Primo report UE su vendite e uso di antimicrobici. In Italia c’è ancora molto da fare
Pubblicato il primo rapporto EMA sulle vendite e l’uso di antimicrobici negli animali da reddito nell’UE-27 più Islanda e Norvegia

L’Agenzia europea per i medicinali (EMA) ha pubblicato ieri, 31 marzo, il primo rapporto annuale di sorveglianza sulle vendite e l’uso di antimicrobici ad uso veterinario (European Sales and Use of Antimicrobials for Veterinary Medicine, ESUAvet), un documento senza precedenti che raccoglie i dati dei 27 paesi dell’Unione europea (UE-27), insieme a Islanda e Norvegia, relativi al 2023.
Il documento si basa sul Rapporto annuale sulle vendite di antimicrobici ad uso veterinario curato dal progetto European Surveillance of Veterinary Antimicrobial Consumption (ESVAC), la piattaforma sperimentale e volontaria creata dall’EMA nel 2010, che è stato ampliato per includere per la prima volta, oltre ai dati sulle vendite di antimicrobici ad uso veterinario, anche quelli relativi all’uso, segnando l’inizio di una nuova serie di rapporti annuali.
Durante il periodo di attività dell’ESVAC è stato osservato un calo del 50% nelle vendite di antibiotici ad uso veterinario, grazie agli sforzi collettivi dei paesi che hanno fornito i dati e sviluppato strategie nazionali per incoraggiare un uso responsabile, nonché ai professionisti e agli agricoltori sul campo, un successo che ha portato a voler implementare il sistema.
Dati sulle vendite di antimicrobici per gli animali destinati alla produzione alimentare
Le vendite di antimicrobici per animali destinati alla produzione alimentare, compresi i cavalli, hanno rappresentato il 98,4% delle vendite totali di medicinali ad uso veterinario contenenti sostanze con attività antibiotica nell’UE. La classe di antimicrobici più venduta per questi animali è stata quella delle penicilline (31,4%), seguite dalle tetracicline (21,6%) e dai sulfonamidi (10,1%).
Secondo la categorizzazione AMEG degli antibiotici per un uso prudente e responsabile negli animali, sviluppata da un gruppo di esperti dell’EMA, circa il 65% delle vendite totali UE per animali destinati alla produzione alimentare corrispondeva a sostanze che appartengono alla categoria D (che dovrebbero essere utilizzate come trattamenti di prima linea, ove possibile), il 29% corrispondeva alla categoria C (che dovrebbe essere presa in considerazione solo quando non ci sono antibiotici nella categoria D che potrebbero essere clinicamente efficaci) e il 6% corrispondeva alla categoria B (che sono di fondamentale importanza nella medicina umana e il cui uso negli animali dovrebbe essere limitato per mitigare il rischio per la salute pubblica).
Il documento evidenzia come le vendite nei paesi segnalanti varino notevolmente, da 1,8 mg/kg a 112,9 mg/kg (Figura 1), mentre le vendite aggregate per l’UE si sono attestate a 45,1 mg/kg (Tabella 1).
Come possiamo vedere dai grafici riportati di seguito, l’Italia si pone in cima alla classifica in termini di vendite rispetto alla media UE (104,7 mg/kg rispetto ai 45,1 mg/kg dell’UE), aggiudicandosi la seconda posizione dopo Cipro.

Figura 1. Vendite di antimicrobici per animali destinati alla produzione alimentare (mg/kg) nell’UE, IS e NO, nel 2023. Fonte: rapporto ESUAvet.

Tabella 1. Vendite di antimicrobici per gli animali destinati alla produzione alimentare in tonnellate di sostanza attiva, biomassa animale in 1.000 tonnellate e vendite in mg/kg per paese nel 2023. Fonte: rapporto ESUAvet.
Nel 2023, la biomassa totale stimata dell’UE per gli animali destinati alla produzione alimentare era di 95,7 milioni di tonnellate, di cui bovini, suini e polli rappresentavano l’87,4% (rispettivamente il 38,7%, il 30,3% e il 18,5%). Le pecore contribuivano per il 5,7%, i tacchini per il 2,4% e i cavalli per il 2,3%. Altre specie (ad esempio capre, altri avicoli, pesci pinnati e conigli) rappresentavano il restante 2,2% di biomassa animale (Figura 2).

Figura 2. Biomassa animale calcolata (in 1.000 tonnellate) delle specie animali destinate alla produzione alimentare nell’UE nel 2023
Le vendite UE di antimicrobici ad uso veterinario per animali destinati alla produzione alimentare nel 2023 stratificate per forma di prodotto sono illustrate nella sottostante Figura 3.
Nell’UE, le soluzioni orali sono state la forma di prodotto più venduta, rappresentando il 61,2% delle vendite totali, seguite da premiscele (17,1%), prodotti iniettabili (12,8%), polveri orali (7,6%) e prodotti intramammari (0,7%); le vendite rimanenti (0,6%) corrispondono a paste orali, compresse e prodotti intrauterini.
Le vendite combinate di polveri orali, soluzioni orali e premiscele forniscono una stima ragionevole delle vendite per il trattamento di gruppo, inclusi i gruppi tenuti in un unico recinto o a livello di allevamento. Nel 2023, l’85,9% delle vendite totali di antimicrobici ad uso veterinario per animali destinati alla produzione alimentare nell’UE riguardava farmaci utilizzati prevalentemente per il trattamento di gruppo.

Figura 3. Percentuale delle vendite (in tonnellate) di VMP antimicrobici per animali destinati alla produzione alimentare per forma di prodotto nell’UE nel 2023.
I dati sull’uso di antimicrobici negli animali destinati alla produzione alimentare
Nel 2023 i dati sull’uso di antimicrobici sono stati raccolti dati per quattro principali specie animali destinate alla produzione alimentare: bovini, suini, polli e tacchini. I veterinari hanno svolto un ruolo fondamentale nella raccolta dei dati, in quanto sono stati selezionati come unici fornitori di dati da 16 paesi segnalanti. I restanti 13 paesi segnalanti hanno utilizzato altri fornitori di dati oltre ai veterinari, tra cui farmacie, mangimifici, agricoltori o allevatori e rivenditori al dettaglio.
Questa è la prima volta che vengono raccolti dati sull’uso in tutta l’UE. Non tutti i paesi sono quindi stati in grado di segnalare questi dati per categorie di specie animali come richiesto dalla legislazione e l’accuratezza e la copertura variano notevolmente per specie e tra i paesi segnalanti.
Quei paesi che hanno segnalato dati sull’uso con una copertura del 100% rappresentavano solo il 22-50% della biomassa di bovini, suini, polli e tacchini. Pertanto, i dati per il 2023 non erano sufficientemente completi e accurati per iniziare a segnalare informazioni quantitative e non sono presentati in questo rapporto per evitare interpretazioni e confronti fuorvianti tra settori animali basati su dati con accuratezza e copertura variabili. La sezione sui dati di utilizzo per il 2023 descrive quindi solo i dati che i paesi hanno presentato all’Agenzia.
Saranno necessari sforzi continui per migliorare la qualità dei dati di utilizzo per consentire la segnalazione di dati quantitativi, comprese le tendenze.
Verso l’obiettivo di riduzione delle vendite di antimicrobici dell’UE del 50% entro il 2030
La Commissione europea ha fissato degli obiettivi come parte delle sue azioni contro la resistenza antimicrobica. Questa tabella di marcia, in un’ottica One Health, include l’ambizioso obiettivo di riduzione del 50% delle vendite complessive di antimicrobici per animali da allevamento e in acquacoltura nell’UE entro il 2030, con il 2018 come anno di riferimento.
Il valore di riferimento del 2018 (stabilito con i dati ESVAC) per le vendite complessive di antimicrobici veterinari nell’UE è di 118,3 mg/PCU, che fissa l’obiettivo per il 2030 a 59,2 mg/PCU.
Allo scopo di monitorare i progressi verso questo obiettivo, i dati sulle vendite segnalati dai 27 paesi dell’UE alla piattaforma ASU sono stati analizzati utilizzando la metodologia ESVAC per garantire la comparabilità dei dati.
Nel 2023, le vendite aggregate per l’UE sono state pari a 88,5 mg/PCU, con una riduzione di 29,8 mg/PCU (25,2%) rispetto al valore di riferimento del 2018, il che significa che circa la metà dell’obiettivo di riduzione del 50% fissato per il 2030 è già stata raggiunta. Data la sostanziale riduzione delle vendite di antimicrobici ad uso veterinario in molti paesi dell’UE, è probabile che vi sia un potenziale di riduzione anche in altri Stati membri.
Il valore del 2023 rappresenta però un leggero aumento (4,3%) rispetto al 2022 (84,8 mg/PCU), che potrebbe essere spiegato secondo gli autori del report dal fatto che alcuni Paesi hanno cambiato fornitore di dati sulle vendite o hanno rilevato sottostime negli anni precedenti. Possiamo vederlo meglio nella Tabella 2 riportata di seguito. I dati che saranno raccolti nei prossimi anni permetteranno di valutare se la tendenza dell’UE continuerà ad essere in aumento.
Tabella 2. Andamento delle vendite per gli animali destinati alla produzione alimentare, compresi cavalli e pesci d’allevamento, per Paese, in mg/PCU, dal 2018 al 2023.



Sebbene sia un obiettivo dell’UE, tutti gli Stati europei hanno ridotto le loro vendite negli ultimi cinque anni in modo assoluto rispetto alle loro singole linee di base del 2018 (Figura 4), anche se l’entità di questa diminuzione è molto variabile. Alcuni hanno iniziato con livelli molto bassi di consumo di antimicrobici, difficili da ridurre ulteriormente senza compromettere il benessere e la produzione degli animali, mentre altri, con livelli iniziali più elevati, hanno avuto più spazio di manovra per implementare cambiamenti.
L’Italia, pur avendo registrato una netta riduzione delle vendite dal 2018, si trova ancora a livelli alti rispetto alla media dell’UE. C’è quindi ancora un ampio margine di miglioramento nel nostro paese.

Figura 4. Progressi dei paesi dell’UE nella riduzione delle vendite di antimicrobici (mg/PCU) per gli animali da allevamento e nell’acquacoltura dal 2018 al 2023
Conclusioni
I dati contenuti nei rapporti annuali ESUAvet, raccolti tramite la piattaforma ASU, aiuteranno a identificare le tendenze nel consumo di antimicrobici ad uso veterinario negli animali con maggiore precisione, consentendo ai decisori di affrontare la crescente complessità della resistenza antimicrobica e di adottare misure appropriate per proteggere la salute degli animali e degli esseri umani in Europa.
Ogni anno, ci si aspettano miglioramenti nell’accuratezza e nella copertura dei dati sull’uso, migliorando così la comprensione del consumo di antimicrobici nelle diverse specie animali nell’UE e consentendo il monitoraggio delle tendenze nel tempo.
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