L’uso del sistema Beef on Dairy aumenta la longevità delle mandrie da latte?
Uno studio tedesco pubblicato a luglio 2025 sulla rivista Animal rivela che ridurre la produzione di manze adottando il sistema Beef-on-Dairy può aumentare sensibilmente la vita produttiva delle bovine, riducendo l'eventuale eccesso di rimonta che potrebbe portare a riformare animali ancora produttivi

Negli ultimi anni il progresso genetico della longevità nelle Holstein è stato notevole, ma l’aumento fenotipico resta modesto. Questa discrepanza sembra dovuta alla sovrabbondanza di manze da rimonta, che spinge gli allevatori a riformare vacche adulte sane. Analizzando oltre 10.000 mandrie tedesche, si è osservato che un elevato utilizzo di seme da carne (Beef on Dairy) e una minore percentuale di vitelle da latte nate sono associati a una maggiore longevità fenotipica (+147 giorni e +138 giorni rispettivamente). I risultati indicano che molte bovine vengono spesso abbattute prematuramente per scelte gestionali, più che per problemi sanitari o produttivi.
Introduzione
La longevità nei bovini da latte è definita come l’intervallo di tempo tra il primo parto e la riforma, e rappresenta una caratteristica fondamentale non solo per l’economia aziendale, ma anche da un punto di vista etico, sociale e ambientale. Nella razza Holstein tedesca, essa ha assunto un ruolo crescente negli indici genetici nazionali, come l’RZG e il RZ€, dove oggi rappresenta il 18% del merito genetico totale, al pari delle caratteristiche sanitarie. Questo riflette un cambiamento sostanziale nella selezione genetica, sempre più orientata verso bovine robuste, longeve e funzionali, a discapito del tradizionale focus sulla sola produzione.
Nonostante il forte progresso genetico registrato per la longevità nelle Holstein, l’aumento reale osservabile sul campo (fenotipico) risulta solo moderato, come dimostrato da diversi studi in Germania, nei Paesi nordici e negli Stati Uniti. Una delle spiegazioni più accreditate di questa discrepanza risiede nella gestione della rimonta. Fino a pochi anni fa, gli allevatori inseminavano prevalentemente con seme convenzionale e allevavano tutte le vitelle per destinarle alla sostituzione, anche grazie alla diminuzione delle perdite in giovane età e alla maggiore robustezza delle bovine.
Questo ha però determinato un eccesso di manze da rimonta, superiore al fabbisogno effettivo per mantenere stabile la mandria. Tale sovrapproduzione ha generato quella che viene definita “pressione delle manze”, ovvero una condizione in cui la disponibilità abbondante di giovani animali spinge gli allevatori a riformare anticipatamente vacche ancora produttive, per fare spazio alle manze. In questo contesto, non è raro osservare tassi di rimonta annui del 30-40%, ben superiori a quanto richiesto in mandrie efficienti.
Un recente cambiamento nella gestione riproduttiva è rappresentato dall’adozione crescente del Beef-on-Dairy (BoD), cioè l’utilizzo di seme da carne sulle vacche da latte. Nel 2022, circa il 23% delle inseminazioni su femmine Holstein in Germania è stato effettuato con seme da carne. Questo approccio consente di produrre vitelli incrociati con migliori caratteristiche da ingrasso e maggior valore di mercato, ma al contempo riduce il numero di vitelle di razza pura disponibili per la rimonta.
In base all’ipotesi della “pressione delle manze”, una riduzione programmata della produzione di manze, tramite BoD o altre strategie, dovrebbe diminuire la necessità di riforme precoci, favorendo una maggiore longevità delle bovine. Tuttavia, nonostante l’interesse crescente per questo tema, mancano studi su larga scala che abbiano analizzato questa relazione a livello di popolazione.
L’obiettivo principale di uno studio pubblicato su Animal a giugno 2025 è proprio questo: analizzare il legame tra percentuale di vitelle da latte di razza pura e longevità media delle vacche Holstein a livello di mandria, con particolare attenzione all’impatto dell’uso del BoD come leva gestionale per modulare il numero di rimonte disponibili.
Materiali e metodi
Preparazione dei dati
Sono state analizzate le registrazioni della valutazione genetica di routine delle Holstein tedesche (aprile 2024), considerando 2.784.880 parti del 2020 e 2021. Per ciascuna mandria e anno è stata calcolata la percentuale di vitelli BoD, definendo come tali tutti i vitelli nati da tori di razze da carne. Solo le vitelle nate da tori da latte sono state conteggiate come potenziali manze da rimonta, permettendo il calcolo della percentuale di vitelle di razza pura.
Parallelamente, è stata determinata la longevità media per mandria, definita come i giorni tra primo parto e riforma, per le vacche eliminate nel 2022 e 2023. Sono state escluse le eliminazioni per “ulteriore utilizzo come vacche da latte” e considerate solo mandrie con almeno 30 vitelli/anno e 10 riforme. Sono state escluse anche aziende con più del 70% di manze vendute o con percentuale BoD > 75%.
Per ogni mandria sono stati calcolati i valori genetici medi per RZG, RZN, RZM e RZhealth delle vacche riformate, oltre alla produzione media di latte (305 giorni) come indicatore del livello gestionale. La selezione finale ha incluso 19.638 record da 10.627 mandrie, con una dimensione media di 131 vacche e una longevità media di 1.253 giorni.
Analisi statistica dei dati
Per analizzare la relazione tra percentuale di vitelli BoD e percentuale di vitelle di razza pura per mandria, è stato utilizzato un modello lineare, considerando la percentuale di BoD come covariata fissa. Un modello simile ha valutato l’associazione tra longevità media per mandria e due variabili gestionali: (1) uso del BoD e (2) percentuale di vitelle di razza pura.
Le categorie definite sono:
-
BoD: <2% (nessuno), 2–10% (basso), 11–20% (moderato), >20% (alto)
-
Vitelle di razza pura: <40% (bassa), 40–55% (media), >55% (alta)
Poiché livello genetico e produzione media di latte risultavano simili tra categorie, non sono stati inclusi nel modello finale. È stato inoltre tracciato l’andamento dell’uso del BoD dal 2010 e della longevità nel 2023, classificando le mandrie in base alla loro categoria BoD.
Risultati
Beef-on-Dairy e la percentuale di vitelle di razza pura
La classificazione delle mandrie in base alla percentuale di vitelli BoD ha prodotto gruppi equilibrati, con ciascuna delle quattro categorie contenente tra il 22,3% e il 29,0% delle mandrie (Tabella 1). Diversamente, la suddivisione in base alla percentuale di vitelle di razza pura ha evidenziato una distribuzione meno uniforme: il 57,1% delle mandrie rientra nella categoria intermedia (40–55%), mentre solo il 27,5% presenta una percentuale inferiore al 40%.

Tabella 1. Livello genetico medio, livello di produzione medio (resa di latte in kg) e proporzione di mandrie per categoria di utilizzo di carne bovina su latte (BoD) e proporzione di vitelle Holstein di razza pura femmine. 1) Livello genetico medio espresso come valore riproduttivo medio stimato (EBV). Gli EBV sono standardizzati a una media di 100 nella popolazione di base e una deviazione standard di 12. 2) Resa media del latte espressa come resa media di 305 giorni in kg per mandria.
La Figura 1 mostra i risultati della regressione lineare del BoD sulla percentuale di vitelle femmine per allevamento. Si può osservare che entrambi i parametri sono considerevolmente correlati: una percentuale maggiore di BoD è correlata a una percentuale minore di vitelle femmine di razza pura (P < 0,001).
La percentuale di vitelli BoD è aumentata costantemente dal 2014 ( Fig. 2 ). Prima del 2014, la percentuale rimaneva al di sotto del 4%. Dal 2014 in poi, si è osservato un trend costantemente positivo. L’aumento è stato particolarmente pronunciato tra il 2016 e il 2022, superando il 15% nel 2022.

Fig. 1. Proporzione media di vitelle di razza pura (in %) per categoria di utilizzo di Beef-on-Dairy (BoD) per mandria.

Fig. 2. Percentuale di vitelli da carne e da latte (BoD) nati (%) per anno di parto dal 2010 al 2022.
Effetto sulla longevità
La longevità fenotipica differisce tra le categorie di mandrie con proporzioni variabili di BoD. La Fig. 3 mostra che le mandrie con una proporzione maggiore di BoD hanno una longevità media più elevata. La differenza media di longevità tra le categorie con la proporzione più bassa e più alta di BoD è di 147 giorni.
Risultati simili si ottengono per la longevità fenotipica basata sulle proporzioni di vitelle di razza pura. Le mandrie con un eccesso di vitelle di razza pura (> 55%) hanno in media una longevità inferiore di 138 giorni rispetto alle mandrie con una proporzione di vitelle di razza pura inferiore al 40% (Fig. 4).

Fig. 3. Longevità fenotipica media (in giorni) per mandria in base alla categoria di proporzione di utilizzo di Beef-on-Dairy per azienda.

Fig. 4. Longevità fenotipica media (in giorni) per mandria, suddivisa per categoria di proporzione di vitelle di razza pura per allevamento.
Le mandrie che avevano > 20% di vitelli BoD nel 2023 avevano già circa 30-40 giorni di longevità in più dal 2012 in poi rispetto alle mandrie che non utilizzavano BoD (< 2%) nel 2023 (Fig. 5).
La longevità è aumentata nel tempo nelle mandrie di tutte le categorie, ma in modo più marcato per le mandrie con elevato utilizzo di BoD. La differenza tra mandrie con e senza utilizzo di BoD ha continuato a crescere, raggiungendo i 149 giorni tra i gruppi con elevato BoD (> 20%) e senza BoD (< 2%).

Fig. 5. Andamento della longevità media (in giorni) delle vacche Holstein per anno di eliminazione. Le mandrie sono classificate in base alla proporzione di utilizzo di Beef-on-Dairy (BoD) nel 2023.
Conclusioni
La longevità delle vacche non dipende solo da problemi sanitari, ma in larga parte da scelte gestionali, in particolare dalla disponibilità di manze da rimonta. Questo studio mostra che molti abbattimenti sono volontari e non legati a gravi patologie: le vacche spesso sono sane e geneticamente predisposte a vivere più a lungo, ma vengono scartate per motivi economici o per eccesso di rimonta.
L’uso di strategie come il Beef-on-Dairy (BoD) riduce il numero di manze allevate, incentivando una gestione più efficiente e sostenibile della sostituzione. I risultati suggeriscono che questo approccio permette di aumentare la longevità media delle vacche, migliorare il benessere animale, ridurre i costi di allevamento e aumentare la redditività.
Le mandrie con elevato utilizzo di BoD (> 20%) avevano infatti una longevità media superiore di 147 giorni rispetto a quella delle mandrie che non utilizzavano BoD (< 2%). Allo stesso modo, le mandrie con una percentuale inferiore di vitelle da latte avevano una longevità media significativamente più alta: quelle con > 55% di vitelle da latte femmine (quindi, un numero elevato di possibili manze da rimonta) avevano una longevità media di 1.197 giorni, mentre le mandrie con < 40% di vitelle da latte femmine avevano una longevità media di 1.335 giorni.
L’ottimizzazione della strategia riproduttiva, ad esempio con l’uso mirato di seme sessato e da carne, può contribuire ulteriormente a questo obiettivo, rendendo l’allevamento più sostenibile dal punto di vista economico, ambientale e zootecnico.
Tratto da: “Does the use of Beef-on-Dairy lead to increased longevity in dairy herds?“, di L. Hüneke, C. Schmidtmann, S. Rensing, G. Thaller e J. Heise. animal – Volume 19, Issue 7, July 2025, 101571. doi.org/10.1016/j.animal.2025.101571



















































































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