Lo dice la scienza, ma chi lo assicura?

Dati inventati, immagini manipolate, firme acquistate e revisioni aggirate: il fenomeno delle paper mills alimenta un mercato parallelo della pubblicazione scientifica. Una pratica in crescita che minaccia l’affidabilità della ricerca, con conseguenze sulla salute, sulle politiche pubbliche, sul mercato e sulla fiducia nella scienza

7 Settembre, 2026

Non credo di essere noto in lontani e da me mai frequentati paesi, soprattutto asiatici, ma da questi mi sono arrivate proposte di pubblicare articoli scientifici a pagamento. Proposte che hanno tutte le caratteristiche di provenire da riviste paper mills o cartiere, che offrono una rapida pubblicazione senza un controllo dell’origine e qualità della ricerca, offrendosi di collaborare sui dati della ricerca, sul manoscritto inviato e sulla sua diffusione.

Un modus operandi non etico, abbastanza recente che si va rapidamente sviluppando e che costituisce una corruzione della ricerca, dove un gruppo di persone o sistemi automatizzati generano articoli da pubblicare e chiunque lo desideri può acquistarne uno, simile a qualsiasi prodotto di consumo, con la garanzia di pubblicazione.

Questo mercato editoriale che a pagamento offre di elencare persone come autori di articoli scientifici, spesso ricerche che bypassano il processo di peer review che pubblicano dati falsificati insieme a testi copiati, ha rilevanti conseguenze difficili da combattere e merita alcune precisazioni e considerazioni.

Accademia, industria e articoli di ricerca 

Come per altre attività fraudolente e illegali – per esempio la produzione e vendita delle droghe – anche quella della pubblicazione di articoli di tipo scientifico fraudolenti coinvolge due esecutori: il produttore e/o venditore e il consumatore.

Nel caso in esame, l’editoria mondiale si trova in una crisi strutturale e culturale caratterizzata da calo delle vendite, sovrapproduzione di titoli e frammentazione dell’attenzione del pubblico. Si pubblica molto di più rispetto al reale numero di lettori (in forte calo) nei quali il costante uso di dispositivi digitali disincentiva la lettura, mentre il fatturato del settore è in flessione per l’aumento dei costi di produzione e distribuzione.

Da qui la ricerca di nuovi mercati.

Tra questi vi è anche quello della pubblicazione di articoli scientifici che, secondo alcune stime, a livello mondiale nel 2024 hanno superato i cinque milioni, con un aumento di oltre il 20% negli ultimi cinque anni ed un incremento annuo superiore al 2%.

Nella odierna società industriale continuamente aumenta la necessità di pubblicare articoli di ricerca e di tipo scientifico soprattutto in due campi: ricerca accademica e industria. Nell’accademia pubblicare articoli scientifici è assolutamente necessario ai ricercatori per la loro carriera in una valutazione quantitativa e per la ricerca di finanziamenti. I concorsi per ruoli universitari dipendono fortemente dal numero di pubblicazioni anche come indice di produttività e il conteggio delle citazioni spinge i ricercatori a produrre più paper per mantenere o migliorare la propria reputazione e ottenere fondi pubblici o privati per nuovi progetti richiede di dimostrare una produzione e una visibilità scientifica. Le università e gli enti di ricerca stesse incentivano la produzione scientifica per migliorare i propri posizionamenti nelle classifiche nazionali e mondiali. Le industrie di ogni dimensione hanno bisogno di pubblicazioni scientifiche per validare le proprie tecnologie, accelerare l’innovazione e costruire credibilità sul mercato. Pubblicare dimostra che i prodotti o i processi dell’azienda sono sicuri ed efficaci in quanto basati su ricerche scientifiche; inoltre, per ottenere brevetti e autorizzazioni, e nell’industria farmaceutica, biotecnologia e di tecnologia medica, gli enti regolatori (FDA americana, EFSA europea) richiedono prove scientifiche in buona parte attinte dalle pubblicazioni.

Se nell’accademia è importante il numero delle pubblicazioni, nell’industria spesso vitale è la tempestività. Due caratteristiche che non si trovavano nelle tradizionali riviste scientifiche dotate di strumenti di controllo (peer review, revisione paritaria valutazione critica eseguita da esperti indipendenti) con tempi di pubblicazione lunghi. Da qui una nuova editoria che agli accademici offre il numero e all’industria la rapidità di pubblicazione, senza assicurare la loro qualità e che possono anche essere fraudolenti.

È così che negli ultimi anni si è arrivati ad avere riviste note come paper mills o cartiere di pubblicazioni nelle quali vi sono forme di imbroglio contrattuale offerte da organizzazioni che propongono prodotti che vanno dai dati di ricerca a manoscritti fraudolenti o fabbricati, fino a servizi di invio e rapida, a volta settimanale, pubblicazione.

Tutto questo nonostante il fatto che i ricercatori scoperti a commettere una frode scientifica subiscono gravi ripercussioni professionali, legali, istituzionali ed economiche, e che la pubblicazione di articoli falsi esponga le case editrici e i soggetti correlati a conseguenze legali, economiche e reputazionali di diversa gravità.

Articoli falsi, reato in aumento

Le paper mills, o fabbriche di articoli scientifici falsi o plagiati, nonostante siano illegali, se non un reato, sono scritti usando dati inventati, immagini manipolate o paragrafi copiati da altri studi. L’acquirente paga una cifra in denaro per inserire il proprio nome in un articolo già pronto o accettato da una rivista. In questo articolo il processo di revisione è manipolato fornendo indirizzi email falsi, o sono le stesse fabbriche di articoli che approvano gli articoli o in diversa maniera aggirano i controlli di qualità. 

Come in tutte le attività illecite, anche per gli articoli delle paper mills, o per ogni altro articolo in parte o totalmente falso o fraudolento, non si hanno dati ma solo stime che variano tra l’1,5% e quasi il 15-20%, a seconda dei campi di ricerca e dei criteri di analisi utilizzati.

Il numero di articoli ritirati (retraction) dalla rivista nella quale erano stati pubblicati, in quanto non ritenuti corretti, e che ogni anno si aggiravano intorno allo 0,01 – 0,02%, nel 2023 ha superato lo 0,2% del totale delle pubblicazioni (circa 10.000 articoli). Secondo il consensus degli esperti in biologia e medicina, i settori più colpiti, un articolo su sette che arriva alla loro valutazione è sospetto di falsi e su circa un milione e ottocentomila articoli (2023), 55mila sono parzialmente o totalmente falsi. Stime basate sui software di controllo condotte con intelligenza artificiale e strumenti di screening indicano che circa l’1,5% – 2% di tutti gli articoli scientifici pubblicati annualmente presenta chiare impronte di fabbricazione industriale (paper mills, articoli falsi venduti ai ricercatori).

In settori specifici come la biomedicina e la biologia la quota sale al 3% o più, e la percentuale di lavori problematici o completamente falsi in alcuni ambiti critici (biologia molecolare e cancro) arriva a cifre molto più elevate, fino a toccare o superare un articolo su sette (circa il 14%).

Conseguenze dannose degli articoli scientifici falsi

Molte e diversificate sono le conseguenze dannose di pubblicazioni a carattere scientifico non veritiere.

Risultati scientifici non autentici causano rischi, se non a danni, alla salute pubblica, perché studi clinici inventati o errati possono portare a linee guida mediche e terapie inadatte o sbagliate, con pericoli per i pazienti o sfiducia in trattamenti sicuri come per i vaccini. Contestualmente, dati non veritieri possono spingere a distorsione di politiche quando leggi, regolamenti ambientali o decisioni sono basate su ricerche non veritiere e portano anche a ignorare problemi reali o a crearne di nuovi. Sono inoltre uno spreco di risorse economiche e di tempo, quando altri ricercatori sprecano anni e fondi pubblici o privati per replicare esperimenti basati sul nulla o correggere errori indotti da dati falsificati. 

In molti casi la diffusione di risultati falsi, insufficienti o inadatti serve a distorcere il mercato, e questo avviene sia in quello dei farmaci ma soprattutto degli alimenti, dove risultati non solo errati, ma insufficienti o inappropriati in vario modo, sono usati nella propaganda. Ricerche manipolate o falsificate sono inoltre un grave inquinamento della letteratura scientifica che altera le rassegne sistematiche e ostacola il lavoro di chi cerca dati veri e trasparenti, mentre nella popolazione producono una perdita di fiducia nella scienza, minano la reputazione delle istituzioni di ricerca e alimentano lo scetticismo generale dell’opinione pubblica verso il metodo scientifico.

Articoli falsi ed editoria 

Le cartiere (paper mills) sono una minaccia per un’industria editoriale che si è costruita una reputazione sulla produzione di articoli accademici affidabili e su servizi di indicizzazione che mirano a curare articoli di alta qualità.

Se questi settori dovessero fallire – come segnalano anche Lisa Parker e collaboratori in “Paper mill challenges: past, present, and future, 2024″ – per tutti vi sarebbe una maggiore dipendenza da articoli non verificati, con meno indicazioni per distinguere tra ricerca affidabile e studi falsi, perché mai come oggi e nel futuro abbiamo bisogno di avere una ricerca con pubblicazione di risultati affidabili. Conoscere l’esistenza di deviazioni perniciose come le cartiere, ancora in limitata presenza, rende possibile intervenire ed essere ottimisti sul futuro di una tradizionale e sicura editoria. Per questo sono utili le pubblicazioni in corso che portano l’attenzione sul numero di pubblicazioni non corrette, mentre si rende sempre più necessario che editori e istituzioni accademiche aumentino la consapevolezza sulla pericolosa attività delle cartiere e sulla necessità di migliorare strumenti che impediscono la pubblicazione dei loro prodotti.

Autore: Giovanni Ballarini

Referenze

Byrne J. A., Christopher J. – Digital magic, or the dark arts of the 21st century-how can journals and peer reviewers detect manuscripts and publications from paper mills – FEBS Lett. 2020 Feb, 594(4), 583-589, 2020.

Candal-Pedreira C., Guerra-Tort C., Ruano-Ravina A., Freijedo-Farinas F. Rey-Brandariz J. Et alii – Retracted papers originating from paper mills: a cross-sectional analysis of references and citations – J Clin Epidemiol. Aug: 172: 11397, 2024.

Cardenuto J. Ph, Moreira D., Rocha A. – Unveiling scientific articles from paper mills with provenance analysis – PLoS One. 2024 Oct 30, 19(10), e0312666, 2024

Lee Young-wan – Paper mills exploit performance pressure as AI fuels global fraud surge – ACS Energy Lett, 10, 5020−5021, 2025.

Parker L., Boughtonb S., Beroc L., Byrned J. A. – Paper mill challenges: past, present, and future – Journal of Clinical Epidemiology 176 111549, 2024.

Ryan J. –Shadowy paper mills offer people the chance to pay to be a published author of fraudulent research, polluting the scientific ecosystem with falsified data – The Guardian Weekly 28 August 2026 

Shubhada Nagarkar – Research paper mills: A factory outlet for dubious research – Indian J Med Ethics. Jul-Sep;IX (3). 222-227, 2024

 

 

 

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