Pecorino Romano DOP: il Masaf respinge i ricorsi sulle razze autoctone, Copagri rilancia il legame tra identità e territorio

La richiesta di rendere obbligatorie le razze storiche non viene accolta. Il confronto si sposta sul significato stesso di tipicità e sui confini normativi delle Indicazioni Geografiche.

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3 Marzo, 2026

La recente decisione del Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste di respingere i ricorsi e le opposizioni presentati contro la modifica del disciplinare del Pecorino Romano DOP, compresi quelli avanzati da Copagri Sardegna, riporta al centro il dibattito sull’identità di un prodotto e il marchio DOP.

Secondo il comunicato diffuso nel mese di febbraio da Copagri, il rigetto delle istanze – di inserire nel disciplinare un riferimento esplicito alle razze ovine storiche come la Sarda e la Nera di Arbus – lascia “aperta una frattura tra l’identità storica del formaggio e l’evoluzione possibile dei modelli di allevamento”. La richiesta dell’organizzazione è dunque quella di introdurre un inserimento vincolante, di fatto esclusivo o comunque prioritario, delle razze autoctone nel disciplinare.

La posizione del Consorzio per la tutela del formaggio Pecorino Romano è diversa. Il Consorzio non nega il ruolo delle razze autoctone – che rappresentano già la base prevalente della produzione – ma non intende trasformarle in un requisito obbligatorio di ammissibilità alla DOP. In altre parole, non si contesta il valore storico e culturale delle popolazioni ovine tradizionali; si ritiene però che il disciplinare debba continuare a definire area geografica, modalità di allevamento, caratteristiche del latte e del formaggio, senza entrare nel dettaglio genetico.

Per il Presidente di Copagri Sardegna, Giuseppe Patteri, l’assenza di un vincolo alle razze tradizionali rappresenta un rischio concreto per il legame tra DOP, territorio e sistema produttivo pastorale. In un contesto in cui il consumatore associa il Pecorino Romano DOP a pascolo, ambiente e tradizione, indebolire quel nesso potrebbe incidere negativamente sul valore del latte, sulla sostenibilità economica delle aziende e sulla permanenza degli allevamenti nelle aree rurali.

Il Ministero motiva il rigetto richiamando un profilo procedurale. Secondo quanto riportato nel comunicato, la richiesta di inserire nel disciplinare un vincolo esplicito alle razze autoctone non sarebbe stata ritenuta ammissibile perché estranea all’oggetto della modifica in esame. L’iter avviato riguardava specifici punti del disciplinare e non contemplava l’introduzione di nuovi requisiti di natura genetica; per questo l’istanza non è stata valutata nel merito. Copagri chiede quindi di individuare una sede istituzionale adeguata – un tavolo tecnico con Ministero, Regione, Consorzio e parti sociali – per riaprire il confronto in modo strutturato.

La vicenda si trascina dallo scorso anno, quando la proposta di vincolare il disciplinare alle razze autoctone aveva già diviso il settore. Cooperative e sigle sindacali si erano espresse a favore del vincolo come strumento di tutela di tradizione ed ecosistema, mentre il Consorzio, in assemblea, non aveva raggiunto la maggioranza necessaria per modificare il testo. Già allora la mancata inclusione del riferimento alle razze aveva sollevato interrogativi sull’aspetto identitario delle DOP.

Il sistema europeo delle Indicazioni Geografiche nasce per riconoscere e tutelare il legame tra prodotto e territorio: area delimitata, metodo di produzione, caratteristiche chimico-fisiche e organolettiche riconducibili a quell’ambiente, non fa riferimenti espliciti alla genetica. Quindi la questione è capire se quest’ultimo può diventare un aspetto normativo vincolante, fermo restando il ruolo centrale delle razze nella storia del Pecorino Romano.

Il respingimento dei ricorsi non esaurisce il confronto. Rimane aperto il tema dell’equilibrio tra patrimonio zootecnico e quadro regolatorio europeo. Nel caso del Pecorino Romano DOP, il dibattito sulle razze si inserisce così in una riflessione più ampia e dai cui sviluppi si capirà anche in modo più profondo in che direzione va l’identità di una DOP.

 

Autore: Roberta Terrigno

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