori europei di esportare a prezzi artificialmente bassi, causando un danno all’industria lattiera locale. Sotto la lente di ingrandimento sono finiti gli aiuti previsti dalla Politica Agricola Comune (PAC), che Pechino considera distorsivi nonostante siano conformi alle regole internazionali dell’Organizzazione Mondiale del Commercio. I prodotti interessati dalla misura sono numerosi e includono eccellenze italiane come il gorgonzola, oltre a formaggi freschi, cagliata e formaggi fusi di vario tipo.
Come funziona
Tecnicamente, il provvedimento obbliga gli importatori a versare alla dogana cinese un deposito provvisorio calcolato come percentuale del valore della merce. Questo meccanismo, noto come dazio compensativo, simula una tassa aggiuntiva sul valore imponibile doganale dei prodotti. La Commissione europea ha prontamente contestato la legittimità di tale azione, definendola ingiustificata e priva di prove sufficienti, e ha ricorso all’OMC per tutelare il sistema di aiuti agricoli dell’Unione.
Le cifre
Le tariffe doganali annunciate oscillano tra un minimo del 21,9% e un massimo del 42,7%, con una media che, per la maggior parte delle aziende, si attesta intorno al 30%. Tra le imprese italiane, Sterilgarda Alimenti S.p.A. ha l’aliquota inferiore, al 21,9%, mentre giganti del settore come FrieslandCampina dovranno affrontare dazi fino al 42,7%. Questa stretta arriva in un momento di particolare vigore per l’export italiano in Cina, che quest’anno ha registrato un incremento del 34% in quantità e del 12% in valore. Il valore totale delle importazioni cinesi di prodotti lattiero-caseari soggetti a indagine è stato di circa 589 milioni di dollari nell’ultimo anno. Dal lato cinese, la misura è vista con favore dai produttori locali che stanno affrontando un calo dei consumi interni dovuto al declino demografico e a un eccesso di produzione di latte che ha fatto crollare i prezzi nazionali. Le autorità di Pechino hanno persino esortato i propri allevatori a ridurre il numero di capi meno produttivi per equilibrare il mercato interno. Questo scenario suggerisce che i dazi siano uno strumento per proteggere un’industria nazionale in difficoltà, utilizzando la disputa sui veicoli elettrici come leva politica.
La reazione delle associazioni italiane
Confagricoltura giudica inaccettabili e incomprensibili i dazi provvisori antidumping che la Cina ha annunciato sull’export di prodotti lattiero-caseari europei e accoglie positivamente la decisione della Commissione europea di presentare un ricorso formale all’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) contestando la legittimità dell’azione cinese e riaffermando la conformità alle regole internazionali del sistema europeo di aiuti. Coldiretti conferma che le vendite di formaggi italiani in Cina hanno raggiunto nel 2024 un valore di 71 milioni di euro, con un aumento del 207% rispetto al 2020, evidenziando le potenzialità del mercato cinese, che non è autosufficiente dal punto di vista del lattiero caseario
Le conseguenze
Se le barriere all’export verso la Cina dovessero stabilizzarsi, una quantità significativa di latte e derivati rimarrebbe confinata all’interno dei confini europei, con una potenziale riduzione dei prezzi alla stalla e una compressione dei margini di profitto per le aziende.
È fondamentale che l’Unione Europea mantenga una linea ferma nella difesa della Politica Agricola Comune e garantisca un budget adeguato, per preservare l’autonomia del settore primario.
Non solo giochi di potere
Gli allevatori devono essere consapevoli che queste dinamiche geopolitiche, pur sembrando distanti dalla gestione quotidiana della stalla, hanno un impatto diretto sulla sostenibilità economica dell’intera filiera. La sfida futura sarà quella di diversificare ulteriormente i mercati di sbocco per ridurre la dipendenza da singole potenze commerciali, come la Cina o gli USA, mentre si attende l’esito dei ricorsi internazionali che potrebbero portare a una revisione o alla cancellazione dei dazi, come già accaduto in passato per altri prodotti agricoli.



















































































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