Italia–USA: nuovi scenari per l’agroalimentare dopo l’incontro tra i due Ministri dell’agricoltura

Dopo l’accordo USA–UK su carne e bioetanolo, l’Italia entra nel mirino dell’agenda commerciale americana. Ma questa volta il dialogo parte da Roma

OGM-campo
3 Giugno, 2025

A meno di un mese dalla firma del controverso accordo commerciale tra Stati Uniti e Regno Unito, che ha aperto le porte del mercato britannico a carne bovina ed etanolo americano, l’asse agricolo transatlantico si arricchisce di un nuovo capitolo, l’Italia è stata la prima tappa ufficiale europea della Segretaria all’Agricoltura USA, Brooke Leslie Rollins.

L’incontro bilaterale con il Ministro Francesco Lollobrigida, avvenuto il 2 giugno presso il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, è stato definito “strategico” da entrambe le parti. Un incontro che, almeno nei toni ufficiali, ha puntato i riflettori sulle opportunità, più che sulle frizioni.

Un dialogo nel segno della cooperazione (per ora)

Secondo il comunicato diffuso dal MASAF, al centro del confronto vi è stato l’interscambio agroalimentare, cresciuto fino a superare nel 2024 gli 8 miliardi di euro. L’Italia si conferma il terzo fornitore di prodotti agroalimentari degli Stati Uniti, trainata da settori d’eccellenza come vino, olio d’oliva, pasta e formaggi. A dimostrazione che le relazioni economiche tra i due Paesi nel settore agricolo sono tutt’altro che marginali.

Una delle novità emerse dal vertice è l’apertura di un tavolo tecnico bilaterale, con l’obiettivo di favorire l’incontro tra operatori italiani e americani. Un focus particolare sarà dedicato alla soia, materia prima di cui gli USA sono grandi esportatori e che l’Italia importa in misura significativa per l’alimentazione zootecnica.

Il Ministro Lollobrigida ha parlato di “valori comuni” e di un rapporto da rafforzare per rispondere alle sfide globali. La Segretaria Rollins ha ricambiato con parole concilianti, confermando l’Italia come partner prioritario della nuova diplomazia agricola statunitense.

L’ombra dell’accordo USA–UK

Tuttavia, non si può ignorare il contesto nel quale questo incontro si colloca. Lo scorso 13 maggio, proprio su queste pagine, abbiamo riportato le reazioni britanniche all’accordo commerciale firmato da Donald Trump e il governo di Londra, che prevede l’ingresso di 13.000 tonnellate di carne bovina americana e 1,4 miliardi di litri di etanolo esenti da dazi. (Leggi anche Accordo USA–UK su carne bovina e bioetanolo: un precedente che dovrebbe far riflettere anche l’Italia)

In quel caso, la National Farmers Union ha espresso forte preoccupazione per l’impatto su allevatori e produttori britannici, messi in difficoltà da una concorrenza meno vincolata da standard ambientali, sanitari e di benessere animale.

L’USDA, nel suo comunicato sull’accordo con il Regno Unito, aveva chiaramente indicato l’Italia come uno dei prossimi target, criticando le “barriere non tariffarie arbitrarie” che impedirebbero l’accesso ai prodotti agricoli statunitensi. Un linguaggio che faceva presagire un confronto commerciale potenzialmente più acceso di quanto emerso nell’incontro romano.

Italia tra UE e Stati Uniti: una posizione delicata

A differenza del Regno Unito, l’Italia non può muoversi in totale autonomia in ambito commerciale, poiché vincolata dalla politica agricola e commerciale comune dell’Unione Europea. Questo rappresenta un freno – ma anche una protezione – rispetto all’ipotesi di accordi bilaterali asimmetrici.

Tuttavia, resta il rischio che la pressione americana si sposti ora verso Bruxelles, chiedendo un allentamento delle restrizioni su prodotti come carne bovina, bioetanolo e OGM. Anche il riferimento alla soia, apparentemente neutro, potrebbe celare l’interesse degli USA a rimuovere ostacoli all’esportazione di derrate trattate con tecniche vietate in Europa.

La prospettiva di un’apertura indiscriminata verso i prodotti statunitensi, se non governata con attenzione, rischia di mettere in crisi comparti sensibili della nostra agricoltura, come l’allevamento bovino o la filiera dei biocarburanti, già sufficientemente sotto pressione.

Conclusioni: tra dialogo e vigilanza

L’incontro tra Lollobrigida e Rollins è senz’altro un evento significativo, non tanto per le dichiarazioni rilasciate – improntate alla cooperazione – quanto per ciò che lascia intravedere sul piano geopolitico. Gli Stati Uniti stanno ridefinendo le loro alleanze commerciali e, come accaduto con il Regno Unito, l’agricoltura è sempre più spesso la moneta di scambio in trattative che coinvolgono anche energia, difesa e industria.

Per l’Italia, il compito è doppio: da un lato, continuare a valorizzare le eccellenze del Made in Italy, che proprio negli USA trovano uno dei mercati più ricettivi; dall’altro, difendere standard produttivi, ambientali e sanitari che costituiscono il vero valore aggiunto della nostra agricoltura.

Saper coniugare apertura e prudenza sarà la chiave per affrontare i prossimi mesi. E osservare con attenzione le prossime mosse di Washington, a partire dalle future tappe della missione commerciale della Segretaria Rollins, sarà fondamentale per capire che tipo di partita si sta giocando davvero. Non solo commerciale. Anche politica. Anche agricola. Anche nostra.

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