Latte lombardo e antibiotici: i dati confermano l’eccellenza della filiera
Un monitoraggio condotto dall’IZSLER evidenzia un tasso di positività ai residui antibiotici nel latte bovino della Lombardia estremamente ridotto, che oscilla tra lo 0,1% e lo 0,07%. L'integrazione di test microbiologici e spettrometria di massa garantisce oggi un’attività di sorveglianza e analisi precisa e costante

L’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia Romagna (IZSLER) ha condotto un monitoraggio capillare sul latte bovino crudo prodotto in Lombardia nel quinquennio 2018-2022. L’indagine è stata realizzata nell’ambito del sistema nazionale di pagamento del latte a qualità, con l’obiettivo di garantire la sicurezza dei consumatori e l’idoneità tecnologica della materia prima. Attraverso l’impiego integrato di test di inibizione microbica e di tecniche avanzate di spettrometria di massa, i ricercatori hanno verificato la conformità del latte ai limiti massimi di residui stabiliti dalla normativa europea.
L’importanza della sorveglianza
La presenza di residui di antibiotici negli alimenti di origine animale è una sfida significativa per la salute pubblica globale, in particolare per il rischio di sviluppo di antibiotico-resistenza e di possibili reazioni allergiche nei consumatori. Oltre agli aspetti sanitari, la contaminazione del latte può interferire negativamente con i processi di trasformazione casearia, inibendo le colture starter essenziali nella produzione di formaggi. In una regione come la Lombardia, che da sola produce circa il 40-41% della produzione totale di latte vaccino in Italia, il mantenimento di elevati standard qualitativi è un requisito imprescindibile per sostenere le numerose produzioni DOP del territorio.
Un approccio ad alta risoluzione
La complessità dei trattamenti farmacologici moderni richiede metodi di analisi capaci di identificare un’ampia varietà di molecole. Per gestire l’elevata mole di campioni quotidiani, il sistema si affida inizialmente a test di screening microbiologici come il Delvotest® SP NT, basato sull’inibizione della crescita del batterio Bacillus stearothermophilus. Sebbene questi test siano estremamente efficaci e rapidi per la rilevazione dei farmaci appartenenti alla famiglia dei beta-lattamici, possono talvolta presentare limiti di sensibilità nei confronti di altre classi di antibiotici o generare risultati incerti. Per ovviare a queste criticità, la ricerca ha integrato l’uso della cromatografia liquida accoppiata alla spettrometria di massa ad alta risoluzione (LC-HRMS), una tecnica sofisticata che permette di confermare la positività e identificare con precisione la specifica molecola contaminante.
Materiali e metodi
Lo studio ha analizzato un volume imponente di dati, per un totale di 408.033 campioni di latte raccolti direttamente dai serbatoi refrigerati delle aziende agricole lombarde. Ogni campione è stato processato entro 48 ore dalla raccolta per garantirne l’integrità analitica. I test di screening hanno inizialmente isolato 364 campioni sospetti, che sono stati successivamente conservati a temperature sotto zero per le analisi di conferma. La tecnica LC-HRMS è stata quindi applicata a un sottogruppo di 79 campioni positivi e 21 con risultato incerto, permettendo la ricerca simultanea di ben 62 diverse sostanze antibiotiche. Questo doppio passaggio metodologico ha conferito al monitoraggio una solidità tale da poter discriminare anche tracce minime di farmaci, ben al di sotto dei limiti di legge.
Risultati
I risultati ottenuti confermano la grande attenzione delle aziende lombarde nel rispetto dei tempi di sospensione dopo i trattamenti veterinari. Il tasso di positività complessivo è risultato estremamente basso, variando dallo 0,11% del 2018 allo 0,07% rilevato nella prima metà del 2022. Tra i campioni confermati mediante spettrometria di massa, la famiglia dei beta-lattamici è risultata la più rappresentata, con la penicillina G come composto più frequente. È stata inoltre riscontrata la presenza di rifaximina in alcuni campioni, un antibiotico spesso utilizzato per il trattamento delle mastiti bovine durante il periodo di asciutta. In alcuni casi isolati, l’analisi ha rivelato la presenza simultanea di più residui nello stesso campione, evidenziando l’importanza di strumenti diagnostici multiclasse capaci di rilevare anche contaminazioni multiple a bassi dosaggi.
Prospettive per una filiera sicura e trasparente
L’integrazione di tecniche di screening rapido e metodi di conferma avanzati si è dimostrata una strategia vincente per garantire l’eccellenza del latte della regione Lombardia. Sebbene i costi e i tempi della spettrometria di massa non ne permettano ancora l’uso sistematico su ogni singolo campione raccolto, il suo impiego come strumento di conferma rimane fondamentale per fornire dati precisi alle autorità competenti. Il costante calo della positività registrato negli anni suggerisce che le politiche europee sull’uso razionale dei medicinali veterinari, unite ai controlli territoriali stringenti, stiano producendo gli effetti sperati. Per il futuro, il mantenimento di questo sistema di sorveglianza integrato sarà cruciale per continuare a contrastare la diffusione dell’antimicrobico-resistenza, per assicurare ai consumatori un prodotto finale di altissimo valore qualitativo e per garantire la sicurezza alimentare.
Fonte: Screening of antibiotic residues in raw bovine milk in Lombardy, Italy: Microbial growth inhibition assay and LC-HRMS technique integration for an accurate monitoring; Heliyon Volume 9, Numero 4, aprile 2023; Elena Butovskaya, Lorenzo Gambi, Alice Giovanetti, Giorgio Fedrizzi; DOI: 10.1016/j.heliyon.2023.e15395

















































































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