PAC 2028–2034: il CREA analizza le ricadute per l’agricoltura italiana

Lo studio del CREA sul Quadro Finanziario Pluriennale 2028–2034 analizza le prime proposte europee e le loro ricadute per il nostro Paese. Al centro del dibattito: la nascita del Fondo Unico, la riforma dei criteri di riparto e il ruolo cruciale del negoziato nazionale

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22 Settembre, 2025

Il futuro delle politiche agricole e di coesione dell’Unione Europea è al centro di un complesso negoziato, e il CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria) ha voluto realizzare una prima analisi delle proposte emerse, esaminandole in un documento denominato:  “Il quadro finanziario pluriennale dell’Unione Europea 2028-2034 e la nuova PAC – Primi elementi di analisi e di posizionamento negoziale “.

Pubblicato ad agosto 2025, lo studio si concentra sulle risorse finanziarie e delinea le sfide e le opportunità per l’Italia, in particolare per la Politica Agricola Comune (PAC). La novità più eclatante è l’istituzione di un Fondo Unico, il National Regional Partnership Fund (NRPF), ispirato al modello del PNRR. Questo fondo accorperà le risorse destinate a PAC, Coesione, Pesca, Migrazione e Sicurezza, che gli Stati membri dovranno gestire tramite un piano nazionale integrato (NRPP). L’obiettivo dichiarato è semplificare, rafforzare la resilienza e ridurre gli oneri amministrativi.

Per la PAC, la proposta prevede una riserva finanziaria minima di 293,7 miliardi di euro a livello UE, destinata al “sostegno al reddito” degli agricoltori. Tuttavia, questa definizione è ampia e include quasi tutti gli interventi attuali, escludendone però alcuni storicamente legati allo sviluppo rurale, come certi investimenti infrastrutturali e per l’agroindustria, che dovranno essere finanziati attingendo dalla quota “indistinta” del fondo.

Una delle maggiori criticità evidenziate dal documento riguarda l’allocazione delle risorse tra gli Stati membri. La metodologia proposta dalla Commissione si basa su un complesso algoritmo con variabili socioeconomiche, geografiche e di settore, tra cui un “Agri-Prosperity index” che sembra penalizzare l’Italia.

Sebbene i dati ufficiali non siano ancora definitivi, le prime stime indicano una riduzione delle risorse complessive per l’Italia di oltre 1 miliardo di euro rispetto al periodo 2021-2027, perdita che potrebbe superare i 3 miliardi considerando anche le componenti della PAC non pre-allocate.

Questa nuova architettura sposta il baricentro del negoziato da Bruxelles alle capitali nazionali. La ripartizione interna delle risorse del fondo unico tra le varie politiche (agricoltura, coesione, ecc.) diventerà una scelta strategica per ogni Stato membro. Per l’agricoltura italiana, sarà cruciale condurre un efficace negoziato interno per massimizzare la propria quota, facendo leva su punti di forza come la maggiore capacità di spesa storica della PAC rispetto ad altre politiche.

Il documento del CREA, definito “vivente” e soggetto ad aggiornamenti, si conclude delineando cinque opzioni negoziali per l’Italia. Queste spaziano dalla richiesta di un aumento del budget complessivo del fondo unico a strategie più mirate, come l’incremento della dotazione minima per la PAC, la modifica dei criteri di riparto delle risorse o la riduzione degli interventi inclusi nel “sostegno al reddito” per liberare fondi per altre misure agricole. Si tratta di percorsi complessi, spesso in potenziale conflitto con gli interessi di altre politiche come la Coesione, che richiederanno un forte coordinamento a livello di governo per tutelare l’interesse nazionale.

Per consultare il documento completo cliccare qui!

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