PAC e Fondo Unico: il dissenso delle associazioni di categoria
Una lettera di Ursula Von der Leyen concede concessioni minori sul Fondo Unico ma vengono definite "fumo negli occhi" dai rappresentanti di categoria

Il futuro dell’agricoltura europea è vincolato alla riforma del Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) 2028-2034. La proposta della Commissione, che prevede l’accorpamento della PAC in un Fondo Unico (NRPP), ha scatenato la mobilitazione delle associazioni di categoria creando un’iniziale freddezza da parte del Parlamento europeo. Il timore è che la PAC perda la sua autonomia, subisca tagli drastici (stimati al 17,6% sulle misure centrali) e che le risorse destinate agli agricoltori si diluiscano in un calderone di politiche nazionali e regionali.
Le cifre e i numeri
L’allarme lanciato dal Parlamento e dalle organizzazioni agricole si basa su cifre precise e proiezioni finanziarie, enunciando le eventuali modifiche sul fronte del bilancio a lungo termine. Secondo le associazioni di categoria il fondo unico comporterebbe una serie di conseguenze: la dotazione finanziaria complessiva della PAC, dopo il 2027, sarebbe destinata a perdere peso percentuale, scendendo dal 31% al 15% del bilancio totale dell’UE, nonostante l’aumento complessivo del QFP a 2000 miliardi di euro. Al contempo, il budget per le misure centrali della PAC subirebbe un taglio netto del 17,6% tra il periodo 2021-2027 e il 2028-2034. Per l’Italia, l’attuale proposta si tradurrebbe in una compressione stimata di circa 9 miliardi di euro sul valore attuale, ottenendo circa 31 miliardi.
La contromossa della commissione
Per placare la “ribellione parlamentare”, in una lettera, inviata il 9 novembre alla presidentessa del Parlamento europeo Roberta Metsola e a Mette Frederiksen, presidente di turno del Consiglio europeo, Von der Leyen ha offerto concessioni minori, tra cui l’introduzione di un “obiettivo rurale” (Rural Target), che destinerà almeno il 10% dei fondi NRPP non allocati specificamente allo sviluppo dei territori agrari, in aggiunta ai 300 miliardi già riservati agli agricoltori. Le altre modifiche riguardano un rafforzamento del ruolo delle autorità regionali, che concederebbe un chiaro diritto di dialogare direttamente con Bruxelles, e un aumento dei poteri di supervisione del Parlamento, che farebbe parte di un “meccanismo di orientamento” per identificare, insieme alla Commissione e al Consiglio, le priorità di bilancio per ogni anno.
La risposta delle associazioni
Le reazioni a queste modifiche sono state “fortemente negative”. Copa-Cogeca ritiene le concessioni insufficienti e cosmetiche. Farm Europe ha criticato il Rural Target del 10%, evidenziando che per alcuni Paesi membri, come l’Irlanda e la Francia, sarebbe necessario mobilizzare percentuali molto più alte (rispettivamente circa il 25% e il 16%) per finanziare le misure rurali escluse dalla PAC tradizionale. Per mantenere il budget PAC al livello attuale (a prezzi correnti), Paesi come l’Italia dovrebbero mobilitare tra il 18% e il 35% dei fondi NRPP non dedicati, che sono invece destinati ad altre politiche fondamentali, come la Coesione.
Il contesto del Fondo Unico
Secondo la Presidentessa della Commissione UE, Ursula von der Leyen, la proposta per il Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) rappresenta un futuro di sinergie, sostenendo nella lettera che l’attuale bilancio è stato progettato per “un mondo che non esiste più”.
Quando la Commissione ha proposto di inglobare la Politica Agricola Comune (PAC) all’interno dei nuovi Piani di Partenariato Nazionale e Regionale (NRPP) o del Fondo Unico, mettendo in competizione fondi destinati all’agricoltura con quelli per la coesione, la politica sociale e la migrazione, le associazioni di categoria hanno lanciato un “pressing confederale”. Su questo il presidente nazionale di CIA, Cristiano Fini, si è espresso parlando di un “danno diretto sul reddito degli agricoltori, sulle aree rurali e, più in generale, sulla tenuta del mercato unico e sulla sicurezza alimentare di milioni di cittadini europei”.
La natura della PAC
Secondo i più critici l’inclusione della PAC in questo Fondo Unico eroderebbe il suo carattere comune e la sua governance, vincolandola a discussioni esterne al suo quadro settoriale, con un potenziale “danno strutturale”.
Le associazioni agricole chiedono che la PAC sia mantenuta come una politica autonoma, a due pilastri, con un budget sicuro. L’attuale architettura del Fondo Unico, infatti, pur prevedendo circa 300 miliardi di euro blindati per il sostegno al reddito degli agricoltori, diluisce le risorse totali. La Confederazione Europea Copa-Cogeca si espone affermando che le modifiche non offrono una risposta al problema della mancanza di comunanza e che persisterà il rischio di distorsione della concorrenza all’interno dell’Unione Europea, minando di fatto il Mercato Unico.
Cambiamenti nel sostegno
A livello di sostegno diretto, la proposta introduce il Sostegno al Reddito su Base Degressiva per Superficie (DABIS), che punta a rendere i pagamenti più equi e mirati. Il DABIS prevede che i pagamenti basati sugli ettari siano gradualmente ridotti per le aziende agricole più grandi, applicando un massimale di 100.000 euro per azienda all’anno. Il sistema, che sostituirebbe diverse attuali forme di pagamento, è pensato per dare priorità a chi ha nell’agricoltura la principale fonte di sostentamento e per favorire il ricambio generazionale, eliminando l’ammissibilità per i pensionati entro il 2032.
I prossimi step
La strada per la PAC 2028-2034 è ancora lunga. Le modifiche proposte da Von der Leyen sono servite a disinnescare, almeno in parte, la minaccia di un rifiuto simbolico da parte del Parlamento Europeo, ma non hanno risolto le preoccupazioni di fondo su frammentazione e perdita di risorse. Il Presidente di Copa-Cogeca, Massimiliano Giansanti, e il Presidente di Cogeca, Lennart Nilsson, hanno espresso come per loro le modifiche non soddisfino le esigenze del settore e rappresentano un tentativo di “cambiare le cose senza cambiare nulla”.
Da un lato, l’accordo per la semplificazione (con meno burocrazia e ispezioni, e maggiore sostegno per i piccoli) è un passo concreto verso la riduzione dell’onere amministrativo e rappresenta un’opportunità immediata. Dall’altro, le associazioni affermano di voler continuare a esercitare pressione affinché il Parlamento e il Consiglio rimangano “estremamente fermi nel difendere la comunità agricola europea”, chiedendo che la PAC resti una politica autonoma, essenziale per garantire la sicurezza alimentare dell’UE.
Il prossimo passo cruciale sarà l’approvazione formale dell’accordo di semplificazione da parte del Consiglio e del Parlamento e la continuazione dei negoziati sul QFP 2028-2034, che necessiterà dell’accordo unanime dei 27 leader degli Stati membri. Il futuro del settore dipende dalla capacità di Bruxelles di tradurre la necessità di “sinergie” in un bilancio che non penalizzi la funzione strategica dell’agricoltura e dell’allevamento, mantenendo una politica solida e dotata di finanziamenti adeguati.



















































































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