È possibile un’Europa senza PAC?

Uno studio del JRC analizza tre scenari ipotetici sulla Politica Agricola Comune del futuro. Una simulazione lucida per arricchire il dibattito

pac modelli
27 Ottobre, 2025

All’alba dell’annuncio da parte della Commissione europea di maggiori dettagli sulla Politica Agricola Comune (PAC) post 2027, futura 2028-2034, più mirata alle principali priorità ambientali e climatiche, DG AGRI, in collaborazione con il JRC (Joint Research Center) propone l’analisi Scenar 2040. Si tratta di una simulazione che compara lucidamente tre casi ipotetici, ma probabili, nella gestione della PAC futura.

L’attuale proposta di futuro della PAC

Tra i dettagli forniti a riguardo dalla Commissione europea, gli agricoltori che vorranno ricevere i pagamenti della PAC dovranno rispettare gli standard ambientali, di benessere degli animali e di diritti sociali. Tuttavia, le aziende agricole più piccole e biologiche saranno soggette a minori obblighi. La proposta include anche una nuova serie di azioni agroambientali e climatiche (AECA), che uniscono gli impegni ambientali esistenti in un unico quadro, con l’obiettivo di premiare gli agricoltori per i loro sforzi. Si premiano le transizioni verdi, l’allevamento estensivo e l’agricoltura biologica. Con il prossimo ciclo della PAC, l’UE intende allineare più che mai la politica agricola agli obiettivi climatici. La proposta della Commissione garantisce che l’agricoltura rimanga economicamente sostenibile e rispettosa dell’ambiente, mantenendo gli agricoltori al centro della transizione verde del continente.

L’analisi Scenar 2040

L’analisi simulativa proposta da DG AGRI e JRC sulle possibili PAC del futuro parte dalle fondamenta delle prospettive agricole dell’UE per il 2023 e dall’attuale struttura dei piani strategici della PAC per esaminare i cambiamenti nel sostegno dei diversi scenari. Non si tratta di proposte ufficiali per il post-PAC 2027, bensì di ragionamenti critici con lo scopo di arricchire il dibattito sulla PAC. All’interno del documento si trattano tre casi ipotetici che delineano scenari plausibili della politica agricola comune, partendo da un livello di riferimento che mantiene l’attuale struttura dei Piani Strategici della PAC. Nel primo scenario, il sostegno è indirizzato verso misure volte a migliorare la produttività e la competitività. Il secondo scenario sposta il sostegno verso interventi maggiormente incentrati sull’ambiente e sul clima. Il terzo scenario simula l’eliminazione dell’intero quadro della PAC.

Il primo scenario: produttività ed efficienza

Il primo caso analizzato dallo studio prevede una PAC incentrata sull’aspetto produttivo, dove performance economiche e investimenti sono i due cardini attorno al quale vorticano gli investimenti. Qui le grandi aziende sono le principali beneficiarie, soprattutto quelle con una produzione standard di oltre 500 mila euro. Al contempo vi sarebbe un aumento della produzione con conseguente abbassamento dei prezzi per i consumatori, e un aumento del saldo commerciale europeo del 4,1%. Lato ambientale si configurerebbe un lieve aumento delle emissioni di gas serra UE e dell’eccesso di azoto a causa della maggiore produzione. L’effetto netto globale, tuttavia, è una riduzione delle emissioni globali di 9 MtCO2e poiché la produzione UE, più efficiente in termini di emissioni, sostituisce quella extra-UE meno proficua.

Il secondo scenario: lotta integrale alla crisi climatica

Lo scenario “Ambiente e clima” dà priorità al sostegno della PAC alla neutralità climatica e alla sostenibilità ambientale, incentrandosi nella sfida alla crisi climatica, con obblighi di conformità più rigorosi. In questo caso si prevede un aumento della spesa pubblica totale dell’11% a causa dello spostamento dei pagamenti verso gli interventi del secondo pilastro (sviluppo rurale) che richiedono un cofinanziamento più elevato. Gli sforzi nella riduzione dell’impatto della produzione alimentare porterebbero a una riduzione delle rese e un lieve aumento dei prezzi per il consumatore. In questo scenario sono le aziende medio-grandi, in particolare di latte e carne, a subire le flessioni maggiori. Infatti, un approccio ambientale alla produzione porta a spazi più ampi per singolo animale allevato. Il saldo commerciale dell’Europa, perciò, peggiorerebbe, ma si creerebbero più posti di lavoro data la riduzione dello sforzo intensivo e improntato sull’efficienza. Data la ricalibrazione delle rese vi sarebbe un rilocalizzazione delle emissioni, che si sposterebbero extra-UE. L’Europa produrrebbe meno gas serra e azoto ma nel resto del mondo queste emissioni aumenterebbero vertiginosamente. Si spronerebbe tuttavia una maggiore biodiversità culturale e selvatica, grazie all’estensivizzazione, all’interno dell’UE, la quale a sua volta è fonte di innalzamento del PIL.

NoCAP

L’ultima eventualità è l’abolizione della PAC per come la conosciamo oggi, eliminando i pagamenti, le norme ambientali e i sussidi tutti. Questa, pur non essendo un’idea politica praticabile nel concreto da parte dell’UE, mette in luce le caratteristiche fondamentali di questa forma di sostegno. Nello scenario abolizionista le realtà più in crisi sarebbero le piccole-medie imprese, o in generale le aziende che fatturano meno di 50 mila euro, con una flessione del 21% in media, con conseguente rischio di chiusura delle attività. Ma le conseguenze non fiaccherebbero solo i fianchi delle imprese. Infatti, la produzione agricola stessa, nella comunità europea, ne risentirebbe non poco. La simulazione prevede una riduzione del comparto vegetale, con un calo del 5% tra cereali, semi oleosi, frutta e verdura, e di proteine animali come la carne, che ad esempio subirebbe una flessione del 7%, fino al 13% nel caso di carni da ruminanti. Sparirebbero 4 milioni di ettari di superficie agricola utilizzata. Inoltre, la mancata produzione interna porterebbe a un maggior e dipendenza dall’importazione e un calo dell’export, con conseguente aumento dei prezzi delle derrate alimentari.

Cosa accadrebbe senza politica agricola

Senza PAC quasi 250 mila lavoratori del settore rimarrebbero senza occupazione, con conseguenze più evidenti nei paesi dell’Est Europa, che ricevono maggiori trasferimenti netti rispetto al loro PIL. Se l’impatto ambientale europeo vedrebbe un calo per via della minor produzione (-3%), la situazione globale non rimarrebbe invariata, con un aumento della produzione per compensare il calo dell’UE provocando anche in questo caso un significativo “emission leakage” risultando in un aumento netto globale delle emissioni di 8,2 MtCO2e (CO2equivalenti).

Nel complesso, da un punto di vista socioeconomico, lo scenario NoCAP sottolinea il ruolo redistributivo della PAC tra gli Stati membri e i loro territori. Nella simulazione gli Stati membri che ricevono trasferimenti netti della PAC più elevati rispetto al loro PIL sono quelli più negativamente colpiti. Al contrario, alcuni Stati membri con contributi netti alla PAC, prevalentemente Stati membri dell’UE occidentale, potrebbero registrare lievi variazioni positive del PIL.

Tirando le somme

Lo studio mette in chiaro il ruolo fondamentale della PAC allo stato attuale. Il rapporto consiglia una visione politica sfumata, che tenga conto dei trade-off delle due forme di allocazione economica, negli scenari in cui è portata avanti. Da una politica agricola moderna e puntuale si richiede la garanzia che gli strumenti adoperati non solo siano efficaci nel raggiungimento degli obiettivi dichiarati a livello dell’UE, ma che tengano conto anche dei diversi contesti e condizioni nazionali e regionali degli Stati Membri e considerino le implicazioni più ampie a livello globale. Un aspetto quantomai fondamentale, come dimostrato dalla rilocalizzazione delle emissioni.

Una pac sempre più verde

Le informazioni preliminari sulla nuova PAC introducono sforzi per sostenere la transizione verso quattro specifici sistemi agricoli, che sono stati ben definiti nel piano: agricoltura biologica, agricoltura rigenerativa, estensivazione dei sistemi di allevamento (in alcune aree mirate) e agricoltura a basso input. L’obiettivo, come si augura l’analisi del JRC/DG AGRI, è che si analizzino criticamente i vari pro e contro dei due modelli produttivi, così da trovare una via di mezzo funzionale, che possa portare a una PAC efficiente, senza venire meno agli obiettivi climatici, sociali e di benessere animale.

Fonte: JRC

 Autore: Gabriele Scrofani

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