SQNBA, stop della Commissione europea: dubbi su ClassyFarm e BDN, ma l’ostacolo vero sono gli spazi per i vitelli, inferiori ai limiti di legge
Fermo fino al 28 dicembre. Il giorno precedente alla scadenza del periodo di sospensione, la Commissione europea ha emesso un parere circostanziato, rilevando che gli spazi minimi previsti per la stabulazione dei vitelli non risultano conformi ai limiti di legge. Nel frattempo, Austria, Spagna, Francia e Germania avevano segnalato criticità in merito all’interoperabilità, all’equivalenza delle certificazioni, all’etichettatura e all’accesso degli operatori stranieri

Continua a far parlare di se il sistema di certificazione sul benessere animale, SQNBA, elaborato dal nostro Paese. Dopo le controversie interne tra categorie professionali e non solo, che abbiamo seguito molto da vicino (vedi “Contenuti correlati” in fondo alla pagina), adesso il fronte diventa europeo.
A seguito delle modifiche apportate al decreto istitutivo del SQNBA del 22 agosto 2022, e s.m., infatti, l’Italia, il 24 giugno 2026, ha inviato, come da normale iter legislativo, la notifica 2026/0313/IT (QUI) alla Commissione europea. Infatti, secondo quanto previsto dalla Direttiva (UE) 2015/1535, ogni Stato membro ha l’obbligo di notificare alla Commissione Europea qualsiasi progetto di “regola tecnica” (come leggi su etichettature, standard di prodotto o certificazioni), prima che questo venga approvato definitivamente al suo interno. Questo serve a evitare che uno Stato crei barriere commerciali nascoste che danneggino la libera circolazione delle merci nel mercato unico europeo.
Nel caso dell’SQNBA, come ormai sappiamo bene, si tratta di una certificazione relativa al benessere animale che impatta direttamente sulle etichette e sulle vendite. Dal momento in cui l’Italia ha presentato la notifica, c’erano tre mesi di cosiddetta “sospensione” (Standstill) per permettere agli altri Stati membri di presentare eventuali osservazioni, dunque ciò era possibile fino al 25 settembre 2026.
Cosa è successo nei tre mesi di Standstill?
Dalla pagina della procedura TRIS emerge che alcuni Stati membri hanno sollevato, con procedure differenti, delle rimostranze. Le ultime, in ordine cronologico, sono dei pareri circostanziati (Detailed Opinion) di Austria (10 settembre) e della Commissione europea (24 settembre) che hanno prodotto, come effetto immediato, un prolungamento del periodo di sospensione per ulteriori tre mesi, cosa che si traduce nell’estensione del periodo di standstill a sei mesi. Il fascicolo TRIS indica, pertanto, come nuova scadenza il 28 dicembre 2026, e che fino a tale data l’Italia non potrà firmare il decreto finché non risponde ai rilievi di Bruxelles modificando il testo o giustificando le sue scelte.
Quali Paesi si sono espressi e in merito a cosa?
I primi interventi provenienti da alcuni Stati membri, non sono stati presentati dai rispettivi Governi, bensì da organizzazioni rappresentative degli operatori. Vediamo di seguito i singoli dettagli.
Austria, 25 agosto 2026: interviene l’associazione Milchverband Österreich
Il primo intervento estero registrato nel fascicolo è quello del Milchverband Österreich (MVÖ), l’associazione austriaca del settore lattiero-caseario (QUI). Il MVÖ dichiara innanzitutto di sostenere le iniziative volte al miglioramento del benessere animale, alla riduzione dell’impiego di antibiotici e alla maggiore trasparenza nei confronti dei consumatori. Tuttavia, esprime forti perplessità sul progetto SQNBA così come notificato dall’Italia.
In particolare, il MVÖ considera il sistema potenzialmente protezionistico e discriminatorio nei confronti degli operatori non italiani. Le principali preoccupazioni riguardano: il mancato riconoscimento di sistemi di certificazione equivalenti (es. il sistema austriaco AMA-Gütesiegel, con i moduli Tierhaltung Plus/Außenklima), la duplicazione di adempimenti, audit e costi, nonché l’obbligo di utilizzare ClassyFarm, in cui tutte le informazioni già presenti in banche dati locali vanno digitate manualmente. Vengono, inoltre contestate le limitazioni agli organismi di certificazione esteri e il mancato riconoscimento delle qualifiche dei veterinari stranieri, obbligati a percorsi formativi specifici. Tutto ciò comporterebbe un aggravio di oneri e costi per gli operatori non italiani e, di conseguenza, un ostacolo alla libera circolazione di merci e servizi in UE.
Austria, 31 agosto 2026: anche Landwirtschaftskammer Österreich scrive alla Commissione europea
Il secondo intervento estero arriva sempre dall’Austria, questa volta dalla Landwirtschaftskammer Österreich, la Camera dell’agricoltura, che rappresenta legalmente le imprese agricole e forestali austriache (QUI) .
La posizione approfondisce il problema già evidenziato dal Milchverband Österreich e lo collega più direttamente al funzionamento concreto del SQNBA. In particolare, si osserva che il progetto italiano dichiara di consentire l’accesso al sistema anche agli operatori degli altri Stati membri, ma che tale accesso rischia di essere solo teorico, perché il funzionamento della certificazione è collegato a strumenti informatici italiani, in particolare ClassyFarm e la Banca Dati Nazionale (BDN).
Il problema sollevato è quindi quello dell’interoperabilità: un allevatore o un operatore austriaco dispone dei propri sistemi e delle proprie banche dati nazionali, ma questi non comunicano con i sistemi informativi italiani necessari per completare il percorso previsto dal SQNBA. La Camera chiede pertanto di riconoscere i dati e i sistemi equivalenti degli altri Stati membri, prevedendo meccanismi effettivi di interoperabilità o di riconoscimento delle informazioni nazionali, così da consentire agli allevatori austriaci di accedere al SQNBA senza dover dipendere esclusivamente dalle infrastrutture informative italiane.
Spagna, 8 settembre 2026: invio di osservazioni ufficiali
L’8 settembre 2026 interviene per la prima volta direttamente un governo straniero, quello spagnolo. La Spagna presenta, infatti, dei Comments, cioè osservazioni formali nell’ambito della procedura prevista dalla direttiva (UE) 2015/1535 (QUI), in cui evidenzia quattro principali criticità del sistema SQNBA: accesso al sistema, registrazione/certificazione all’estero, etichettatura dell’origine e requisiti effettivamente superiori del disciplinare di benessere animale.
- Natura e ambito di applicazione del SQNBA: la Spagna chiede chiarimenti sulla natura del SQNBA come sistema nazionale di qualità e, soprattutto, sulla sua effettiva apertura agli operatori di tutti gli Stati membri. Contesta il fatto che la certificazione sia basata su ClassyFarm e sulle banche dati italiane, senza prevedere il riconoscimento dei sistemi equivalenti degli altri Paesi UE. Chiede quindi formalmente se un operatore estero possa accedere al sistema e ottenere la certificazione anche fuori dall’Italia.
- Accesso al numero unico di registrazione: la Spagna chiede se un operatore sito in un altro Stato membro possa essere registrato nel sistema italiano e se sia possibile certificare secondo SQNBA animali e prodotti allevati e certificati in altri Stati membri. La questione riguarda in particolare il collegamento tra il SQNBA e la BDN italiana.
- Indicazioni aggiuntive sull’origine in etichetta: la Spagna chiede chiarimenti sulle diciture previste dal progetto, come «Da allevamento [Stato membro] certificato SQNBA» o «Origine [Stato membro]». Il problema è verificare che tali indicazioni siano compatibili con le norme europee sull’origine delle carni e sull’informazione al consumatore e che non generino confusione o vantaggi competitivi impropri.
- Uso delle espressioni relative al “benessere animale”: la Spagna mette in discussione l’utilizzo del termine “benessere animale” se i requisiti SQNBA non risultano effettivamente superiori agli obblighi già previsti dalla normativa europea. Chiede quindi di specificare quali requisiti del SQNBA vadano concretamente oltre gli standard minimi UE, per evitare che il marchio possa indurre il consumatore a ritenere non conformi o meno rispettosi del benessere animale i prodotti privi della certificazione.
Austria, 10 settembre 2026, : il Governo invia un parere circostanziato
Il 10 settembre 2026 arriva il passaggio istituzionalmente più rilevante dell’Austria, nel corso della procedura TRIS, ovvero la presentazione di un parere circostanziato (Detailed Opinion), registrato con il messaggio n. 117076 (TRIS/2026/2527). Questa operazione determina, infatti, una conseguenza procedurale importante: la presentazione del Detailed Opinion che causa il prolungamento del periodo di status quo, con slittamento dalla scadenza originaria del 25 settembre 2026 al 28 dicembre 2026. La pagina ufficiale della Commissione conferma l’invio, ma il testo integrale del parere non risulta pubblicamente disponibile nel fascicolo consultabile. Le precedenti osservazioni delle organizzazioni austriache avevano, come sopra riportato, evidenziato criticità relative all’accesso degli operatori stranieri al SQNBA, all’utilizzo di ClassyFarm e delle banche dati italiane, all’interoperabilità con i sistemi degli altri Stati membri e al riconoscimento di sistemi equivalenti.

Francia, 11 settembre 2026: le perplessità dell’associazione INTERBEV
Il giorno successivo all’intervento del governo spagnolo, l’ 11 settembre 2026, arriva anche l’associazione francese INTERBEV (l’associazione interprofessionale francese del bestiame e delle carni). Come nei primi due casi ricordati, pure in questo si tratta di una Contribution e non di un atto formale del governo. Le contestazioni sono analoghe a quelle rilevate dagli altri Paesi, con particolare riferimento alla difficile accessibilità pratica del SQNBA agli operatori francesi. Ciò che si chiede è una effettiva interoperabilità con i sistemi informativi nazionali, procedure maggiormente dettagliate su come certificare i bovini francesi destinati alle filiere italiane e garanzie di parità di accesso per tutti gli operatori UE. INTERBEV fa presente, inoltre, che esistono già in Francia dei sistemi di certificazione equivalenti che meriterebbero di essere riconosciuti, come ad esempio BoviWell.
European Dairy Association, 21 settembre 2026: un ulteriore Contribution questa volta da un’associazione europea
Il 21 settembre 2026 è intervenuta anche la European Dairy Association (EDA), organizzazione rappresentativa a livello europeo del settore lattiero-caseario, L’Associazione ha espresso il proprio sostegno alle finalità di tutela del benessere animale promosse dall’Italia attraverso il sistema SQNBA, pur evidenziando diverse criticità normative. Nel documento (QUI), l’organizzazione sottolinea che le disposizioni attuative rischiano di generare ostacoli ingiustificati agli scambi intracomunitari e discriminazioni nei confronti degli operatori stabiliti in altri Stati membri. Vengono in particolare contestati gli obblighi legati all’uso di piattaforme digitali nazionali come ClassyFarm e la BDN, che potrebbero escludere o penalizzare chi già rispetta standard equivalenti, e l’impostazione dell’etichettatura SQNBA, in quanto si teme renda impossibile la coesistenza con altre certificazioni volontarie o standard più elevati già comunicati ai consumatori. Tra le principali richieste, l’EDA propone: l’introduzione di meccanismi di riconoscimento reciproco per le certificazioni estere, gli enti di controllo e le qualifiche professionali, e, infine, auspica maggiore chiarezza sulla coesistenza del nuovo marchio nazionale con i sistemi di certificazione volontaria già esistenti, affinché non vengano vanificati gli investimenti precedentemente effettuati dalle aziende del settore.
Germania, 25 settembre 2026: Milchindustrie-Verband
Infine, il 25 settembre 2026, compare nel fascicolo un contributo del Milchindustrie-Verband (MIV), l’associazione dell’industria lattiero-casearia tedesca (QUI). Anche questo è un Contribution di un’organizzazione di settore e non un intervento formale del governo tedesco, che vuole evidenziare alla Commissione europea il forte impatto del regolamento SQNBA sul loro secondo principale mercato di destinazione del settore, dopo i Paesi Bassi, dato che l’Italia assorbe il 13% dell’export lattiero-caseario tedesco e il 17% di quello di formaggio. Il MIV denuncia che, pur essendo formalmente aperto, il sistema italiano crea una “discriminazione de facto” e un’indebita restrizione al libero scambio (Art. 34 TFUE / Cassis de Dijon), imponendo ostacoli burocratici ed escludendo gli operatori esteri dal pieno utilizzo delle piattaforme ClassyFarm e BDN, oltre a non riconoscere in maniera adeguata la formazione dei veterinari e le competenze degli enti certificatori già riconosciuti nell’UE. Per scongiurare distorsioni della concorrenza e la frammentazione del mercato interno, l’organizzazione sollecita la Commissione UE a verificare la legittimità della norma e a introdurre il riconoscimento vincolante dell’equivalenza di sistema (Systemäquivalenz), assicurando così un accesso equo e non discriminatorio al logo SQNBA per le imprese europee già certificate secondo standard equivalenti o superiori.
Commissione europea, 24 settembre 2026: pubblicata una Detailed Opinion
Per concludere il complesso quadro di interventi nel processo di riesame della notifica presentata dall’Italia il 25 giugno scorso, è stato registrato nel fascicolo TRIS anche un intervento diretto della Commissione europea, sotto forma di Detailed Opinion (Messaggio n. 117373 – TRIS/(2026) 2681), che, come previsto dalla direttiva (UE) 2015/1535, insieme a quello del 10 settembre dell’Austria, va a sancire lo slittamento del periodo di standstill fino al 28 dicembre 2026.
Le motivazioni dell’emissione di questo atto sono riportate nella lettera inviata al Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale Antonio Tajani, nella quale si notifica all’Italia l’incongruenza, con i requisiti previsti dalla normativa in vigore, dei limiti di spazio per la stabulazione dei vitelli, così come definiti nei disciplinari dei:
- bovini da latte in stalla;
- bovini da carne in allevamento stallino;
- bovini in allevamento di limitata dimensione;
- bovini allevati con ricorso o integralmente al pascolo.
In altre parole, la superficie minima di 1 m² per animale, indicata nei disciplinari SQNBA per i vitelli tra le 3 e le 8 settimane di età allevati in coppia o in gruppo, è inferiore ai livelli minimi di spazio libero disponibile per ciascun vitello stabiliti all’articolo 3, paragrafo 1, lettera b) della direttiva 2008/119/CE, nello specifico pari ad almeno 1,5 m² per ogni vitello di peso vivo inferiore a 150 chilogrammi, il che li rende non conformi alla suddetta direttiva europea.
E adesso?
Oltre a questa importante problematica segnalata dalla Commissione europea, che rischia di condurre all’attivazione di una procedura di infrazione se non risolta, il riesame del nuovo decreto SQNBA ha fatto emergere una serie di criticità ricorrenti, provenienti da più Stati membri e da organizzazioni rappresentative di diversi comparti produttivi. Al centro delle loro osservazioni vi sono, in particolare, l’accesso effettivo degli operatori stranieri al sistema, l’utilizzo di ClassyFarm e delle banche dati italiane, il riconoscimento di sistemi di certificazione equivalenti già presenti in altri Paesi, le modalità di etichettatura e la necessità di dimostrare che i requisiti SQNBA rappresentino realmente uno standard superiore a quello già previsto dalla normativa europea.
Il dato più significativo è che tali questioni non sono state sollevate da un unico interlocutore, ma sono ricomparse negli interventi di Austria, Spagna, Francia, Germania, dell’Associazione europea del settore lattiero-caseario e altre organizzazioni, a cui si è aggiunto il parere circostanziato (Detailed Opinion) della Commissione europea del 24 settembre 2026 sugli spazi inferiori ai limiti di legge previsti per i vitelli..
Tutto ciò ha determinato l’estensione della procedura di sospensione fino al 28 dicembre 2026, che si traduce nell’obbligo di rinviarne l’adozione fino a tale data. Adesso sarà compito dell‘Italia riferire alla Commissione sul seguito che intende dare a detto parere circostanziato, e rispondere in merito a tutte le altre osservazioni notificate.
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