Una sola salute, un solo benessere

Con questa visione molto chiara e diretta, Mignini&Petrini ha promosso ad Agriumbria, il Salone nazionale dell'agricoltura, della zootecnia e dell'alimentazione, un interessante e affollatissimo ciclo di incontri organizzati con la sua Academy e moderati da Alessandro Fantini

mignini&petriniaccademy
13 Aprile, 2026

L’ultima edizione di Agriumbria da poco conclusasi, per Mignini&Petrini è stata un vero successo. Il suo spazio ha visto una grande presenza di operatori e di pubblico accorsi a seguire il ciclo di incontri di approfondimento Una Sola Salute, Un Solo Benessere promosso da Mignini&Petrini Academy. Un calendario ricco di appuntamenti con esperti e professionisti provenienti da più campi, tutti accomunati da un unico obiettivo: dimostrare l’interdipendenza fra benessere animale, salute umana e tutela ambientale.

Dal mercato del latte alla sostenibilità, dalla Cucina Italiana, proclamata Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità dall’Unesco, al futuro rurale, la condivisione delle conoscenze e dei riconoscimenti è oggi fondamentale per migliorare la qualità delle decisioni e la capacità di intercettare i reali bisogni di un mercato, quello della Zootecnia, in continua evoluzione. Metodo scientifico, innovazione e confronto continuo fra le diverse realtà che compongono la filiera produttiva, diventa un impegno concreto e quotidiano che Mignini&Petrini si è assunto da sempre, per garantire salubrità e nutrizione bilanciata al suo mangime, che è il primo anello della sicurezza alimentare.

Il dibattito si è aperto con Alessandro Fantini, Direttore di Ruminantia e moderatore di tutti i panel, che ha parlato de Il mercato del latte bovino, tra rischi e opportunità evidenziando che il comparto lattiero-caseario è a un bivio: solo un cambio di paradigma, basato su innovazione e valorizzazione, potrà garantire un futuro sostenibile a uno dei pilastri dell’agroalimentare italiano.

In Italia si consolida un modello distintivo basato sulla qualità. Quasi la metà del latte nazionale viene destinata a prodotti DOP e IGP, una scelta che garantisce maggiore stabilità dei prezzi e migliori margini per gli allevatori. Una strategia che conferma come il futuro del settore punti più sulla valorizzazione che sui volumi. Resta però una criticità strutturale: il prezzo del latte è spesso determinato dagli acquirenti, senza un reale legame con i costi di produzione. Nel frattempo, il sistema produttivo cambia volto. Diminuiscono le aziende (-32% dal 2012), ma crescono in dimensione e capacità produttiva. Una concentrazione che migliora l’efficienza, ma solleva interrogativi sulla tenuta sociale delle aree rurali. Sul fronte della domanda, preoccupa il calo dei consumi, soprattutto tra giovani e fasce più abbienti, solo lo yogurt mostra segnali di crescita. A incidere è anche la percezione pubblica: nelle aree urbane si diffondono dubbi su impatto ambientale, benessere animale e salute. Anche quando non supportate da evidenze scientifiche, queste convinzioni influenzano le scelte, trasformando la sfida economica in una questione di fiducia e comunicazione. Non mancano però le opportunità. Il settore può rafforzarsi puntando su qualità certificata, sostenibilità ambientale, maggiore trasparenza e un dialogo più diretto con i consumatori. Sempre più centrale anche il ruolo delle aziende agricole come fornitrici di servizi ecosistemici.

Giorgio Barchiesi, in arte Giorgione, ha intrattenuto il pubblico sul Perché l’origine fa la differenza: carne, latte e uova nel successo della Cucina Italiana riportando al centro il valore reale dell’origine delle materie prime. Un concetto che va oltre il semplice “chilometro zero” e si lega invece alla qualità complessiva della filiera produttiva. Carne, latte e uova rappresentano i pilastri fondamentali della tradizione gastronomica italiana, ma solo quando derivano da allevamenti gestiti con competenza e attenzione. A garantire l’eccellenza è il lavoro di allevatori e produttori che rispettano gli animali e curano il prodotto finale: ogni passaggio incide su gusto e qualità. Differenze anche minime nel territorio o nei metodi di allevamento possono tradursi in caratteristiche organolettiche molto diverse. Si aggiunga l’importanza dell’educazione alimentare: le nuove generazioni, sempre più abituate a cibi ultra-processati, rischiano di perdere il legame con i sapori autentici. Recuperare una cultura del gusto, basata su ingredienti semplici ma di qualità, diventa quindi una priorità. Il messaggio emerso dall’incontro è chiaro: difendere l’origine significa valorizzare competenze, territorio e tradizione, elementi essenziali per il futuro della cucina italiana.

Mondina Lunesu e Fabio Correddu del Dipartimento di Agraria dell’Università degli Studi di Sassari hanno fatto il punto su Zootecnia consapevole: perché la fiducia del consumatore passa dall’informazione per definire nuovo modello di allevamento che emerge dal confronto tra esperti scientifici come risposta alle sfide ambientali, produttive ed etiche del settore. L’approccio supera la logica intensiva tradizionale e propone una visione integrata che mette in relazione animale, ambiente, sistema produttivo e consumatore. Il benessere animale viene riconosciuto non solo come valore etico, ma anche come leva produttiva: migliori condizioni di allevamento si traducono in performance più elevate e prodotti di qualità superiore. Gli esperti sottolineano la necessità di adottare indicatori oggettivi per misurarlo e integrarlo nella gestione aziendale. Le nuove strategie sono attente all’impatto ambientale con riduzione delle emissioni, gestione efficiente dei reflui, uso ottimizzato delle risorse e il supporto decisivo dell’innovazione tecnologica. L’alimentazione è determinante per la salute degli animali e per la sicurezza della filiera alimentare. Tracciabilità e qualità delle materie prime sono indicati come elementi imprescindibili. Da qui l’importanza di formazione e approccio interdisciplinare per accompagnare la transizione. La “zootecnia consapevole” si configura così come un passaggio necessario verso un sistema agro-zootecnico più sostenibile, responsabile e resiliente.

Maria Grazia Cappai, Professoressa Associata Nutrizione Animale sempre dell’Università degli Studi di Sassari ha trattato il tema Piccoli errori, grandi conseguenze: siamo così sicuri di nutrire correttamente i nostri cani e gatti? ovvero come piccoli errori quotidiani, spesso dettati da buone intenzioni, possono avere conseguenze rilevanti: squilibri nutrizionali, carenze e possibili problemi sanitari, sia per gli animali sia per i proprietari in ambiente domestico e urbano. Il fenomeno dell’antropomorfizzazione, ovvero la tendenza a trattare gli animali come esseri umani anche nelle scelte alimentari, porta molti proprietari a seguire mode prive di basi scientifiche, dalle diete vegane per carnivori alla crudista BARF, fino ai regimi “naturali”, ignorando le reali esigenze fisiologiche: se il cane mostra una certa adattabilità, il gatto resta un carnivoro stretto, con bisogni nutrizionali non negoziabili. Il problema più diffuso, tuttavia, resta la sovralimentazione. Diete bilanciate, fabbisogni energetici definiti e valutazione dello stato corporeo devono guidare le scelte. Gli alimenti industriali completi, se correttamente formulati, rappresentano una soluzione affidabile, mentre le diete casalinghe richiedono competenze specifiche e supervisione professionale. La comunicazione ha un ruolo sempre più rilevante in un mercato del pet food in forte espansione. In sintesi, nutrire correttamente un animale domestico significa affidarsi alla scienza. Perché anche i gesti più semplici possono incidere profondamente sul benessere dei nostri pet.

La giornalista del Sole 24 Ore Manuela Soressi ha affrontato il tema legato a La Cucina Italiana UNESCO, una opportunità per il sistema Paese e per il sistema agricolo che ne è alla base…fino a motore di sviluppo? Un riconoscimento che segna l’inizio di una nuova fase più che un traguardo. L’idea di una cucina italiana intesa non come insieme di ricette simbolo, ma come patrimonio diffuso, costruito nei territori e nelle comunità. Un sistema complesso che integra agricoltura, filiere produttive, ristorazione e cultura, e che proprio per questo richiede strumenti adeguati di tutela e valorizzazione. La sfida principale è trasformare il riconoscimento UNESCO in un’opportunità concreta, evitando semplificazioni e stereotipi che rischiano di ridurre la ricchezza del modello italiano a pochi cliché globali. Tra le priorità emerse, il rafforzamento delle filiere agroalimentari, la formazione e la trasmissione delle competenze, elementi chiave per garantire continuità e autenticità. Oltre a una responsabilità condivisa che fra istituzioni e operatori, ma anche consumatori, sempre più chiamati a sostenere qualità, territorio e sostenibilità attraverso scelte consapevoli. Il quadro delineato è chiaro: il riconoscimento UNESCO rappresenta un’occasione strategica per rafforzare il valore culturale, economico e sociale della cucina italiana, ma richiede un impegno concreto e coordinato per tradursi in risultati duraturi.

A chiudere il ciclo uno sguardo a Il futuro è rurale: sfide e opportunità per i giovani allevatori con Maurizio Arduin, esperto divulgatore nell’allevamento di animali da cortile, che ha sottolineando come il futuro del settore sia sempre più legato alla valorizzazione del mondo rurale. I giovani sono pronti a innovare e comunicare, ma spesso frenati da barriere burocratiche e mancanza di supporto. Il vero nodo resta infatti l’accesso alle informazioni, soprattutto su normative e strumenti per portare il prodotto sul mercato. Da qui la necessità di maggiore chiarezza, formazione e accompagnamento.

La qualità produttiva non è più il principale limite: gli allevatori sanno già produrre bene. Tra le soluzioni indicate, il rafforzamento della filiera corta e il collegamento diretto tra produttore e consumatore, per garantire maggiore redditività agli allevatori. Un ruolo chiave è attribuito anche alle “comunità del cibo”, modelli organizzativi già normati che permettono di fare rete tra agricoltori, trasformatori e territori. Il futuro dell’allevamento passa dalla capacità di fare sistema, puntare su materie prime di qualità e trasformare il sapere agricolo in valore economico attraverso una comunicazione efficace e una filiera più equa.

L’iniziativa Una Sola Salute, Un Solo Benessere è stata resa possibile grazie alla Mignini&Petrini Academy, una struttura di formazione aziendale istituita fin dal 2020 dall’omonimo Gruppo per promuovere e diffondere la scienza, la cultura, le abilità, le professioni.

La Mignini&Petrini Academy negli anni si è configurata come un ecosistema formativo strutturato. A guidarla un autorevole Comitato Scientifico, che integra rigore metodologico, innovazione applicata e confronto continuo con il mondo produttivo. Accanto alla formazione interna dedicata a tecnici, forza vendita e dipendenti, l’Academy organizza incontri, seminari e corsi per gli allevatori e i concessionari.

Oltre che luogo di formazione tecnica, l’Academy è anche e soprattutto uno spazio di crescita culturale. Protagonista nell’orientare il cambiamento del settore mangimistico verso un futuro fondato su rigore scientifico, responsabilità sociale e competitività delle filiere.

Nei prossimi giorni pubblicheremo i video dei singoli eventi della Mignini & Petrini Accademy ad Agriumbira 2026.

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Da leggere - Luglio 2026

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