Quando far partorire una manza bufalina per la prima volta? Uno studio parla chiaro

Un nuovo studio decennale mette sotto la lente il legame tra età al primo parto e performance produttive e riproduttive nelle bufale mediterranee

bufala - manza - campania
17 Settembre, 2025

Nell’allevamento bufalino ogni decisione conta, ma una in particolare orienta produttività, fertilità e sostenibilità economica: l’età del primo parto delle manze. La gestione delle manze non è solo una questione tecnica: incide su costi, benessere e sull’equilibrio complessivo dell’azienda (Gómez‑Carpio et al., 2024).

Tuttavia, la fertilità delle bufale è stagionale ed è favorevole nel periodo autunno-invernale a causa della riduzione del fotoperiodo. Al contrario, la richiesta di latte cresce in primavera‑estate, quando aumentano i consumi di mozzarella legati ai flussi turistici. Per colmare questo disallineamento sono state adottate strategie di gestione riproduttiva capaci di sostenere la fertilità fuori stagione, concentrando i parti nel periodo primaverile‑estivo per garantire la produzione estiva.

In quest’ottica, l’età al primo parto (AFC) assume un ruolo centrale perché condiziona sia le performance produttive sia quelle riproduttive lungo la carriera delle bufale. Anticipare l’AFC può ridurre i costi di rimonta e accelerare il progresso genetico (Zicarelli, 2007), ma talvolta si associa a produzioni più basse in prima lattazione e a maggiori tassi di riforma (Gómez‑Carpio et al., 2024).

Poiché le informazioni sulle bufale Mediterranee italiane sono ancora limitate, un recente studio ha raccolto dieci anni di dati da un’ampia popolazione allevata soprattutto nel Mezzogiorno, con l’obiettivo di quantificare l’effetto dell’AFC su prestazioni produttive e riproduttive durante la prima lattazione.

Materiali e Metodi

I dati sono stati raccolti da gennaio 2013 a dicembre 2023 tramite i controlli funzionali effettuati dall’Associazione Nazionale Allevatori Specie Bufalina (ANASB). Il dataset comprendeva le informazioni anagrafiche degli animali quali le date di nascita e parto, le produzioni di latte giornaliero, la composizione del latte (cellule somatiche, contenuti percentuale di grasso e proteine) e i giorni in lattazione (DIM).

Partendo da queste informazioni, il latte corretto per l’energia (ECM) è stato calcolato seguendo Campanile et al. (2003), mentre il conteggio delle cellule somatiche è stato convertito nel punteggio lineare (SCS). Inoltre, i valori di AFC, interparto e giorni aperti (DO) sono stati calcolati usando le informazioni anagrafiche e una durata media della gravidanza di circa 310 giorni.

I dati produttivi sono stati filtrati garantendo l’eliminazione degli outliers seguendo la caratterizzazione fenotipica per la Bufala Mediterranea Italiana (Costa et al., 2020). Infine, sono stati mantenuti solo gli animali con AFC compresa tra 24 e 48 mesi e interparto tra 350 e 800 giorni (Gómez‑Carpio et al., 2023), considerando date con almeno 3 animali e almeno 5 controlli funzionali nella prima lattazione.

In totale, dopo l’editing, sono stati analizzati 362.703 rilievi riferiti a 115 allevamenti.

Analisi statistica

Per leggere con chiarezza gli effetti dell’età al primo parto (AFC), le bufale sono state suddivise in otto classi. I DIM sono stati cauterizzati seguendo la curva media di lattazione elaborata secondo i controlli funzionali degli animali selezionati. Allo stesso modo, i giorni al picco di lattazione (DMP) sono stati calcolati definendo la data del picco di produzione come il controllo funzionale con la produzione di latte più alta durante la prima lattazione, considerando bufale con almeno una misurazione tra 30 e 70 DIM. I DMP sono stati calcolati come la differenza tra la data del picco di produzione di latte e la data del primo parto.

Le produzioni lungo la lattazione sono state analizzate con modelli misti lineari per misure ripetute che includevano effetti fissi per le categorie di AFC, DIM, stagione e anno di parto, oltre agli effetti random dell’animale e del giorno di test aziendale. Le caratteristiche riproduttive (interparto e DO) sono state analizzate tramite modelli generalizzati misti con distribuzione gamma, data la loro distribuzione right-skewed. Le stime sono riportate come medie dei minimi quadrati; il confronto multiplo è stato controllato con correzione di Bonferroni.

Risultati e discussione

Durante il periodo di studio, interparto e DO hanno mostrato una significativa riduzione. In particolare, l’interparto è diminuito da 460 a 435 giorni, mentre i DO sono scesi da 150 a 125 giorni (Figura 1). L’ottimizzazione delle strategie nutrizionali, il miglioramento del benessere e l’adozione di protocolli di sincronizzazione e IA hanno contribuito ai progressi osservati. L’AFC media è scesa da 36 mesi nel 2013 a 35 mesi nel 2023 (media: 35,5), in linea con Gómez-Carpio et al. (2023), riflettendo una migliore gestione nutrizionale che ha anticipato la pubertà e migliorato la fertilità.

Figura 1. Trend annuale di interparto (giorni) and giorni aperti (giorni) delle bufale primipare dal 2013 al 2022.

Effetto dell’AFC sulla produzione di latte

Le primipare con AFC ≥ 42 mesi hanno espresso una produzione di latte significativamente superiore (+0,52 kg/giorno) rispetto a quelle con AFC ≤ 30 mesi (Tabella 1). L’ECM ha seguito lo stesso andamento (+0,90 kg/giorno), probabilmente per un maggior peso corporeo e un più avanzato sviluppo mammario al momento del primo parto. La percentuale di proteine non è risultata influenzata dall’AFC, mentre il tenore di grasso ha mostrato solo lievi variazioni. Al contrario, l’SCS ha avuto un andamento non lineare: più basso tra 32 e 35 mesi e più alto nelle classi più giovani e più anziane. Ciò suggerisce che uno stress fisiologico associato a un AFC troppo precoce o eccessivamente tardivo possa penalizzare la qualità del latte.

Tabella 1. Medie dei minimi quadrati ed errore standard (SEM) per la produzione di latte (kg/giorno), i giorni al picco di lattazione (DMP), il latte corretto per l’energia (ECM, kg/giorno), la composizione percentuale di grasso e proteine e il punteggio delle cellule somatiche (SCS) in relazione agli effetti dell’età al primo parto (AFC), basati su informazioni individuali dei giorni di controllo di bufale primipare dal 2013 al 2023 (n = 362.703). a,b) Le medie dei minimi quadrati con diverse lettere in apice all’interno di una riga differiscono significativamente secondo l’aggiustamento del confronto multiplo post hoc di Bonferroni ( P < 0,05).

Effetto della stagione di parto sulla produttività

La stagione di parto ha mostrato un impatto significativo sulle prestazioni produttive. Le bufale che partorivano la prima volta in inverno e primavera hanno prodotto più latte e ECM rispetto a quelle che partorivano in estate e autunno. Il picco di produzione è stato ritardato nelle bufale che partorivano in estate, probabilmente a causa dello stress da caldo che può aver ridotto l’ingestione alimentare e l’equilibrio energetico. Valori più alti di SCS in estate e autunno confermano l’influenza negativa del caldo e della maggiore esposizione a patogeni sulla salute della mammella. Grasso e proteine sono risultati più alti in autunno, plausibilmente per un effetto di concentrazione legato a produzioni inferiori.

Effetto dell’AFC sulle prestazioni riproduttive

L’AFC ha mostrato un impatto significativo su interparto e DO (Tabella 2). Le bufale che hanno partorito tra 34 e 37 mesi hanno registrato i valori più bassi di interparto e DO, mentre valori più elevati sono stati osservati nelle bufale con AFC <30 mesi o >42 mesi. Questo suggerisce che un AFC ottimale sia cruciale per bilanciare efficienza riproduttiva e produttiva, con implicazioni sulla longevità produttiva e sulla gestione aziendale.

Tabella 2. Medie dei minimi quadrati e SEM aggregati associati per intervallo di parto (g) e intervallo parto/concepimento (g) in base all’effetto dell’età al primo parto (AFC) 1 per bufali mediterranei primipari monitorati dal 2013 al 2021. a,b) Le medie dei minimi quadrati con diverse lettere in apice all’interno di una riga differiscono significativamente secondo l’aggiustamento del confronto multiplo post hoc di Bonferroni ( P < 0,05).
L’AFC è stata classificata in 8 categorie: prima: ≤30 mesi; seconda: 30–32 mesi; terza: 32–34 mesi; quarta: 34–35 mesi; quinta: 35–37 mesi; sesta: 37–38 mesi; settima: 38–42 mesi; e ottava: >42 mesi.

Anche la stagione di parto ha influenzato significativamente le prestazioni riproduttive, con interparti e DO più lunghi nelle bufale che partorivano in inverno e primavera rispetto a quelle che partorivano in estate e autunno. Ciò potrebbe dipendere dall’effetto del fotoperiodo sull’attività ovarica, con un periodo di anestro più lungo nei mesi primaverili a causa dell’aumento della durata delle ore di luce. Inoltre, l’interazione tra AFC e stagione di parto ha evidenziato che le bufale con AFC ≤30 mesi che partorivano in inverno avevano interparti e DO più lunghi, probabilmente a causa di un minore peso corporeo e di ridotte riserve di grasso al parto, che potevano ritardare la ripresa dell’attività ovarica. Al contrario, le bufale con AFC ≥42 mesi che partorivano in estate mostravano anch’esse un allungamento di interparto e DO, suggerendo che lo stress termico potesse aggravare gli squilibri metabolici post-parto, influenzando negativamente la fertilità. Pertanto, ottimizzare l’AFC in relazione alla stagione di parto può rappresentare una strategia efficace per migliorare la gestione riproduttiva e produttiva delle bufale mediterranee.

Conclusioni

In sintesi, un’AFC compresa tra 34 e 37 mesi rappresenta il miglior compromesso tra resa di latte e indicatori di fertilità. Investire sulla crescita delle manze e sulla programmazione dei cicli riproduttivi può aumentare l’efficienza della mandria, riducendo i costi e migliorando la sostenibilità. Le ricerche future dovrebbero focalizzarsi su nutrizione pre-svezzamento e pre-puberale e sull’inclusione dei tratti riproduttivi nei programmi di selezione genetica, per consolidare benefici duraturi.

Bibliografia

Campanile G, Di Palo R, Infascelli F, et al., (2003). Influence of rumen protein degradability on productive and reproductive performance in buffalo cows. Reprod Nutr Dev, 43:557-566.

Costa A, Negrini R, De Marchi M, et al., (2020). Phenotypic characterization of milk yield and quality traits in a large population of water buffaloes. Anim, 10:327.

Gómez-Carpio M, Cesarani A, Zullo G, et al., (2023). Genetic parameters for reproductive traits in the Italian Mediterranean buffalo using milk yield as a correlated trait. J Dairy Sci, 106:9016-9025.

Gómez-Carpio M, Rossi D, Cimmino R, et al., (2024). On the Relationship Among Linear Type Traits and Functional Longevity in the Italian Mediterranean Buffalo Using a Weibull Proportional Hazards Model. J Dairy Sci, 108:1730-1746.

Zicarelli L, Di Palo R., Neglia G., et al., (2007). Estimation of the intercalving period in Italian Mediterranean buffalo. Ital J Anim Sci, 6:709-712.

Sinossi dell’articolo: A. Calanni Macchio, M. Santinello, G. Bifulco, R. Matera, S. Biffani, M. Gomez-Carpio, G. Campanile, G. Neglia, The role of age at first calving in shaping production and reproductive outcomes in Italian buffaloes, Journal of Dairy Science, Volume 108, Issue 7, 2025, Pages 7235-247, ISSN 0022-0302, https://doi.org/10.3168/jds.2025-26369.

 

"Conoscere la bufala da latte"

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Da leggere - Luglio 2026

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