Nuove linee guida sullo STEC. Il comunicato stampa dell’Associazione Casare e Casari
L’Associazione dà voce all’incertezza dei produttori e chiede un confronto con le istituzioni

Come già fatto da altre associazioni di categoria, anche l’Associazione delle Casare e dei Casari di Azienda Agricola interviene sulle nuove linee guida del Ministero della Salute per il controllo dell’Escherichia coli STEC nei formaggi a latte non pastorizzato.
Pubblichiamo anche questo contributo nell’ottica di informare e dare spazio alle diverse voci di un comparto che sta vivendo con preoccupazione questa fase di cambiamento.
Il comunicato dell’Associazione mette in evidenza due aspetti centrali: da un lato la grande incertezza dei produttori, dall’altro la volontà di avviare un confronto con istituzioni e servizi veterinari regionali e nazionali, per arrivare a protocolli condivisi e sostenibili.
Secondo l’Associazione, le nuove linee guida rischiano infatti di avere un impatto significativo su un settore che vive già condizioni di fragilità.
«Ogni forma di formaggio prodotta in azienda rappresenta un atto di tutela del territorio, di gestione sostenibile degli agroecosistemi, di presidio contro lo spopolamento e di salvaguardia di razze autoctone e biodiversità agroalimentare. In molte aree del Paese, il casaro è custode di conoscenze antiche e parte integrante dell’identità culturale e territoriale.
L’Associazione, nata per valorizzare e tutelare il lavoro delle casare e dei casari all’interno delle aziende agricole, rappresenta una rete nazionale di piccoli e medi produttori che ogni giorno trasformano il latte, molti di essi a crudo, in formaggi artigianali, nel pieno rispetto delle tradizioni e della sicurezza alimentare».
L’Associazione offre già da tempo uno sportello tecnico dedicato ai soci per il supporto su tematiche igienico-sanitarie, gestione del rischio microbiologico, autocontrollo e normative vigenti. Questo strumento rappresenta un punto di riferimento concreto per affrontare dubbi, interpretazioni e criticità operative che derivano dall’applicazione di nuove regolamentazioni.
Sul tema STEC, la posizione è netta: «Il rischio zero non esiste in nessuna attività di produzione trasformazione alimentare». L’Associazione mette quindi in guardia dal rischio che misure troppo rigide e non calibrate sui dati possano essere «non solo inefficaci, ma addirittura controproducenti, minando la sostenibilità delle piccole produzioni e alimentando pratiche difensive che non migliorano la sicurezza».
Per questo è stato avviato un percorso di dialogo con istituzioni e servizi veterinari, con l’obiettivo di definire «protocolli attuabili, efficaci e proporzionati, che tutelino sia la salute pubblica sia la sopravvivenza di un settore fondamentale per l’economia rurale e la biodiversità agroalimentare italiana».
Il comunicato si chiude con un appello alla coesione del comparto: «Solo facendo rete possiamo far sentire la nostra voce, sostenere le aziende nei momenti di difficoltà e costruire un futuro più stabile per le produzioni a latte crudo».
L’Associazione invita inoltre tutti i produttori a rivolgersi allo sportello tecnico e a seguire gli aggiornamenti che verranno diffusi in merito all’evoluzione del tavolo di confronto con le istituzioni.

















































































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