Cheese 2025: il valore della resistenza casearia
Ecco chi sono i premiati da Slow Food. Dal Piemonte alla Calabria, passando per Puglia, Lazio e Molise

A Bra, il 19 settembre, si è alzato il sipario sulla quindicesima edizione di Cheese, l’evento internazionale che Slow Food dedica ai formaggi naturali a latte crudo. In mezzo ai profumi di pascoli e cantine di stagionatura, il momento più intenso della giornata inaugurale è stato ancora una volta la consegna del Premio Resistenza Casearia.
Nato nel 2009, questo riconoscimento celebra chi ha scelto la via non semplice: produrre formaggi in condizioni e territori difficili, della tradizione e del benessere animale. Sono allevatori, casari, pastori e artigiani che tengono vivo un patrimonio fatto di saperi antichi, paesaggi rurali e biodiversità, pur affrontando sacrifici, isolamento e incertezze economiche.
Ecco chi sono i premiati per la Resistenza Casearia 2025 della quindicesima edizione di Cheese.
Lara e Silvia Pennati, custodi dell’alta montagna (Piemonte)
Due giovani sorelle che hanno deciso di restare a Formazza, il comune più a nord del Piemonte, a 1.300 metri di altitudine. Lara e Silvia Pennati allevano sessanta vacche Brune Alpine e gestiscono cento ettari di prati e pascoli, impedendo che la montagna si trasformi in bosco abbandonato. Questo impegno è valso loro la recente entrata nel Presidio dei prati stabili. La loro azienda, Formazza Agricola ha una stalla modernissima con sensori e robot per monitorare il latte. Tra le specialità, oltre al Formazza, al Walserino, al Sümmer e alla Mascherpa, una ricotta salata grande quanto un’anguria, segnalata anche nell’Arca del Gusto di Slow Food.
Andrea Cippitelli e Silvia Faraoni, rigenerare la terra (Lazio)
Nel Viterbese, dove i noccioleti intensivi occupano circa il 90% del territorio, Andrea e Silvia della Fattoria Faraoni hanno scelto di allevare vacche, pecore e suini al pascolo, rigenerando anno dopo anno la fertilità del suolo con semine miglioratrici e pascolo razionale. Producono formaggi improntati alla biodiversità e fanno parte del Presidio Slow Food dei prati stabili e pascoli rappresentando una possibilità concreta di alternativa agricola.
Francesco D’Innocenzio, difendere la Gentile di Puglia (Puglia)
Nell’azienda Masseria Salecchia di Bovino, nel Foggiano, Francesco D’Innocenzio porta avanti il lavoro del padre e del nonno: allevare la pecora Gentile di Puglia, razza antica e rustica, un tempo protagonista della transumanza e conosciuta in tutta Europa per la lana finissima. Da oltre un milione di capi negli anni ’70 si è scesi a poche migliaia ma, grazie a pochi allevatori coraggiosi, la razza non è scomparsa. Francesco, referente del Presidio Slow Food e della nuova cooperativa Allevatori di Gentile di Puglia, continua a credere in questa pecora che dà lana, carne e latte e che mantiene vivi prati e pascoli altrimenti destinati all’abbandono.
Pavel Sabau, dall’est Europa all’alpe Sangiatto (Piemonte)
Arrivato dalla Romania, Pavel Sabau ha trovato lavoro in Piemonte e insieme alla famiglia Òlzeri di Baceno ha imparato l’arte del Bettelmatt, formaggio iconico delle valli ossolane prodotto a oltre duemila metri di altitudine. Oggi Pavel guida la caseificazione sull’alpe Sangiatto insieme a suo figlio ventenne, entrambi, pur migranti, custodi dell’identità alpina.
Carmelina Colantuono, la transumanza come vita (Molise)
Premio intitolato ad Agitu Ideo Gudeta
Con le sue 350 vacche Podoliche, Carmelina Colantuono ripete ogni anno un rito antico: la transumanza lungo i tratturi che dal Gargano portano alla montagna molisana. È la quinta generazione della sua famiglia a percorrere quei 180 km a piedi, patrimonio UNESCO dal 2019. Carmelina non solo tiene vivo un mestiere, ma lo apre al pubblico accompagnando viaggiatori curiosi di scoprire questi riti quasi arcaici legati alle tradizioni e alla natura.
Antonio Crudo, la memoria del pecorino vibonese (Calabria)
Sull’altopiano vibonese, a 700 metri di altitudine, Antonio Crudo continua a produrre pecorino a latte crudo, un formaggio citato già nel Seicento e oggi Presidio Slow Food. Suo figlio Gabriele ha la stessa passione per la pastorizia e la lavorazione del latte delle pecore comisane, sarde e malvizze, allevate allo stato brado. Ogni forma prodotta è il risultato di un gesto imparato generazione dopo generazione, e che continua a mantenere viva un’identità culturale minacciata.
Cristina Ferrarini, la lana come nuova vita (Veneto)
In Lessinia, Cristina Ferrarini alleva pecore Brogna e alpaca e trasforma la loro lana in filati, tessuti e accessori artigianali, spesso colorati con tinture naturali. La sua bottega-laboratorio è un luogo dove la manualità incontra la sperimentazione. Vicepresidente dell’Associazione per la tutela della pecora Brogna, Cristina lavora per dare un futuro alla lana, un tempo considerata scarto. Con lei opera tutta la famiglia, in un progetto che intreccia allevamento, artigianato e creatività.
Nicolas Floret, la carovana del latte crudo (Francia)
Fondatore dell’Association Fromages Naturels de France, Nicolas Floret è un attivista che lotta per difendere i formaggi tradizionali e i Presìdi francesi. Ogni due anni guida una carovana che attraversa il Paese raccogliendo casari, pastori e formaggi per portarli a Bra. Quest’anno il premio è andato a lui e, simbolicamente, a tutti i casari francesi che credono nel latte crudo, dedicandolo anche alla memoria del pastore Luc Falcott, recentemente scomparso.
Cheese 2025, attribuendo questi riconoscimenti ha mostrato che la resistenza casearia non è un concetto astratto, ma un impegno quotidiano fatto di pascolo, mungiture, caseificazione e racconto. È la scelta di non arrendersi, anche quando sarebbe più facile e Bra in questi giorni ha offerto loro una platea capace di ascoltare.

















































































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