Lattazioni più lunghe: la strategia per ottimizzare fertilità e produzione

Uno studio svedese su 12 allevamenti commerciali rivela che estendere il periodo d’attesa volontaria a 140 giorni nelle bovine di secondo parto migliora la riuscita della prima inseminazione senza penalizzare la resa media giornaliera

bovine ricerca
21 Gennaio, 2026

Estendere il periodo d’attesa volontaria (VWP) a 140 giorni nelle bovine al secondo parto migliora significativamente la fertilità, riducendo il numero di inseminazioni necessarie, senza compromettere la produzione media giornaliera di latte per interparto o per giorno di lattazione.

Gestione della riproduzione nelle stalle ad alta resa

L’aumento costante della capacità produttiva delle bovine moderne ha spinto molti operatori a chiedersi se il tradizionale intervallo tra i parti di 12-12,5 mesi sia ancora l’obiettivo economicamente ottimale per ogni azienda. Nelle mandrie ad alta produzione, la sfida principale è bilanciare il picco di lattazione con la necessità di una nuova gravidanza, spesso gestita con un periodo d’attesa volontario (vwp) standardizzato a circa 50 giorni. Tuttavia, una ricerca pubblicata recentemente sul Journal of Dairy Science suggerisce che un approccio più flessibile potrebbe essere la chiave per migliorare la salute riproduttiva della mandria.

Lo studio svedese

Questo studio, condotto dalla ricercatrice Annica Hansson presso la Swedish University of Agricultural Sciences, ha coinvolto 12 allevamenti svedesi per analizzare gli effetti di una lattazione estesa. La scelta di focalizzarsi su animali al secondo parto non è stata casuale, poiché queste bovine rappresentano una categoria con un potenziale produttivo superiore rispetto alle primipare. Capire se concedere più tempo alla bovina prima della prima inseminazione possa tradursi in vantaggi concreti è diventato prioritario per chi cerca di ottimizzare i costi della stalla. Un tempo di recupero maggiore dopo il parto potrebbe infatti permettere all’animale di superare meglio il bilancio energetico negativo (ben) tipico dell’inizio della lattazione.

La persistenza della lattazione e il ruolo del VWP

Il concetto tecnico fondamentale alla base di questa strategia è il Periodo d’Attesa Volontaria, comunemente noto come VWP, ovvero l’intervallo di tempo prestabilito che intercorre tra il parto e il momento in cui la bovina viene considerata idonea per la prima inseminazione.

Tradizionalmente si teme che allungare questo periodo comporti una perdita economica dovuta a un numero minore di giorni trascorsi nella fase di picco produttivo. In realtà, la fisiologia della bovina moderna mostra una notevole persistenza della curva di lattazione, specialmente se la gravidanza viene posticipata. La gravidanza stessa ha infatti un effetto deprimente sulla produzione quotidiana di latte; ritardando il concepimento, si riesce a mantenere una curva più piatta e alta per un periodo più lungo. Questo fenomeno compensa ampiamente il ritardo nel raggiungimento del picco della lattazione successiva.

Rilevazione calori

Oltre agli aspetti produttivi, la questione riguarda la capacità della bovina di manifestare calori evidenti e di concepire con successo. Spesso, tentare l’inseminazione troppo presto espone l’allevatore a fallimenti dovuti a disordini ovarici o calori silenti legati allo stress metabolico post-parto. Una gestione oculata del VWP agisce dunque come un volano per la stabilità produttiva della mandria nel lungo periodo.

Fertilità potenziata e stabilità produttiva

I numeri emersi dal monitoraggio di 819 bovine dimostrano che la strategia dei 140 giorni di VWP non è affatto penalizzante. Confrontando un gruppo di bovine con VWP a 50 giorni e uno a 140 giorni, i ricercatori hanno osservato che la produzione media giornaliera di latte corretto per l’energia (ECM) è rimasta identica, attestandosi per entrambi i gruppi a circa 40 kg per giorno di lattazione. Nel corso dell’intera lattazione, le bovine con VWP esteso hanno prodotto naturalmente più latte totale, raggiungendo i 14.623 kg contro i 12.881 kg del gruppo convenzionale, a causa della maggiore durata del ciclo.

Piano piano, fertile fertile

Il dato più sorprendente riguarda però la fertilità: la percentuale di gravidanze ottenute alla prima inseminazione è passata dal 43% del gruppo standard al 58% del gruppo con VWP esteso. Questo miglioramento ha comportato una riduzione del numero di inseminazioni necessarie per capo, scendendo da una media di 2,14 a 1,79.

È interessante notare come l’intervallo tra i parti si sia allungato di soli 46 giorni nonostante l’attesa per la prima inseminazione fosse stata posticipata di 60 giorni, proprio grazie alla maggiore efficienza riproduttiva.

Nessuna conseguenza produttiva

Anche la produzione nei primi cento giorni della terza lattazione non ha mostrato differenze significative, confermando che allungare il ciclo precedente non danneggia la carriera futura della bovina. Questi risultati suggeriscono che le bovine ad alta produzione sono perfettamente in grado di sostenere lattazioni più lunghe senza rischi aggiuntivi di riforma o problemi di salute della mammella alla messa in asciutta.

Conclusioni pratiche per una stalla efficiente

In sintesi, la ricerca riportata dimostra in modo solido che estendere il periodo d’attesa volontaria a 140 giorni rappresenta una valida alternativa gestionale per le bovine di secondo parto negli allevamenti ad alta resa. Il vantaggio principale non risiede solo in una produzione di latte più costante, ma soprattutto in un risparmio netto di risorse legate alla riproduzione, come il numero di dosi di seme utilizzate e il tempo dedicato al monitoraggio dei calori e alle routine di inseminazione.

Ridurre le manipolazioni e lo stress riproduttivo nelle fasi critiche migliora il benessere animale complessivo, senza sacrificare la redditività della stalla. Tuttavia, resta fondamentale che l’allevatore valuti la persistenza individuale delle proprie bovine: soggetti con una curva di lattazione poco persistente o con produzioni iniziali scarse potrebbero non essere i candidati ideali per questa tecnica. Il futuro della gestione mandria sembra dunque orientarsi verso strategie personalizzate, dove il VWP può essere regolato in base alle caratteristiche produttive di ogni singolo capo o della specifica realtà aziendale.

Implementare un approccio più flessibile permetterà di trasformare la sfida della fertilità in un’opportunità di crescita e stabilità per l’intero comparto lattiero-caseario.

Image used alone as a linked logo

Da leggere - Luglio 2026

Condividi questa notizia!