Postbiotici nella dieta dei vitelli da latte: ecco gli effetti fino alla prima lattazione

La supplementazione precoce di vitelli con postbiotici da Saccharomyces cerevisiae accelera crescita, sviluppo ruminale e risposta immunitaria, migliorando anche la produzione alla prima lattazione

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10 Dicembre, 2025

La fase di allevamento dei vitelli rappresenta una delle sfide più delicate e decisive per il futuro delle vacche da latte. Nei primi mesi di vita, infatti, l’obiettivo non è solo garantire la sopravvivenza e la salute dei giovani animali, ma favorire uno sviluppo dell’apparato digerente e del sistema immunitario, gettando le basi per una carriera produttiva di successo.

Un recente studio condotto presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, in collaborazione con l’Università di Messina e il supporto Cargill, ha indagato gli effetti della supplementazione precoce con postbiotici derivati dalla fermentazione di Saccharomyces cerevisiae (SCFP) sulla crescita, il metabolismo e la risposta immunitaria delle vitelle di razza Frisona.

L’originalità del lavoro sta nel seguire gli animali non solo durante le prime 10 settimane di vita, ma anche nel periodo post-svezzamento e fino alla prima lattazione, permettendo di valutare gli effetti a lungo termine di una strategia nutrizionale adottata nei primissimi giorni di vita.

Cosa sono i postbiotici?

I postbiotici sono miscele di metaboliti, componenti cellulari e composti bioattivi ottenuti dalla fermentazione controllata di microrganismi benefici.

Nel caso dei lieviti Saccharomyces cerevisiae, questi includono β-glucani, mannani, peptidi, acidi grassi volatili, vitamine del gruppo B e antiossidanti, tutti in grado di modulare la risposta immunitaria e favorire la salute intestinale.

A differenza dei probiotici, non contengono cellule vive, risultando più stabili e sicuri da utilizzare nei giovani animali. Negli adulti, prodotti analoghi a base di SCFP sono già noti per migliorare la fermentazione ruminale e la produzione di latte. Tuttavia, poco si sapeva finora sul loro impiego nei vitelli neonati e sugli eventuali effetti duraturi nel tempo.

Come si è svolto lo studio

Diciotto vitelle Frisone sono state suddivise in due gruppi:

  • gruppo controllo, alimentato con latte in polvere e mangime starter standard;
  • gruppo SCFP, che ha ricevuto 1 g/d di SCFP sciolto nel latte fino allo svezzamento più 5 g/d di SCFP fino a 70 giorni di età.

Lo svezzamento delle vitelle è avvenuto a 60 giorni e gli animali sono stati monitorati fino a 160 giorni di età per peso vivo e accrescimento, e successivamente seguite fino alla prima lattazione, per valutare eventuali “effetti memoria” della supplementazione precoce.

Lo studio è parte di un progetto di dottorato, condotto presso l’azienda sperimentale CERZOO srl (Piacenza), con il prezioso supporto dei tesisti della laurea magistrale in Agricoltura sostenibile e di precisione dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. 

Crescita e metabolismo: vitelle più pronte allo svezzamento

Le vitelle dei due gruppi hanno consumato quantità simili di latte e mangime, ma quelle alimentate con SCFP hanno mostrato una crescita più rapida dopo lo svezzamento, con un incremento medio giornaliero superiore di circa 0,3 kg/d nel periodo 71–100 giorni. A 100 giorni, il peso vivo era significativamente maggiore rispetto al gruppo di controllo (126 vs 115 kg), e questa differenza si è mantenuta fino ai 160 giorni.

Dal punto di vista metabolico, i postbiotici sembrano aver migliorato l’efficienza di utilizzo dell’energia e delle proteine. I vitelli SCFP mostravano concentrazioni plasmatiche più elevate di acetato e propionato, acidi grassi volatili chiave prodotti dalla fermentazione ruminale, segno di un rumine più attivo e funzionale già a 60 giorni di vita. In parallelo, i livelli di NEFA (acidi grassi non esterificati) erano più bassi nelle prime settimane, suggerendo un minore stato di mobilizzazione energetica e quindi un metabolismo più stabile e meno stressato.

Il rumine: un cantiere in costruzione accelerato

La fase di svezzamento coincide con la “maturazione” del rumine, che deve trasformarsi da organo quasi inattivo in un efficiente fermentatore microbico. Nel presente studio, la somministrazione di postbiotici derivati da Saccharomyces cerevisiae ha accelerato questo processo di maturazione funzionale del rumine.

I vitelli che hanno ricevuto SCFP hanno mostrato maggiore produzione di acidi grassi volatili, in particolare acetato e propionato, già al momento dello svezzamento (60 giorni di età). Questi composti sono i principali prodotti della fermentazione ruminale e rappresentano la fonte energetica primaria per la crescita.

Parallelamente, si è osservata una tendenza a concentrazioni plasmatiche più alte di β-idrossibutirrato che in un vitello viene interpretato come indicatore di maggiore funzionalità ruminale. Questo suggerisce che i postbiotici abbiano stimolato l’attività microbica e la capacità fermentativa del rumine, favorendo la transizione dalla dieta liquida al consumo di mangime solido.

Immunità e stato infiammatorio

L’effetto positivo dei postbiotici non si è limitato all’apparato digerente. Le vitelle trattate hanno mostrato un’attività fagocitaria dei neutrofili più elevata (+10% rispetto al controllo) e una maggiore espressione di geni coinvolti nella risposta immunitaria. Anche l’enzima mieloperossidasi, marker dell’attivazione dei neutrofili, è risultato più alto nei vitelli SCFP. Questi risultati confermano l’azione immunomodulante dei postbiotici, capaci di rafforzare le difese naturali.

Un effetto che dura nel tempo: più latte alla prima lattazione

Uno degli aspetti più interessanti dello studio è il follow-up fino alla prima lattazione. Le bovine che avevano ricevuto SCFP da vitelle hanno prodotto, nei primi 100 giorni di mungitura, 2,1 kg di latte in più al giorno rispetto al gruppo di controllo (37,6 vs 35,5 kg/d).

Anche il latte corretto per energia (ECM) è risultato superiore (+1,9 kg/d), mentre la produzione di proteina è stata più elevata (1,31 vs 1,24 kg/d). Pur con una leggera riduzione della percentuale di grasso, l’effetto complessivo è stato un aumento della resa produttiva, segno che i benefici della nutrizione del vitello possono estendersi ben oltre il periodo giovanile.

Questi dati rafforzano l’idea che la “programmazione nutrizionale” nei primi due mesi di vita possa lasciare un’impronta duratura sul metabolismo e sull’efficienza produttiva dell’animale adulto.

Considerazioni finali

Lo studio mostra come l’aggiunta di postbiotici derivati da Saccharomyces cerevisiae nella dieta dei vitelli possa sostenere una crescita più vigorosa, accelerare lo sviluppo del rumine e migliorare la risposta immunitaria, con un effetto positivo che si riflette anche nella prima lattazione.

Si tratta di risultati di grande interesse pratico, che aprono la strada a nuove strategie nutrizionali volte a massimizzare il potenziale produttivo delle future vacche da latte fin dalle prime settimane di vita.

Si ringrazia la dottoressa Enrica Cagnassi e il dottor Marco Berelli per il loro contributo.

Autore: Marta Sfulcini – Agrisystem PhD student, Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza

La presente nota è una sintesi del seguente articolo scientifico pubblicato dalla rivista Animals, dove è riportata tutta la letteratura citata: Sfulcini, M., V. Lopreiato, F. Piccioli-Cappelli, V. Patrone, M. Bisaschi, I. Yoon, A.M. Zontini, M. Barbato, L. Cattaneo, I. Archetti, E. Trevisi, and A. Minuti. 2025. Saccharomyces cerevisiae Fermentation-Derived Postbiotics Supplementation to Dairy Calves: Effects on Growth, Metabolism, Immune Status and Preliminary First Lactation Outcomes. Animals, 15, 2728. doi:10.3390/ani15182728.

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