Non tutte le pecore hanno la lana
Accanto alle razze ovine caratterizzate da un vello a crescita continua esistono le cosiddette pecore a pelo, animali con una diversa storia evolutiva e differenti caratteristiche morfo-funzionali che oggi vi presentiamo in questo articolo

L’avvincente storia della domesticazione degli animali ci ricorda che i primi bovidi ad essere allevati furono ovini e caprini, derivati da specie selvatiche che abitavano la Mezzaluna Fertile tra 10.000 e 12.000 anni fa.
Inizialmente utilizzati come fonte di sostentamento alimentare, solo diversi millenni dopo i nostri antenati iniziarono a raccoglierne il vello, dando avvio ad un processo di selezione che ha portato alle razze attualmente allevate ed indicate come “pecore da lana“. Per quanto quest’ultime si siano diffuse in maniera esponenziale e rappresentino la popolazione ovina maggiormente presente negli allevamenti, tuttora si affiancano loro le antiche “pecore a pelo“, razze con un vello a doppio strato, costituito da peli ruvidi (denominati “Giarra”) che ricoprono fibre più corte e sottili, e che viene perso in maniera spontanea attraverso la muta.
Come ampiamente illustrato dal professor Giovanni Ballarini nel suo articolo “L’invenzione della pecora” , l’evoluzione del vello della pecora è stata oggetto di numerosi studi basati su un ampissimo ventaglio di prove derivanti da agricoltura, antropologia, arte, biologia e geografia. Quel che è certo è che attorno al 1.000 a.C. nelle pecore sono comparsi nuovi tipi di mantelli a crescita continua, e che questa trasformazione, però, non è avvenuta in tutte le razze.
Esiste, quindi, tuttora una sostanziale differenza tra le “pecore a pelo” e le “pecore a lana“, motivo per cui possiamo dire che non tutte hanno la lana!
Dalla pecora a pelo a quella a lana: l’evoluzione del vello
Tra i principali esperti in materia ricordiamo Michael L. Ryder dell’ARC Animal Breeding Research Organisation, di Edimburgo, che ha ipotizzato un’evoluzione graduale del vello ovino, nell’arco di millenni e attraverso forme intermedie come la Soay lanosa, razza molto antica e primitiva originaria delle isole di St Kilda, in Scozia.
Si suppone che questa trasformazione sia stata inizialmente guidata dall’uomo, attraverso la selezione degli animali che producevano una maggiore quantità di sottopelo durante l’inverno e che lo conservavano più a lungo nel corso della primavera. Tuttavia, successivi studi genetici hanno suggerito che il passaggio da un vello primitivo a un vello propriamente lanoso potrebbe essere, invece, avvenuto in tempi relativamente brevi. La forte somiglianza genetica tra le pecore primitive e la razza Merino, infatti, fa pensare che questa trasformazione possa essere stata determinata dalla modifica di meccanismi genetici già presenti negli animali, piuttosto che da un lento accumulo di nuove mutazioni nel corso del tempo.
Tipologie a confronto
Oltre alla storia evolutiva, ci sono delle sostanziali differenze che caratterizzano queste due tipologie di ovini.
Innanzitutto, come sopra descritto, le pecore a pelo hanno un mantello composto principalmente da due strati che cadono spontaneamente con la muta naturale. Quelle a lana, invece, necessitano della tosatura almeno una volta all’anno, altrimenti il vello continuerebbe a crescere diventando pesante e causando surriscaldamento, infezioni da parassiti e miasi.
Come capacità di adattamento a climi caldi e umidi, le pecore a pelo, risultano più resistenti perché riescono a dissipare più facilmente il calore corporeo. Al contrario, per climi freddi e zone ventose sono decisamente più resistenti le pecore a lana.
La produzione di lana incide in maniera importante anche sul management. Se da una parte può rappresentare un ottimo sbocco per l’industria dei filati o start up innovative come quelle legate al mondo dei fertilizzanti (leggi QUI), dall’altra per quelle realtà dove si allevano razze non particolarmente pregiate per il loro vello, le operazioni di tosatura rappresentano un impegno importante in termini economici e di tempo, richiedendo degli specialisti sempre più difficili da reperire, e dovendo affrontare, per lo meno noi europei, il problema della sua classificazione come sottoprodotto di classe 3 (previsto dal Regolamento (CE) n. 1069/2009), con tutto quello che questo comporta per il produttore.
Le razze di pecore a pelo più diffuse
Di seguito vi presentiamo brevemente le principali caratteristiche morfo-funzionali delle pecore a pelo più diffuse.
- Croix: è presente soprattutto nei Caraibi, in particolare nell’isola di St. Croix, e in alcune zone del Nord America. La maggior parte degli esemplari è bianca e senza corna, anche se esistono varietà nere o macchiate. Di taglia piccola, le femmine pesano circa 68 kg, mentre i maschi possono raggiungere i 90 kg. È particolarmente resistente ai parassiti e si riproduce facilmente con alta frequenza di parti gemellari e produzione di una buona quantità di latte. Anche la sua carne presenta caratteristiche positive. La carcassa è simile a quella della pecora Rambouillet, ma la St. Croix ha una resa maggiore, circa il 23% in più, grazie alle ossa più piccole e alla minore quantità di grasso. La carne è generalmente tenera e dal gusto delicato.
- Dorper: è una razza a duplice attitudine originaria del Sud Africa, sviluppata intorno al 1930 dall’incrocio tra la Dorset Horn e la Blackheaded Persian per essere allevata nelle zone aride del Paese. Utilizzata soprattutto per la produzione di carne e pelle, si adatta facilmente a diversi climi e tipi di pascolo. Di taglia grande, i maschi pesano circa 105 kg e le femmine 95 kg. Entrambi i sessi sono senza corna; il vello è bianco e la testa può essere nera oppure bianca.
La Dorper è molto resistente, fertile e presenta una crescita rapida: può avere fino a tre o più parti in due anni e gli agnelli raggiungono circa 36 kg già a 3-4 mesi. Anche la pelle è considerata di buona qualità. - Katahdin: razza originaria del Maine, molto diffusa negli Stati Uniti e nel resto del Nord America e in diversi Paesi dell’America Latina e dei Caraibi. E’ stata selezionata nella seconda metà del XX secolo dall’allevatore Michael Piel attraverso l’incrocio tra pecore St. Croix e razze da carne, tra cui la Suffolk. La selezione genetica è stata orientata soprattutto verso elevata fertilità e prolificità, buona conformazione della carcassa, spiccata capacità materna, vigore degli agnelli e adattabilità all’allevamento. Il tratto distintivo della razza è il mantello a pelo con muta stagionale naturale, che consente agli animali di perdere spontaneamente il rivestimento invernale e rende superflua la tosatura, riducendo significativamente i costi di gestione.
Presenta, inoltre, una marcata rusticità e resistenza ai parassiti gastrointestinali, caratteristica in parte ereditata dalla St. Croix, e si adatta a differenti condizioni ambientali e sistemi di allevamento. Il colore del mantello è variabile e non esiste uno standard cromatico rigido, mentre il peso adulto si colloca generalmente tra 80 e 110 kg nei maschi e 55 e 70 kg nelle femmine. - Santa Inês: è una razza ovina originaria del Nord-Est del Brasile, oggi diffusa in molte zone del Paese grazie alla sua rusticità, alla buona produttività e alle ottime capacità materne. Le sue origini non sono del tutto certe, ma si pensa che derivi dall’incrocio tra alcune razze tradizionali della zona. È una razza a duplice attitudine, allevata soprattutto per la produzione di carne e pelle.
È un animale di grandi dimensioni e privo di pelo, con un peso medio di circa 80 kg nei maschi e 60 kg nelle femmine, anche se alcuni esemplari possono superare i 100 kg. Ha una struttura robusta, con ossa forti e una buona muscolatura. Le femmine sono ottime madri, con una buona produzione di latte ed elevata prolificità. Non presenta corna e può avere diversi colori del mantello: bianco, rosso, nero oppure macchiato di nero e marrone. - Morada Nova: Un’altra razza a pelo originaria del Brasile, particolarmente adatta al clima caldo e alle condizioni difficili. È una pecora di piccola taglia, priva di corna sia nei maschi che nelle femmine: i maschi possono pesare fino a circa 40 kg, mentre le femmine arrivano a circa 30 kg. Viene allevata principalmente per la produzione di carne e gli animali vengono generalmente macellati tra i 18 e i 24 mesi, quando raggiungono un peso di circa 27-35 kg. Apprezzata per la sua capacità di adattamento e per la buona resistenza ai parassiti
- Barbados Blackbelly: di origine africana sviluppatasi nell’isola caraibica di Barbados, da cui prende il nome. All’inizio del XX secolo è stata introdotta anche negli Stati Uniti. È una pecora di taglia media, generalmente senza corna in entrambi i sessi e priva di lana. Il mantello può avere diverse tonalità di marrone, beige o giallo ed è caratterizzato da tipiche strisce nere. È una razza molto resistente e capace di adattarsi a diversi ambienti, mantenendo comunque una buona capacità produttiva e una buona muscolatura ben sviluppata che la rende idonea alla la produzione di carne.
Fonti:
- Evolution of the sheep coat: the impact of domestication on its structure and development. Genetich Reserch (Camb). 2020 Jun 10;102:e4. doi: 1017/S0016672320000063
- From textiles to sheep: investigating wool fibre development in pre-Roman Italy using scanning electron microscopy (SEM). Journal of Archaeological Science doi: 1016/j.jas.2012.06.021
- Merino and Merino-derived sheep breeds: a genome-wide intercontinental study. E Ciani, E Lasagna, M D’andrea, I Alloggio, F Marroni, S Ceccobelli, JV Delgado Bermejo Genetics Selection Evolution, 2015 Aug 14;47(1):64. doi: 10.1186/s12711-015-0139-z
- Daniele Bigi, Alessio Zanon , 2010. Atlante delle razze autoctone. Bovini, equini, ovicaprini, suini allevati in Italia, Edagricole-New Business Media, Bologna.
- Fondazione Slow Food per la Biodiversità. https://www.fondazioneslowfood.com
















































































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