Filiera alimentare europea 2025: ecco i numeri e le tendenze della produzione primaria

Dai campi alle stalle, l’ultimo report di Eurostat racconta un'agricoltura in trasformazione: aziende più grandi, allevamenti in evoluzione, giovani agricoltori rari e un’attenzione crescente alla sostenibilità e al benessere animale

16 Dicembre, 2025

E’ stata pubblicata ledizione 2025 di “Key Figures on the European food chain, un report di Eurostat che raccoglie tutti i dati essenziali sulla filiera alimentare, dalla produzione agricola primaria al consumo. Considerando la quantità di informazioni che vengono messe a disposizione, in questo articolo abbiamo deciso di concentrarci sulla prima parte del documento, ovvero quella dedicata alla produzione primaria.

Il lavoro raccoglie, infatti, un’ampia gamma di statistiche ufficiali di Eurostat per descrivere come il cibo viene prodotto, trasformato, scambiato e consumato nell’Unione europea. I dati offrono elementi utili per il dibattito su temi chiave come l’inflazione alimentare, la sicurezza e la sostenibilità del sistema alimentare.

Nello specifico, il documento è strutturato in tre parti principali:

  1. la prima analizza la produzione primaria in agricoltura e pesca e la trasformazione di alimenti e bevande;
  2. la seconda è dedicata alla distribuzione, includendo commercio internazionale, trasporti e canali distributivi, mostrando come il cibo arriva ai supermercati, ai negozi, alla ristorazione e ad altri punti vendita.
  3. La terza parte riguarda il consumo e l’ambiente, con un focus sulle abitudini alimentari e sull’impatto ambientale della filiera alimentare.

La pubblicazione si inserisce nel quadro della “Visione dell’UE per l’agricoltura e l’alimentazione”, che mira a costruire un sistema alimentare sostenibile, tutelare la biodiversità, garantire i redditi agricoli e rafforzare la stabilità della filiera, in linea con l’obiettivo della neutralità climatica. Tra le priorità figurano il rafforzamento del ruolo degli agricoltori nella catena del valore, la promozione di pratiche agricole sostenibili, il coinvolgimento dei consumatori in scelte alimentari equilibrate e rispettose dell’ambiente, il ricambio generazionale, la parità di genere, l’accesso alla conoscenza e la resilienza del sistema alimentare di fronte a crisi climatiche, di mercato o sistemiche. La Politica agricola comune svolge un ruolo centrale nel sostenere questi obiettivi, favorendo pratiche più verdi, tutelando il reddito degli agricoltori, garantendo la sicurezza degli approvvigionamenti alimentari e contribuendo alle relazioni commerciali dell’UE nel rispetto di elevati standard di qualità e sicurezza.

Aziende agricole: distribuzione e dimensione in UE

Le statistiche strutturali su aziende agricole e superfici derivano dall’ultimo censimento agricolo svolto nel 2020 e mettono in luce un processo di progressiva riduzione delle piccole realtà a favore di quelle molto grandi. I principali dati raccolti in quel periodo hanno evidenziato:

  • utilizzo del 38,4% del territorio totale UE per agricoltura (157,4 milioni di ettari), con quote variabili tra i singoli Paesi membri (valori molto bassi in Svezia e Finlandia e molto elevati in Irlanda, Lussemburgo, Paesi Bassi, Ungheria, Romania e Danimarca).
  • Numero di aziende agricole presenti 9,1 milioni, 25% in meno rispetto al 2010.
  • Dimensione media 17,4 ettari, ma quasi due terzi delle aziende avevano meno di 5 ettari. Le aziende molto grandi (oltre 100 ettari), pur rappresentando solo il 3,6% del totale, coltivavano oltre la metà della superficie agricola.
  • Le coltivazioni principali sono rappresentate da seminativi (62,3%), seguiti da prati permanenti (30,5%) e colture permanenti come frutteti e oliveti (7,1%).
  • Nel 2020, le aziende zootecniche specializzate costituivano il 21,6% delle aziende agricole nell’UE. La produzione lattiero-casearia era la più comune (5,1%), seguita dall’allevamento di bovini (4,3%), pollame (3,9%) e ovini, caprini e altri animali da pascolo (3,6%). Le aziende agricole miste, che combinano coltivazioni e allevamento o diverse tipologie di produzione, rappresentavano il 19,3% del totale.
  • In questo contesto, le aziende agricole biologiche dell’UE erano mediamente più grandi e strutturate rispetto a quelle non biologiche. Pur rappresentando solo il 2,7% del numero totale di aziende, occupavano il 6,8% della superficie agricola utilizzata, con una dimensione media più elevata, una maggiore produzione standard, più bestiame e un impiego di manodopera superiore rispetto alle aziende convenzionali.

Occupazione agricola

Nel 2020, il 32,6% dei conduttori agricoli nell’UE aveva 65 anni o più, soprattutto su aziende piccole o medie, mentre solo il 12,2% aveva meno di 40 anni. Gli uomini rappresentavano il 62,2% dei conduttori over 65 e il 73,5% di quelli under 40. I nuovi conduttori (insediati negli ultimi 3 anni) erano l’8,8% delle 9,1 milioni di aziende agricole, per lo più over 40 (58,9%). In Grecia, Portogallo, Slovenia e Spagna oltre il 70% dei nuovi conduttori aveva più di 40 anni, mentre in alcuni Paesi, come Polonia, Finlandia e Austria, prevalevano conduttori più giovani.

Nel 2023, l’occupazione nel settore agricolo (inclusa caccia e servizi correlati) era di 8,4 milioni di persone, in calo rispetto al 2013, con la quota sul totale dell’occupazione scesa dal 5,2% al 3,9%. La riduzione è dovuta in gran parte all’uso di tecnologie che risparmiano lavoro, come meccanizzazione e automazione. Tra il 2013 e il 2023 la quota di occupazione agricola è diminuita in tutti i Paesi UE, con il calo maggiore in Romania (-8,9 punti percentuali, dal 29,6%).

La forza lavoro agricola dell’UE si distingue per orari più lunghi, livelli di istruzione più bassi e maggiori rischi. Nel 2024, gli agricoltori lavoravano in media 40,6 ore a settimana (contro 35,5 nell’economia totale), con il 22% che superava le 49 ore settimanali. Il 34,7% aveva istruzione al massimo secondaria inferiore, mentre solo il 13,8% possedeva un titolo terziario; l’overqualification (ovvero lavorare in mansioni inferiori al proprio titolo) riguardava il 77,9%, più di tre volte la media complessiva. La maggioranza era autonomo (53,7%) e il 9,4% lavorava come familiare non retribuito. Il lavoro agricolo è anche più rischioso: nel 2022 gli incidenti mortali erano 4,2 per 100.000 lavoratori, 2,5 volte la media dei settori economici.

Produzioni agricole in UE

La visione dell’UE per l’agricoltura e l’alimentazione punta a un sistema alimentare più sostenibile e resiliente, avvicinando i consumatori ai prodotti tramite scelte sostenibili e attente al benessere animale.

Nel 2024, condizioni meteorologiche estreme hanno creato difficoltà: siccità prolungate in Europa centrale e sud-orientale, forti piogge in quella occidentale e settentrionale e sulla Penisola Iberica. Questo ha ridotto la resa e le superfici coltivate a cereali del 2,9%, causando un calo del 5,1% della produzione cerealicola UE, pari a 257,7 milioni di tonnellate, 50,2 milioni in meno rispetto al record del 2014.

Le principali colture dell’UE nel 2024 includevano: barbabietola da zucchero (121,6 milioni di t), frumento comune e farro (111,6 milioni di t), ortaggi freschi (63,5 milioni di t), mais e miscuglio di pannocchie (58,9 milioni di t), patate (50,8 milioni di t) e orzo (49,0 milioni di t).

Gli allevamenti  

Nel 2024, la popolazione di bestiame nell’UE comprendeva 132 milioni di suini, 72 milioni di bovini (compresi bovini da carne e bufali), e 67 milioni di ovini e caprini. Tra il 2009 e il 2024, il numero di capi di bestiame è diminuito del 12,2%, passando da 309 milioni a 271 milioni. La popolazione di capre è quella che ha subito il calo maggiore (-18,1%), mentre quella dei bovini è stata la meno influenzata (-10%). I prezzi di bovini e pollame sono cresciuti fortemente nel 2021 e soprattutto nel 2022, per poi rallentare o diminuire. Al contrario, i prezzi di ovini e caprini sono aumentati in modo relativamente costante tra il 2020 e il 2024. Nel 2024, i prezzi annui sono stati: +11,4% per ovini e caprini, +3,9% per bovini, mentre pollame e suini hanno registrato cali rispettivamente del 5,3% e del 7,4%.

La carne

Nel settore zootecnico, le produzioni di carne bovina, carne ovina e caprina sono diminuite negli ultimi anni. La produzione di carne bovina nell’UE è diminuita del 5,1% tra il 2009 e il 2024. La produzione di carne di pecora e capra ha registrato cali più marcati, rispettivamente del 17,2% e del 38,3% nello stesso periodo. Di contro, la carne suina è rimasta la più prodotta nell’UE, rappresentando la metà della produzione di carne totale nel 2024, con 21,1 milioni di tonnellate, sebbene abbia subito un calo del 5,7% nel 2022 e del 6,5% nel 2023. La produzione di carne bovina è stata di 6,6 milioni di tonnellate nel 2024. Analizzando la produzione nei singoli Paesi emerge che:

  • Spagna è il principale produttore di carne suina, con 5,0 milioni di tonnellate (23,5% della produzione UE).
  • Germania segue con il 20,3%.
  • Francia è il principale produttore di carne bovina con 1,3 milioni di tonnellate (19,7% della produzione UE).
  • Francia e Germania contribuiscono in modo significativo anche alla produzione di carne ovina, con la Spagna che detiene il primato (26,6% della produzione di carne ovina dell’UE nel 2024).

Nel periodo tra il 2009 e il 2024, le difficoltà climatiche e le fluttuazioni del mercato hanno avuto un impatto sulle produzioni agricole, con una particolare attenzione alle pratiche sostenibili per migliorare il benessere animale e l’ambiente.

Il latte

Nel 2024, la produzione di latte crudo nelle aziende agricole dell’UE è stata stimata in 161,8 milioni di tonnellate, in leggero aumento (+0,6%) rispetto all’anno precedente. La maggior parte del latte viene conferita ai primi acquirenti, mentre 11 milioni di tonnellate sono state utilizzate direttamente in azienda per autoconsumo, vendita diretta, alimentazione animale o trasformazione interna.

Delle 150,8 milioni di tonnellate consegnate, 146,5 milioni provengono da bovini; il resto da ovini, caprini e bufale. I principali prodotti lattiero-caseari europei includono latte alimentare, siero di latte (usato anche come mangime), burro e formaggi.

Nel 2024, la Germania è stata il principale produttore europeo, con 14,4 milioni di tonnellate di siero di latte (27% del totale UE), 4,1 milioni di latte da bere (19%), 2,4 milioni di tonnellate di formaggio (23%) e 401.000 tonnellate di burro (21%). Altri grandi produttori di formaggio sono stati Francia (1,9 milioni di tonnellate; 18%), Italia (1,4 milioni; 13%), Paesi Bassi e Polonia (1,0 milione ciascuno; 9%).

Il latte proveniente da animali diversi dai bovini è significativo in alcune regioni mediterranee. Spagna, Grecia, Francia e Italia hanno prodotto oltre l’80% del latte non bovino conferito. La Grecia ha fornito 731.000 tonnellate di latte ovino (33% del totale UE), seguita dalla Spagna con 622.000 tonnellate (28%). I principali produttori di latte di capra sono stati Francia (522.000 tonnellate; 29%), Paesi Bassi (459.000 tonnellate; 26%) e Spagna (442.000 tonnellate; 25%). In Italia, le bufale hanno prodotto circa 233.000 tonnellate di latte (98% del totale UE da bufale), principalmente destinate alla produzione di formaggi.

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