Fontina DOP Alpeggio, la stagione entra nel vivo tra tradizione e sfide climatiche
Con l'avvio dell'alpeggio, prende forma una delle produzioni più identitarie della Valle d'Aosta. Tra transumanza, pascoli d'alta quota e adattamento ai cambiamenti climatici, la Fontina DOP Alpeggio continua a rappresentare un modello di sostenibilità, qualità e presidio del territorio

Con l’arrivo dell’estate le mandrie valdostane tornano a risalire la montagna, dando inizio alla stagione dell’alpeggio, un momento fondamentale per la produzione della Fontina DOP Alpeggio, la versione più esclusiva e rappresentativa della celebre denominazione. Riconosciuta come Denominazione di Origine Protetta dal 1996, la Fontina DOP continua a essere uno dei simboli del patrimonio lattiero-caseario italiano, con una produzione complessiva di circa 400.000 forme all’anno, delle quali poco meno di 70.000 realizzate esclusivamente negli alpeggi valdostani.
Un formaggio che nasce interamente in quota
La Fontina DOP Alpeggio rappresenta circa il 15% della produzione totale ed è ottenuta in circa 125 alpeggi situati tra i 2.000 e i 2.700 metri di altitudine. Qui il latte viene munto e trasformato direttamente in quota, nel giro di poche ore, senza trasporti intermedi.
Il latte è rigorosamente crudo e conserva integralmente le caratteristiche del territorio in cui viene prodotto. Ogni forma riflette le peculiarità dei pascoli alpini, della stagione e dell’altitudine, dando origine a un profilo aromatico unico che evolve durante la stagionatura.
L’alpeggio si adatta ai cambiamenti climatici
La campagna 2026 è iniziata in un contesto caratterizzato da temperature elevate e precipitazioni inferiori alla media, condizioni che stanno mettendo alla prova anche gli allevamenti di montagna. L’alpeggio, tuttavia, si conferma un sistema particolarmente resiliente.
La gestione delle mandrie segue infatti l’evoluzione dei pascoli: quando il caldo accelera la maturazione dell’erba alle quote inferiori, gli animali vengono trasferiti più rapidamente verso le aree più elevate o sui versanti meglio esposti. Questa mobilità, scandita dai tradizionali tramuti, permette di garantire sia il benessere animale sia una produzione lattiera di elevata qualità.
Nonostante la scarsità di piogge, la disponibilità di acqua assicurata da torrenti alpini e bacini alimentati dai ghiacciai consente, almeno per il momento, di affrontare positivamente la stagione.
Un patrimonio per il territorio
Oltre al valore produttivo, l’alpeggio svolge un ruolo essenziale nella conservazione del paesaggio alpino. Il pascolamento contribuisce infatti al mantenimento dei versanti montani, contrasta l’abbandono delle aree interne e favorisce la tutela della biodiversità.
Anche sotto il profilo sensoriale ogni annata racconta una storia diversa. Accanto ai tradizionali aromi di latte, burro e panna, la Fontina DOP Alpeggio sviluppa sfumature erbacee, floreali, di frutta secca, legno e sottobosco che variano in funzione dell’alpeggio e dell’andamento climatico.
La stagione produttiva dura mediamente 120 giorni e le prime forme di Fontina DOP Alpeggio, dopo il periodo minimo di stagionatura di 80 giorni, saranno disponibili tra la fine di agosto e l’inizio di settembre.
Come sottolinea Fulvio Blanchet, direttore del Consorzio Produttori e Tutela della DOP Fontina, si tratta di una produzione quantitativamente limitata ma di grande valore identitario, capace di coniugare tradizione, sostenibilità e capacità di adattamento in un contesto climatico sempre più complesso.
Fonte: Consorzio Produttori e Tutela della DOP Fontina.

















































































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