PAC post-2027, conti e politica al bivio: Strasburgo si prepara alla protesta. A Roma il centrodestra chiede lo stop al “fondo unico”
Il 21 ottobre gli agricoltori europei, guidati da Copa-Cogeca, annunciano un’azione a Strasburgo contro la proposta della Commissione: budget 2028-2034 più flessibile, fondi accorpati e possibile tetto agli aiuti. In Italia, mozione unitaria della maggioranza per difendere la separazione della PAC e respingere i tagli

La partita sulla PAC post-2027 è entrata nella fase politica più calda. Dopo la presentazione, il 16 luglio 2025, del pacchetto con cui la Commissione europea ha messo sul tavolo il nuovo Quadro finanziario pluriennale 2028-2034 e la riforma della Politica agricola comune, la discussione si è rapidamente spostata dalle cifre alla governance: meno compartimenti stagni, più flessibilità tra capitoli, e una ridefinizione degli strumenti che, secondo il mondo agricolo, rischia di diluire la centralità del settore.
La proposta del Quadro Finanziario Pluriennale vale circa 2.000 miliardi di euro in sette anni; per l’agricoltura Bruxelles indica un perimetro di circa 300 miliardi all’interno di un contenitore più ampio, con risorse “protette” ma inserite in un disegno che accorpa programmi oggi distinti. Una scelta che ha scatenato reazioni nel merito e nel metodo.
Il dilemma del fondo unico
Il nodo politico è il “fondo unico” nazionale che unificherebbe la gestione dei principali capitoli di spesa condivisa (agricoltura e coesione), con una sola busta preassegnata per Stato membro. Nelle intenzioni della Commissione, questo schema aumenterebbe la capacità di reindirizzare i fondi verso priorità emergenti, mantenendo però “vincolate” le risorse agricole.
Ma per molte capitali e per le organizzazioni professionali il rischio è duplice: perdere trasparenza e indebolire la storica struttura a due pilastri della PAC. Diverse analisi indipendenti e prime letture giornalistiche hanno confermato l’ipotesi di accorpamento e la cornice di cifre, contribuendo ad alzare il livello dello scontro.
Tagli, tetti e condizionalità
Sul fronte regolatorio, tra le piste discusse c’è anche l’introduzione di un tetto ai pagamenti diretti con riduzioni progressive oltre determinate soglie, per correggere la concentrazione degli aiuti. Gli obiettivi ambientali restano nel quadro, ma con un’applicazione più demandata agli Stati membri dentro un sistema di valutazione delle performance orizzontale per tutto il bilancio UE. Questi elementi, filtrati in bozze e note tecniche, hanno alimentato critiche sia dalle associazioni agricole sia dal fronte ambientalista, che teme un indebolimento delle condizionalità verdi.
Le associazioni di categoria si mobilitano
La tensione sale anche nelle piazze. Copa-Cogeca ha annunciato per martedì 21 ottobre a Strasburgo, in Rue Lucien Febvre, una “azione lampo” durante la plenaria del Parlamento europeo. Il messaggio politico è netto: la proposta della Commissione, così com’è, “supera linee rosse” e non può passare.
L’organizzazione chiede di respingere l’accorpamento dei capitoli, di preservare un bilancio “a prova di inflazione” e di mantenere la bussola della PAC su stabilità e reddito, non su flessibilità contabile. Le comunicazioni ufficiali dell’associazione e i canali social hanno rilanciato l’appuntamento, segno di una mobilitazione che potrebbe estendersi oltre il perimetro francese.
Roma difende la PAC “tradizionale”
Nel dibattito italiano, la maggioranza di governo ha depositato una mozione unitaria per impegnare l’Esecutivo a respingere il definanziamento dell’agricoltura e l’idea del fondo unico, rivendicando la necessità di proteggere i sostegni diretti e gli strumenti di gestione del rischio.
Nelle dichiarazioni dei proponenti si contesta, tra l’altro, un taglio “nell’ordine del 20%” delle risorse PAC nel settennio 2028-2034 rispetto all’attuale quadro, giudicato inaccettabile alla luce dell’aumento dei costi, della volatilità dei mercati e delle crisi geopolitiche. La maggioranza rivendica inoltre gli stanziamenti nazionali a favore delle filiere come contraltare alle scelte europee.
Il Parlamento europeo prende tempo
L’aula di Strasburgo è nel frattempo diventata la prima arena istituzionale del confronto. In settembre il Parlamento europeo ha già inviato segnali di freddezza verso una revisione radicale dell’architettura PAC, indicando preferenza per soluzioni che mantengano separati i capitoli agricoli dal resto del bilancio e chiedendo maggiore tutela delle competenze parlamentari.
In parallelo, più Stati membri hanno espresso forti riserve sull’accentramento e sull’ampiezza del pacchetto MFF, lasciando presagire negoziati lunghi e complessi.
Fragili equilibri
Per il settore, la posta in gioco è concreta. L’accorpamento dei fondi dentro un contenitore nazionale più flessibile potrebbe, in teoria, semplificare procedure e velocizzare i riallocamenti. Ma senza garanzie chiare sul perimetro minimo agricolo e sugli automatismi di indicizzazione contro l’inflazione, la flessibilità rischia di tradursi in concorrenza interna tra politiche e in minore prevedibilità per aziende e cooperative, proprio mentre servono investimenti in transizione climatica, innovazione e sicurezza alimentare. Sul versante opposto, anche un irrigidimento totale del quadro attuale non appare una panacea: la concentrazione degli aiuti e la necessità di legare di più i sostegni ai risultati restano dossier aperti, che l’ipotesi di capping e di performance budgeting prova a intercettare.
Nelle prossime settimane la palla resterà ai co-legislatori, con il Consiglio chiamato a misurare le linee rosse delle capitali e l’Europarlamento a definire il proprio perimetro di accettabilità tra integrazione dei capitoli e tutela della specificità agricola. Il 21 ottobre, a Strasburgo, gli agricoltori porteranno la loro pressione direttamente sotto l’emiciclo: un segnale che i numeri del bilancio non sono più solo contabilità, ma politica agricola allo stato puro.



















































































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