SQNBA, l’ICQRF fa chiarezza: il valore aggiunto della certificazione va riconosciuto agli allevatori

Il MASAF chiarisce sulle clausole contrattuali: riconoscere il plusvalore SQNBA in filiera è un obbligo di legge per sostenere la transizione verso allevamenti più sostenibili

Benessere animale
20 Novembre, 2025

In data 17 novembre ’25 una circolare del dipartimento dell’ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agro-alimentari (ICQRF) ha chiarito le implicazioni contrattuali e finanziarie del Sistema di qualità nazionale per il benessere animale (SQNBA) rispondendo ad alcune richieste presentate al Dipartimento.

Il valore aggiunto della qualità certificata

Il SQNBA è una certificazione volontaria, istituita nel 2022 e nata dal bisogno di garantire standard di benessere animale più elevati, che permette agli operatori zootecnici di valorizzare le loro produzioni con requisiti di salute e benessere superiori a quelli già definiti dalle norme europee e nazionali vigenti. Il prodotto certificato genera un “plusvalore” riconosciuto dal consumatore, che secondo il D.Lgs. n. 198/2021 deve essere distribuito in modo equo lungo la filiera, per garantire un prezzo più idoneo all’allevatore per i costi aggiuntivi sostenuti.

Standard, requisiti e biosicurezza

Per ottenere la certificazione, gli allevatori devono superare una valutazione di conformità condotta da organismi terzi accreditati. Vengono valutati parametri tangibili e misurabili, fondati su conoscenze scientifiche, come il consumo di farmaci e gli spazi minimi garantiti per la libertà di movimento degli animali. La verifica accreditata è rigorosa e assicura che gli operatori della produzione primaria rispettino, come prerequisito fondamentale, le normative minime (il cosiddetto “semaforo verde” nel sistema ClassyFarm).

I costi aggiuntivi e la tutela contrattuale

L’impegno per un benessere animale superiore e la riduzione degli antimicrobici comportano inevitabilmente un aumento degli oneri per gli allevatori. Oltre al costo diretto per ottenere la certificazione, i produttori possono dover sostenere costi per l’eventuale adeguamento delle strutture di allevamento e per adeguare la gestione dell’intera fase allevatoriale agli impegni aggiuntivi introdotti dai disciplinari del SQNBA.

Nonostante questi maggiori oneri e le possibili minori rese produttive, l’adesione al SQNBA consente di accedere a incentivi economici. In particolare, la certificazione permette di beneficiare dell’Eco schema 1, Livello 2, nell’ambito della PAC 2023-2027.

Dal punto di vista della filiera, l’ICQRF del MASAF ha fornito indicazioni cruciali sulle clausole contrattuali. Secondo l’Ispettorato, il prodotto ottenuto in un allevamento certificato vanta un “plusvalore” rispetto a un prodotto non aderente al sistema. Questo maggior valore, riconosciuto dal consumatore disposto a pagare un prezzo superiore, deve essere equamente distribuito lungo tutta la filiera, con particolare riferimento alla produzione primaria. Pertanto, nelle relazioni commerciali che si avvalgono del riferimento al SQNBA, il MASAF ritiene che i prezzi debbano essere maggiorati rispetto a quelli dei prodotti non certificati. Questa indicazione si fonderebbe sull’articolo 3, comma 1, del Decreto legislativo n. 198/2021, che sancisce i principi di proporzionalità e di reciproca corrispettività, con l’obbligo di tener conto dei costi di produzione nella determinazione dei prezzi. Il mancato riconoscimento di tale maggior valore potrebbe configurare un illecito ai sensi dell’articolo 5 del medesimo decreto.

Mentre l’accreditamento dei primi tre organismi segna l’effettiva partenza delle certificazioni SQNBA, l’adesione iniziale ha mostrato una certa cautela (inferiore all’1%) e diverse proroghe della scadenza.

Valorizzazione e trasparenza

Le prospettive future sono legate alla piena implementazione del sistema. Le indicazioni fornite dal MASAF/ICQRF potrebbero rappresentare un punto di svolta per gli allevatori, poiché assicurano che l’investimento in sostenibilità e benessere si traduca in un vantaggio economico reale, attraverso il meccanismo della distribuzione del “plusvalore”. L’opportunità principale per gli operatori primari risiederebbe nell’accesso a incentivi economici specifici previsti dalla PAC. Il rischio, per i successivi anelli della filiera, è quello di incorrere in sanzioni o in profili di illiceità se non viene riconosciuto il plusvalore del prodotto certificato, come previsto dal D.Lgs. 198/2021.

La transizione sostenibile e la nuova PAC

Il settore zootecnico italiano è in una fase cruciale di transizione verso un modello produttivo più sostenibile. Questa strategia è pienamente in linea con i nuovi orientamenti comunitari, tra cui la strategia “Farm to Fork” (che mira a spostare i produttori verso una produzione alimentare più sostenibile nel medio periodo), il PNRR e la nuova Politica Agricola Comune (PAC) 2023/2027.

Qui il documento ufficiale.

 

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