Più liberta agli Stati membri nella nuova PAC 2028-2034: è un bene per la zootecnia europea?

Secondo uno studio pubblicato per la commissione AGRI del Parlamento europeo il bilancio agricolo della nuova PAC scende del 15% e la gestione passa ai Piani di partenariato, con effetti diretti sui redditi degli allevamenti

commissione europea - ue -bandiere
23 Ottobre, 2026

La politica agricola dell’Unione Europea si prepara a una trasformazione strutturale che modificherà profondamente il sostegno al reddito degli allevatori europei. Nel mese di ottobre 2026, la piattaforma di ricerca del Parlamento europeo ha reso pubblica un’indagine per la commissione per l’Agricoltura e lo Sviluppo Rurale (AGRI). Il documento, curato dai docenti ed economisti Thia Hennessy e Tesfai Tsegai dell’University College Cork in Irlanda, analizza le proposte della Commissione Europea per il Quadro Finanziario Pluriennale 2028-2034 e per il futuro assetto della Politica Agricola Comune. L’obiettivo degli autori è valutare in che misura le modifiche regolamentari incideranno sulla sopravvivenza economica e sulla salute delle aziende agro-zootecniche nei diversi Paesi membri. La riforma delineata da Bruxelles prevede il superamento della storica impostazione a due pilastri, sostituita da un sistema fondato sui Piani Nazionali e Regionali di Partenariato, denominati NRPP. Attraverso questo nuovo veicolo normativo, le singole capitali gestiranno i fondi con maggiore libertà rispetto al passato, disponendo di una dotazione finanziaria vincolata al settore primario.

Un passaggio delicato

Le decisioni sul bilancio comunitario orientano da sempre le scelte strategiche delle stalle e dei pascoli europei. Gli autori evidenziano come la revisione della PAC intervenga in una fase delicata, contrassegnata da volatilità dei mercati, rischi geopolitici e ricorrenti avversità climatiche. Nelle stime della ricerca, la zootecnia dipende largamente dai trasferimenti pubblici, rispetto ad altri comparti produttivi, in particolare nei sistemi estensivi di pascolo e nelle aree montane o svantaggiate. Un cambio delle regole di allocazione dei fondi non è solo un aggiustamento contabile, ma incide sulla capacità dell’operatore di programmare investimenti per il benessere animale, la transizione ecologica e il ricambio generazionale. 

Nuove formule di sostegno

L’autonomia decisionale concessa ai governi nazionali modificherà il rapporto tra risorse finanziarie e gestione aziendale. L’analisi dei ricercatori descrive il funzionamento del Sostegno al Reddito Degressivo Basato sulla Superficie, identificato con la sigla tecnica DABIS, ideato per redistribuire le risorse a favore delle realtà più piccole e dei giovani conduttori. Il meccanismo prevede riduzioni percentuali obbligatorie o tetti massimi di aiuto per le grandi superfici. Tuttavia, lo studio fa notare che la degressività obbligatoria interesserà un numero limitato di beneficiari, poiché la maggior parte delle aziende agricole si colloca già al di sotto delle soglie di decurtazione. L’impatto reale dipenderà quindi da quanto ciascun Stato membro stanzierà nel proprio piano. Insomma, la singola nazione qui decide dove e quanto investire, con molta più autonomia rispetto al passato.

Attenzione ai sussidi

Una seconda leva riguarda l’ampliamento della flessibilità del sostegno accoppiato, ossia l’aiuto diretto legato a capi di bestiame o volumi produttivi. Questa opzione offre ai decisori pubblici un canale immediato per tutelare i comparti zootecnici più vulnerabili, ma gli autori richiamano l’attenzione sulla minore efficienza economica dello strumento. Poiché il sussidio vincola il pagamento all’obbligo di produrre sempre di più, una porzione significativa del valore economico trasferito andrà direttamente a favore dei fornitori di input, anziché rimanere interamente nelle tasche dell’allevatore.

Sul piano della sostenibilità ambientale emerge inoltre un nodo sostanziale. La proposta elimina l’obbligo di destinare una quota minima alle misure ecologiche e climatiche. Tale impostazione costringerà gli Stati a decidere se sostenere i redditi o il finanziamento delle pratiche ambientali, rischiando di generare profonde disparità tra le diverse aree dell’Unione Europea. A protezione dell’intero settore viene comunque istituita una riserva di stabilità, denominata Unity Safety Net, dotata di 6,3 miliardi di euro per contrastare crisi di mercato o emergenze impreviste.

Lo stato di salute delle aziende agricole

Gli autori hanno quantificato lo stato di salute economica delle aziende dell’Unione nel triennio 2021-2023, rilevando che soltanto un terzo delle imprese agricole complessive genera entrate sufficienti a coprire integralmente i costi. Un ulteriore 50% copre le spese vive, ma non paga sufficientemente i propri dipendenti, mentre la restante quota opera in costante perdita economica. La vulnerabilità economica è concentrata soprattutto negli allevamenti non lattieri, nelle piccole aziende e nei territori montani o svantaggiati, dove i pagamenti diretti sono parte essenziale del reddito familiare agricolo.

Meno soldi rispetto al passato

Sul fronte finanziario, la proposta di regolamento COM(2025)565 fissa una dotazione minima per la PAC di circa 300 miliardi di euro. I ricercatori stimano che tale importo equivalga a una riduzione reale di circa il 15% rispetto a un all’attuale periodo di programmazione. Sebbene risorse supplementari possano confluire attraverso i Fondi di Partenariato generali, la disponibilità effettiva dipenderà dalle scelte politiche di ciascun governo. Le simulazioni condotte dimostrano che una decurtazione del 15% del sostegno disaccoppiato colpirebbe in misura sproporzionata proprio gli allevamenti da carne ed estensivi e gli Stati membri dove l’aiuto comunitario costituisce la spina dorsale della redditività aziendale, accelerando il rischio di abbandono dell’attività.

Tutto in mano agli Stati membri

Il futuro della zootecnia europea dipenderà sempre più dalle strategie adottate a livello nazionale. Il rapporto sintetizza come il passaggio da una politica comune armonizzata a un modello ampiamente flessibile permetta di calibrare gli interventi sulle necessità zootecniche territoriali, ma introduca al contempo una forte incertezza sulla consistenza delle risorse economiche. Per gli allevamenti si rischia di avere meno liquidità, bilanciata solo in parte dalla possibilità di attivare aiuti accoppiati mirati e tutele contro le crisi straordinarie. Gli autori concludono che i policy-maker dovranno impegnarsi a preservare la redditività e la tenuta economica delle stalle, senza compromettere gli standard europei di salute e sostenibilità.

Fonti: Commissione di ricerca del Parlamento europeo

 

Da leggere - Ottobre 2026

Condividi questa notizia!