Agricoltura, sostegni alle stelle ma il settore resta in affanno: l’analisi dell’OCSE

Nel 2025 il sostegno al settore ha superato i 950 miliardi di dollari nei 56 Paesi esaminati. Il nuovo rapporto invita a rafforzare prevenzione, innovazione e gestione del rischio: indicazioni che riguardano anche la competitività delle filiere del latte e della carne

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3 Novembre, 2026

Compensare le perdite aiuta le aziende a superare una crisi. Ridurne la vulnerabilità richiede però investimenti e politiche capaci di agire prima dell’emergenza. È questo il nodo del rapporto Agricultural Policy Monitoring and Evaluation 2026, pubblicato dall’OCSE ieri. Il sostegno all’agricoltura cresce, ma resta largamente orientato a risposte di breve periodo, mentre si indebolisce il peso degli interventi che sostengono produttività e resilienza.

L’analisi copre 56 Paesi, includendo per la prima volta Egitto e Perù. Nel triennio 2023-2025 il sostegno complessivo è stato mediamente di 885 miliardi di dollari l’anno (equivalenti a circa 790 miliardi di euro al cambio di oggi); nel solo 2025 ha superato i 950 miliardi, con un aumento di 121 miliardi, quasi il 15%, rispetto al 2023. Nello stesso intervallo, il suo rapporto con il valore della produzione agricola è salito dal 17,6% al 19,1%, invertendo una tendenza di lungo periodo alla riduzione.

Evoluzione e composizione del sostegno all’agricoltura nei Paesi esaminati dall’OCSE, 2000-2025. Valori in miliardi di dollari e incidenza sul valore della produzione agricola.

Evoluzione e composizione del sostegno all’agricoltura nei Paesi esaminati dall’OCSE, 2000-2025. Valori in miliardi di dollari e incidenza sul valore della produzione agricola.

Sostegno agricolo non significa soltanto spesa pubblica

Per leggere questi numeri serve fare una distinzione, la stima OCSE comprende sia trasferimenti finanziati dai contribuenti, sia trasferimenti generati dalle politiche che modificano i prezzi agricoli interni rispetto ai riferimenti internazionali. Non si tratta, quindi, esclusivamente di denaro erogato dai bilanci pubblici.

Quasi metà del sostegno assume le forme considerate potenzialmente più distorsive per produzione e commercio, sostegno dei prezzi, pagamenti legati alle quantità prodotte e sussidi all’impiego di fattori produttivi senza vincoli. Questi strumenti possono orientare le scelte aziendali verso determinate produzioni o consumi di input, riducendo la capacità di adattamento ai cambiamenti del mercato.

Anche i consumatori partecipano al finanziamento del sistema. Nel 2023-2025 l’OCSE stima un onere netto di 204 miliardi di dollari l’anno, il costo delle politiche che aumentano i prezzi interni supera, nel saldo complessivo, i benefici delle misure che li riducono e degli aiuti destinati ai consumatori.

La produttività rallenta, l’innovazione perde peso

Il dato più significativo per il futuro delle imprese riguarda gli investimenti collettivi. La spesa per servizi generali all’agricoltura, comprese infrastrutture, ricerca e innovazione, raggiunge mediamente 118 miliardi di dollari annui, ma scende dal 4,6% del valore della produzione nel 2000-2002 al 2,4% nel 2023-2025. Cresce in termini assoluti, dunque, senza tenere il passo con le dimensioni del settore.

Ai soli sistemi di conoscenza e innovazione agricola è destinato lo 0,5% del valore della produzione, contro lo 0,9% del 2000-2002. Nel frattempo, la crescita mondiale della produttività totale dei fattori, cioè dell’efficienza con cui vengono combinati i mezzi produttivi, è rallentata dall’1,8% annuo del 1991-2000 allo 0,8% del 2014-2023.

Il tema si collega a quanto già approfondito da Ruminantia in Latte e carne: il decennio della produttività, dedicato alle prospettive OCSE-FAO. Miglioramenti produttivi e innovazione sono centrali per la crescita delle filiere, ma restano esposti alla volatilità dei costi e agli shock sanitari, climatici e commerciali.

Le indicazioni per l’Europa e le filiere zootecniche

Nell’Unione europea il sostegno ai produttori equivale al 17,4% dei ricavi agricoli lordi nel 2023-2025. Il sostegno dei prezzi rappresenta circa il 28% del totale destinato agli agricoltori, contro il 46% del 2000-2002; tra i principali beneficiari figurano i produttori di carne bovina e avicola.

Unione europea: trasferimenti associati alle singole produzioni agricole nel 2023-2025, espressi in percentuale dei rispettivi ricavi agricoli lordi.

Unione europea: trasferimenti associati alle singole produzioni agricole nel 2023-2025, espressi in percentuale dei rispettivi ricavi agricoli lordi.

L’OCSE riconosce che il sostegno accoppiato può sostenere comparti vulnerabili, ma raccomanda di indirizzarlo a problemi chiaramente identificati, come interruzioni delle filiere o specifici obiettivi ambientali e sociali. Per gli interventi settoriali suggerisce di privilegiare consulenza, ricerca, infrastrutture, organizzazioni dei produttori e coordinamento lungo la filiera.

Applicata agli allevamenti, questa impostazione invita a valutare gli aiuti anche per la loro capacità di ridurre l’esposizione alle crisi successive. Le priorità indicate dal rapporto sono sostegni più mirati, strumenti di gestione del rischio, maggiori investimenti di lungo periodo e incentivi collegati a risultati ambientali misurabili. Politiche prevedibili e mercati internazionali aperti completano il quadro: condizioni rilevanti per filiere che acquistano mezzi tecnici e collocano prodotti anche oltre i confini nazionali.

Fonti: OCSE

 

Da leggere - Ottobre 2026

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