UE-Australia, intesa sul libero scambio: opportunità per l’agroalimentare europeo, ma il mondo agricolo lancia l’allarme

Conclusi i negoziati tra Bruxelles e Canberra. Crescono le prospettive di export per alcune filiere, ma le organizzazioni agricole denunciano concessioni rilevanti su comparti sensibili e chiedono tutele più efficaci

export - import
25 Marzo, 2026

L’Unione europea e l’Australia hanno chiuso i negoziati per un accordo di libero scambio destinato a rafforzare le relazioni economiche e strategiche tra le due aree. L’intesa, annunciata il ieri a Canberra, si inserisce nel più ampio disegno europeo di consolidare la propria presenza nell’Indo-Pacifico e di diversificare i partner commerciali in un contesto geopolitico sempre più instabile.

Per l’agricoltura e la zootecnia europee si apre una fase complessa, segnata da nuove opportunità di mercato, ma anche da timori crescenti per l’impatto sui comparti più esposti alla concorrenza internazionale.

Export agroalimentare: un potenziale in crescita

Secondo la Commissione europea, l’accordo dovrebbe portare a un incremento delle esportazioni dell’UE verso l’Australia fino al 33% nel prossimo decennio, con un valore annuo che potrebbe raggiungere i 17,7 miliardi di euro. L’agroalimentare si conferma tra i settori chiave.

L’eliminazione dei dazi su numerosi prodotti, tra cui formaggi, preparazioni a base di carne, vino, prodotti dolciari e alcune categorie ortofrutticole, dovrebbe facilitare l’accesso al mercato australiano, già caratterizzato da un elevato potere d’acquisto. In questo contesto, il comparto lattiero-caseario emerge tra i principali beneficiari, con stime che indicano un possibile incremento significativo delle esportazioni.

Un elemento non secondario riguarda anche la tutela delle indicazioni geografiche, con oltre 160 denominazioni agroalimentari europee che saranno protette in Australia, rafforzando il valore delle produzioni di qualità.

I nodi dei settori sensibili

Accanto alle opportunità, l’accordo introduce aperture commerciali in comparti considerati particolarmente delicati per l’equilibrio dei mercati europei. Per la carne bovina, ad esempio, sono previste quote tariffarie per 30.600 tonnellate; per la carne ovina e caprina si parla di 25.000 tonnellate; mentre contingenti specifici riguardano anche zucchero (35.000 tonnellate) e riso (8.500 tonnellate).

Si tratta di volumi contenuti rispetto al mercato complessivo europeo e soggetti a introduzione graduale, oltre che accompagnati da condizioni legate alla sostenibilità e da meccanismi di salvaguardia. Tuttavia, il tema resta centrale per molte filiere zootecniche, già sotto pressione per l’aumento dei costi di produzione e la volatilità dei prezzi.

Le preoccupazioni del mondo agricolo

Non si sono fatte attendere le reazioni delle organizzazioni agricole europee. In una presa di posizione ufficiale, Copa-Cogeca parla di “forti preoccupazioni” per l’impatto dell’accordo sui settori più sensibili, denunciando come l’agricoltura rischi ancora una volta di essere utilizzata come leva negoziale per obiettivi più ampi di politica commerciale e geopolitica.

Secondo l’organizzazione, le concessioni su bovini, ovini, zucchero e riso si inseriscono in un contesto già segnato da altri accordi commerciali e potrebbero avere un effetto cumulativo difficile da sostenere per molte aziende agricole europee. La critica si concentra anche sull’efficacia degli strumenti di salvaguardia previsti, ritenuti al momento più teorici che realmente operativi in caso di crisi di mercato.

Il timore è che ulteriori aperture possano aggravare le difficoltà già in atto: aumento dei costi degli input, pressione inflattiva, prezzi agricoli non sempre adeguati e incertezza legata al contesto internazionale. In questo scenario, secondo Copa-Cogeca, molte aziende, in particolare quelle a conduzione familiare, rischiano di essere messe ulteriormente sotto stress.

Esprimono preoccupazione anche le associazioni di categoria italiane. “L’accordo commerciale con l’Australia può rappresentare una spinta importante per l’export agroalimentare tricolore, con l’azzeramento dei dazi sui principali prodotti, dal vino ai formaggi, dagli ortaggi trasformati ai dolci, ma occorre rafforzare la tutela delle nostre eccellenze e garantire la tutela degli allevamenti nazionali attraverso meccanismi di salvaguardia efficaci e rapidi.” Si esprime così sul punto la Coldiretti.

Tra apertura dei mercati e sostenibilità delle filiere

La Commissione europea sottolinea come l’accordo integri impegni vincolanti in materia di sostenibilità, inclusi il rispetto dell’Accordo di Parigi, standard ambientali e diritti dei lavoratori, oltre a disposizioni sui sistemi alimentari sostenibili e sul benessere animale.

Resta però aperto il nodo dell’equilibrio tra apertura commerciale e tutela delle filiere europee. Da un lato, l’accordo punta a rafforzare la competitività dell’agroalimentare UE su mercati globali strategici; dall’altro, evidenzia le tensioni interne a una politica commerciale chiamata a conciliare crescita economica, sostenibilità e tenuta del tessuto produttivo agricolo.

In attesa della pubblicazione dei testi definitivi e dell’avvio dell’iter di ratifica, il confronto tra istituzioni europee e rappresentanze agricole appare destinato a intensificarsi. Il punto centrale resta uno, garantire che le opportunità offerte dal commercio internazionale non si traducano in nuovi squilibri per le filiere più vulnerabili dell’agricoltura europea.

Image used alone as a linked logo

Da leggere - Luglio 2026

Condividi questa notizia!