UE-USA, accordo sbilanciato: l’agroalimentare europeo paga un caro prezzo
La dichiarazione congiunta rilasciata ieri da USA e UE definisce i nuovi limiti tariffari e apre il mercato europeo a diversi prodotti statunitensi, mentre cresce la preoccupazione delle filiere italiane ed europee per Pecorino, vino e olio

L’UE e gli Stati Uniti hanno rilasciato ieri una dichiarazione congiunta che delinea ulteriormente quanto stabilito nell’accordo politico concluso dalla presidente von der Leyen e dal presidente Trump il 27 luglio in Scozia per il commercio e gli investimenti transatlantici.
Niente di fatto per i potenziali accordi “zero a zero” paventati per alcuni prodotti agricoli. Nel testo pubblicato non sono infatti state previste esenzioni per vino, alcolici o altri prodotti agroalimentari europei, mentre sarà garantito un migliore accesso al mercato UE e una maggiore flessibilità in termini di certificazione sanitaria per alcune merci USA, inclusi i prodotti lattiero-caseari.
«Di fronte a una situazione difficile, abbiamo dato buoni risultati agli Stati membri e all’industria, e abbiamo ripristinato la chiarezza e la coerenza del commercio transatlantico – ha dichiarato la Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen – . Questa non è la fine del processo, continuiamo a impegnarci con gli Stati Uniti per concordare maggiori riduzioni tariffarie, identificare più aree di cooperazione e creare più potenziale di crescita economica. Allo stesso tempo, continuiamo a diversificare i nostri partenariati commerciali internazionali, creando posti di lavoro e prosperità nell’UE».
I 19 punti della dichiarazione congiunta
La dichiarazione è frutto dei negoziati condotti dal commissario UE per il commercio Maroš Šefčovič con i suoi omologhi statunitensi: il segretario al Commercio Howard Lutnick e il rappresentante degli Stati Uniti per il commercio Jamieson Greer.
Si conferma l’aliquota tariffaria massima e onnicomprensiva del 15% per la stragrande maggioranza delle merci UE, compresi settori strategici quali automobili, prodotti farmaceutici, semiconduttori e legname. I comparti già soggetti a dazi pari o superiori al 15% non saranno quindi soggetti a tariffe aggiuntive.
Per quanto riguarda le autovetture e le parti di automobili, il massimale tariffario statunitense del 15% si applicherà in concomitanza con l’avvio da parte dell’UE delle procedure di riduzione tariffaria nei confronti dei prodotti statunitensi. Per l’acciaio e l’alluminio, l’UE e gli Stati Uniti lavoreranno per garantire catene di approvvigionamento sicure, cooperando per evitare sovraccapacità anche attraverso contingenti tariffari per le esportazioni di questi materiali e dei loro derivati dall’UE.
Saranno esentate dai dazi al 15% le risorse naturali “non disponibili” come il sughero, tutti gli aeromobili e le parti di aeromobili, i prodotti farmaceutici generici e i loro ingredienti e precursori chimici. L’UE e gli Stati Uniti lavoreranno per ampliare ulteriormente questo elenco in futuro.
L’UE aumenterà le opportunità di mercato per le esportazioni statunitensi, eliminando i dazi sui beni industriali importati dagli Stati Uniti e migliorando in modo significativo l’accesso al mercato europeo per alcuni prodotti lattiero-caseari, prodotti ittici, frutta a guscio, frutta e verdura fresche e trasformate, alimenti trasformati, cereali e semi da impianto, semi oleosi di soia, carne di maiale e carne di bisonte. In generale, questo obiettivo sarà raggiunto istituendo contingenti tariffari specifici per prodotto. I prodotti specifici e i relativi contingenti e livelli tariffari saranno pubblicati in un secondo momento. Non sono inclusi nell’accordo prodotti agricoli sensibili per l’UE come la carne bovina, il pollame, il riso o l’etanolo.
Come si legge al punto 9 della dichiarazione, l’Unione Europea e gli Stati Uniti si impegnano inotre a collaborare per ridurre le barriere non tariffarie che incidono sul commercio di prodotti alimentari e agricoli, anche attraverso la semplificazione dei requisiti per i certificati sanitari (ad es. quelli per la carne di maiale e i prodotti lattiero-caseari) e fitosanitari.
Per quanto riguarda invece l’applicazione del regolamento dell’UE sulla deforestazione (EUDR), il documento chiarisce che gli Stati Uniti sono stati classificati come un paese a basso rischio e sono quindi un partner affidabile da cui gli importatori dell’UE possono acquistare prodotti che non hanno contribuito alla deforestazione.
E’ stato infine stabilito di aumentare la cooperazione in materia di commercio digitale, sicurezza economica, minerali critici e acquisti transatlantici (in particolare i chip per l’energia e l’IA), i flussi transatlantici di investimenti del settore privato in un’ampia gamma di settori e gli acquisti di attrezzature militari e di difesa dagli Stati Uniti.
Le preoccupazioni del settore agroalimentare nazionale ed europeo
La dichiarazione congiunta ha generato una serie di preoccupazioni nelle associazioni di categoria operanti nel settore agroalimentare europeo.
Secondo Copa e Cogeca, le principali organizzazioni europee che rappresentano agricoltori e cooperative agricole, l’accordo garantisce un migliore accesso al mercato per i prodotti agroalimentari statunitensi mentre i produttori dell’UE si trovano ad affrontare dazi più elevati sui principali prodotti di esportazione, un risultato unilaterale non solo ingiustificato ma profondamente dannoso per un settore già sotto pressione a causa dell’aumento dei costi, dei vincoli normativi e della crescente concorrenza globale.
«In termini pratici – si legge nella nota diffusa dall’organizzazione, – all’agricoltura dell’UE viene chiesto di accettare condizioni commerciali più deboli, mentre gli Stati Uniti ottengono nuovi vantaggi. Questa non è reciprocità: è un errore strategico che mina gli agricoltori, le cooperative agricole e le economie rurali dell’UE. La Commissione europea deve continuare a negoziare con gli Stati Uniti la riduzione dei dazi sulle principali esportazioni agricole e dovrebbe ora condurre e pubblicare urgentemente una valutazione d’impatto di questo accordo sul settore agricolo dell’UE».
Anche a livello nazionale non sono mancati i commenti critici.
Secondo Coldiretti e Filiera Italia, sulla base di un’analisi del Centro Studi Divulga, le nuove tariffe rischiano di costare oltre 1 miliardo di euro al Made in Italy, con vino, olio, pasta e comparto suinicolo tra i più colpiti. Parlano infatti di una trattativa «sbilanciata a favore degli Stati Uniti», dove ancora una volta a pagare è l’agricoltura europea. «Ci aspettavamo almeno l’esclusione del vino dalla lista dei dazi, ma così non è stato», sottolineano, chiedendo sostegni economici immediati alle filiere più colpite e più fermezza della Commissione europea nei negoziati.
Oltre alla questione economica, le due organizzazioni sottolineano rischi legati alla sicurezza alimentare: «L’apertura ai prodotti Usa non può avvenire senza garantire il rispetto degli standard europei di qualità e sicurezza alimentare. Non possiamo accettare l’ingresso di cibi prodotti con regole meno stringenti rispetto a quelle adottate nell’Unione».
Confagricoltura sottolinea i potenziali effetti negativi dell’accordo su alcuni comparti strategici dell’agroalimentare italiano. «La dichiarazione comune UE/USA – ha dichiarato il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti – segna un passo avanti nei rapporti commerciali transatlantici e dà certezze alle due economie, ma penalizza pesantemente alcuni comparti strategici del Made in Italy agroalimentare. Se per comparti come quello dei formaggi, già soggetti a questa aliquota, la misura viene percepita come un compromesso accettabile, assai diverso è per settori sensibili come quelli del vino e del Pecorino Romano».
Evidenzia poi la questione delle barriere non tariffarie. «Gli Stati Uniti accusano da anni l’Europa di utilizzare standard e requisiti tecnico produttivi come strumenti di protezionismo, ma – commenta Giansanti – non possiamo accettare che arrivino da Paesi terzi prodotti che non rispettano le nostre regole e i nostri standard».
Secondo Cia – agricoltori italiani il rischio concreto di un calo dell’export è molto alto, con danni a comparti strategici e un aumento dei costi per le imprese italiane, che tenderanno a perdere margini di profitto oppure a dover trasferire parte di questi costi sui consumatori, rischiando di ridurre la domanda nel mercato Usa. L’effetto combinato di dazi e fluttuazioni del cambio euro-dollaro non potrà che aggravare l’impatto delle misure doganali.
«Chiediamo adesso con forza al governo italiano, e alle istituzioni europee parlamento e consiglio, di continuare a fare pressioni sull’accordo, che definiamo – ha dichiarato il presidente di Cia-Agricoltori Italiani, Cristiano Fini – una totale resa a favore degli Usa. Chiediamo anche misure di sostegno e indennizzi per le aziende italiane per la maggiorazione dei costi nell’export verso gli Usa».
Anche COPAGRI è intervenuta sull’accordo, definendolo un compromesso al ribasso per l’agroalimentare.
«L’Europa, di fatto – ha evidenziato il presidente della Copagri Tommaso Battista – apre alle importazioni a dazio zero di una lunga lista di prodotti statunitensi, tra cui figurano l’ortofrutta fresca e lavorata, le carni suine e i lattiero-caseari, senza però assicurare analoghe esenzioni tariffarie per l’export agroalimentare comunitario, con il risultato di rischiare di minare concretamente la tenuta e la competitività del primario nazionale».
«Siamo insoddisfatti, per l’agroalimentare in generale, per il vino, il pecorino e per l’olio d’oliva, in particolare», ha dichiarato Cristian Maretti, presidente di Legacoop Agroalimentare, che si dice profondamente preoccupato per l’assenza dei vini e del pecorino tra i prodotti europei esclusi dal dazio del 15%. «Ci sono comparti, come il vino, appunto, e l’olio d’oliva, che restano penalizzati, nonostante il loro valore. Da registrare invece, la riduzione delle tariffe sui pasta e formaggi duri, come il Grana Padano e Parmigiano Reggiano, che dal 25% di dazio tornano al 15%».
Maretti continua a sperare nel fatto che «la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e i negoziatori europei continuano a lavorare per migliorare la situazione che si è venuta a creare nell’agroalimentare. La percentuale del 15% non può che vederci insoddisfatti. L’atteggiamento che l’alleato storico come gli Stati Uniti d’America ha tenuto in questa trattativa con la Ue non è compatibile con i sentimenti di amicizia che hanno contraddistinto gli 80 anni del secondo dopoguerra».
Prossimi passi
La Commissione procederà rapidamente, con il sostegno degli Stati membri e del Parlamento europeo, all’attuazione dei principali aspetti dell’accordo. L’UE ha inoltre sospeso dal 7 agosto le misure di riequilibrio che prevedevano l’applicazione di “controdazi” adottate il 24 luglio 2025.



















































































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