Turismo caseario: l’offerta esperienziale delle cooperative di montagna

Le cooperative di montagna si stanno sempre di più attrezzando per offrire ai turisti proposte culturali e formative, che raccontano il mondo caseario oltre la produzione.

Cooperativa-Tre-Cime
24 Giugno, 2025

Con l’estate ormai alle porte, cresce la voglia di trovare mete alternative dove trascorrere le vacanze, lontano dalle rotte affollate del turismo di massa. In questo contesto, sempre più italiani scelgono luoghi legati all’enogastronomia come forma di viaggio esperienziale e rigenerante. Lo conferma anche Roberta Garibaldi nel suo Rapporto annuale sul turismo enogastronomico 2024, secondo cui una quota crescente di viaggiatori è attratta da destinazioni in cui il vino e il cibo – con il mondo del latte e dei formaggi a fare da traino – sono parte integrante dell’esperienza.

Secondo i dati del rapporto, il 32,7% dei turisti italiani ha partecipato ad almeno un’attività legata al mondo del formaggio negli ultimi tre anni, con un incremento del 7,3% rispetto al 2021. Un trend decisamente in crescita per quello che viene definito turismo “slow”, capace di unire scoperta, sostenibilità e valorizzazione del territorio.

Sono in particolare le cooperative montane ad aver colto questa tendenza, organizzandosi per diventare vere e proprie mete attrattive. Non più semplici luoghi di produzione di latte e formaggi, ma spazi che coniugano accoglienza, educazione, cultura e convivialità.

Tra gli esempi più significativi c’è la Latteria Tre Cime – Mondolatte, a Dobbiaco, in Alto Adige, che ha progettato le proprie strutture per accogliere i visitatori anche durante le fasi produttive. Un percorso sopraelevato con vetrate permette di osservare il lavoro dei casari senza interferire o creare problemi igienico-sanitari nel processo. L’esperienza è arricchita da un museo dedicato agli strumenti tradizionali e da un’area multimediale che racconta il legame tra territorio, latte e saperi locali.

“Offrire ai visitatori la possibilità di osservare la produzione dal vivo valorizza il lavoro dei casari e rafforza la consapevolezza sul valore della produzione locale e sostenibile” – sottolinea Annemarie Kaser, direttrice della Federazione Latterie Alto Adige.

Spostandoci in Lombardia, a Tremosine sul Garda, la cooperativa Alpe del Garda ha costruito un’offerta integrata che va oltre la rinomata Formagella. Accanto alla produzione, ha sviluppato un agriturismo dove degustare piatti della tradizione come la polenta “cusa” o i tortei ai formaggi, e ha attivato la possibilità di soggiornare in malga a 1.615 metri, regalando un’esperienza immersiva nel paesaggio e nelle abitudini montane.

Anche a Livigno, in provincia di Sondrio, la Latteria – nata dall’unione di piccoli produttori – ha creato uno spazio accessibile dove il pubblico può assistere, attraverso grandi vetrate, alle varie fasi della trasformazione del latte. Il “Bar Bianco” serve gelati al gusto del latte montano e il ristorante panoramico propone piatti valtellinesi, tra cui spiccano prodotti DOP come il Valtellina Casera.

Tutte queste realtà condividono una visione: quella di un turismo autentico, radicato nei luoghi e capace di generare valore duraturo.

“Il turismo legato al mondo del latte e dei formaggi può contribuire alla rivalutazione e alla rivitalizzazione delle aree montane, non solo nei mesi estivi ma durante tutto l’anno” – afferma Giovanni Guarneri, del settore lattiero-caseario dell’Alleanza delle Cooperative Agroalimentari.

Il progetto Think Milk, Taste Europe, Be Smart, promosso da Confcooperative con il cofinanziamento dell’Unione Europea, va proprio in questa direzione, sviluppando format educativi e turistici che coinvolgano famiglie, giovani e appassionati, offrendo nuove fonti di reddito e continuità alle comunità locali.

In questo contesto, il formaggio si rivela molto più di un prodotto: è un simbolo di cultura, storia e paesaggio. È un “ambasciatore” sensoriale che racconta, attraverso sapori e tecniche antiche, l’identità di un territorio. Assaporarlo in malga, in un museo o accanto a chi lo produce ogni giorno, significa entrare in contatto diretto con la memoria e l’innovazione delle montagne. Un modo autentico di viaggiare e, allo stesso tempo, di preservare.

Autore: Roberta Terrigno

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