I tramut valdostani, la tappa intermedia verso l’alpeggio

Fra pascoli di mezza quota, adattamento della mandria e profili aromatici del latte, in Valle d’Aosta sopravvive un sistema stagionale che accompagna la salita agli alpeggi e l’inizio della produzione casearia estiva

Alpeggio_nei_tramut
29 Maggio, 2026

Fra poche settimane, a ridosso dell’estate, inizieranno le monticazioni verso gli alpeggi in gran parte dell’arco alpino italiano, dalla Valle d’Aosta fino al Trentino-Alto Adige, passando per Piemonte, Lombardia, Veneto e alcune zone appenniniche. Le mandrie lasceranno le stalle di fondovalle per raggiungere i pascoli estivi di quota, seguendo una pratica secolare che continua ancora oggi a scandire i tempi  della produzione casearia d’alpeggio.

In Valle d’Aosta, la salita agli alpeggi ha però una particolarità: i tramut, pascoli di mezza montagna dove gli animali vengono trasferiti in primavera, prima della monticazione definitiva verso quote più alte. Un sistema ancora diffuso soprattutto nelle aziende che mantengono una gestione tradizionale della mandria e che lavorano latte destinato alla produzione di Fontina DOP.

La parola “tramut” deriva dal francoprovenzale valdostano “tramoué” o “tramou”, verbo che significa trasferire, spostare, cambiare luogo, nel lessico rurale valdostano il termine per estensione indica anche il luogo stesso dove avviene questa sosta intermedia.

I tramut si collocano generalmente tra il fondovalle e gli alpeggi estivi, in aree dove l’erba è disponibile in anticipo rispetto alle quote superiori. Qui gli animali restano alcune settimane, adattandosi gradualmente al pascolo dopo il periodo invernale trascorso in stalla. La permanenza varia in funzione dell’andamento climatico e della crescita vegetativa, aspetti che in montagna continuano a determinare tempi e organizzazione del lavoro.

Dal punto di vista zootecnico il tramut è una tappa intermedia e consente di evitare cambiamenti troppo rapidi nell’alimentazione e nella gestione della mandria. L’introduzione progressiva dell’erba fresca riduce lo stress metabolico e accompagna gli animali verso produzioni estive caratterizzate da composizioni del latte differenti rispetto al periodo invernale.

La permanenza nei tramut coincide anche con l’inizio della produzione di montagna della Fontina DOP. Il passaggio graduale dal fieno invernale all’erba fresca modifica progressivamente composizione e aromaticità del latte, accompagnando le lavorazioni verso le produzioni estive d’alpeggio. In Valle d’Aosta il legame tra montagna, pascolo e Fontina resta ancora oggi estremamente diretto, tanto che molte aziende distinguono chiaramente le produzioni di fondovalle da quelle realizzate durante la stagione di pascolo.

Quella dei tramut non è però una peculiarità esclusivamente valdostana. Forme simili di passaggio intermedio esistono anche in altre aree montane. In Piemonte, soprattutto nelle vallate ossolane e in alcune aree del Cuneese, si parla spesso di “maggenghi”. Il termine deriva dal mese di maggio e indica i pascoli di mezza quota utilizzati in primavera e, talvolta, anche durante la discesa autunnale. Lo stesso termine è molto diffuso anche in Lombardia, in particolare nelle province alpine di Sondrio, Bergamo e Brescia. In Trentino-Alto Adige il sistema è simile, anche se la terminologia varia da valle a valle. Nelle Alpi friulane e venete ci sono gli “stavoli”, piccoli nuclei rurali stagionali utilizzati durante il trasferimento del bestiame e per le prime fasi di pascolamento. Anche nell’Appennino si trovano pratiche simili, soprattutto nelle aree della transumanza storica tra Abruzzo, Molise e Lazio, dove però gli spostamenti non avvengono in base all’altitudine, ma sono legati a direttrici di transumanze storiche.

Quello che maggiormente caratterizza la Valle d’Aosta è che i tramut sono parte integrante della cultura locale e il termine viene utilizzato abitualmente anche al di fuori dell’ambito zootecnico per indicare piccole stalle, baite e locali di lavorazione casearia che tornano attivi in primavera, seguendo l’andamento climatico e la crescita dei pascoli.

Proprio la loro collocazione a quote intermedie, spesso raggiungibili attraverso sentieri semplici e accessibili, li ha mantenuti nel tempo strettamente legati alla vita quotidiana della Valle. Non soltanto luoghi di lavoro stagionale, ma elementi riconoscibili del paesaggio rurale valdostano, ancora oggi parte del tessuto culturale e agricolo del territorio.

Autore: Roberta Terrigno

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