Export e identità agroalimentare: l’Italia tra gli abbracci di Washington e le regole di Bruxelles

Il Ministro Lollobrigida durante il Question Time alla Camera rassicura sulla solidità del Made in Italy a fronte dei dazi USA, ma le dichiarazioni della Segretaria Rollins e il precedente UK impongono un serio dibattito sulle conseguenze degli accordi agricoli transatlantici

USA-container-dazi
12 Giugno, 2025

Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ieri alla Camera ha risposto, tra l’altro, ad un’interrogazione sulle iniziative adottate dal Governo a fronte del rischio dell’introduzione di dazi da parte degli Stati Uniti, rassicurando sullo stato di salute dell’export agroalimentare italiano e sulla solidità delle relazioni bilaterali. Eppure, come possiamo leggere in un recente comunicato dell’USDA, le parole della Segretaria americana all’Agricoltura, Brooke Rollins, raccontano un retroscena più complesso, dove le parole “cooperazione” e “America First” convivono in una relazione asimmetrica.

I numeri dell’export agroalimentare italiano

Nel 2024 l’Italia ha toccato il record di 70 miliardi di euro di esportazioni agroalimentari (+7,5% sul 2023), con gli USA come uno dei mercati più dinamici: +17% in un solo anno. Lollobrigida ha giustamente evidenziato l’unicità di prodotti come Parmigiano Reggiano, Grana Padano o aceto balsamico, difficilmente sostituibili per il consumatore americano. Difficile dargli torto: secondo i dati presentati dallo stesso Ministero, fino al 78% del valore di questi prodotti resta nella filiera USA. I dazi, quindi, danneggerebbero prima il mercato interno statunitense e solo poi quello italiano.

Oltre le tariffe: la strategia americana per entrare nel mercato europeo

Ma a preoccupare non sono tanto le tariffe, quanto l’agenda sottesa al nuovo attivismo commerciale americano. “Non vediamo l’ora di offrire ai consumatori in Italia e in tutta l’UE un assaggio più approfondito delle esportazioni agricole che l’America ha da offrire”, ha dichiarato Rollins a margine della sua visita al MASAF lo scorso 2 giugno. Un entusiasmo che, letto alla luce dell’accordo USA–UK sulla carne bovina e il bioetanolo, assume toni meno folkloristici e più geopolitici.

Il precedente UK

Nel Regno Unito, l’intesa firmata da Trump e Londra ha già suscitato le ire della National Farmers Union, che denuncia una concorrenza sleale fondata su standard sanitari e ambientali più permissivi. Gli USA si sono detti pronti a replicare lo schema anche in Europa. L’Italia, per fortuna o per vincolo, non può firmare accordi simili autonomamente: il commercio agricolo resta materia esclusiva dell’Unione Europea. Ma questo, come ha ricordato la stessa USDA, non impedirà a Washington di esercitare pressioni su Bruxelles, magari proprio con Roma come “partner privilegiato” e apripista.

Il caso della soia

Un tavolo tecnico bilaterale è stato già annunciato. Focus principale? La soia. Una materia prima strategica, ma anche terreno di ambiguità: l’America esporta in abbondanza, spesso con tecniche agronomiche e fitosanitarie non compatibili con le normative europee. Ed è proprio su questi “dettagli” che si gioca il futuro della sovranità alimentare, oggi tanto sbandierata quanto fragile.

Nel suo intervento alla Camera, Lollobrigida ha ribadito la necessità di evitare guerre commerciali con gli Stati Uniti, “nostro alleato principale a prescindere da chi la governa pro tempore”. Una frase che suona diplomatica, ma che solleva una questione non marginale: fino a che punto l’Italia – e l’UE – sono disposte a piegare i propri standard e le proprie filiere per assecondare la strategia commerciale americana?

La crisi sociale che attraversa alcune grandi città statunitensi – come Los Angeles e San Francisco – mostra un’America divisa anche sul piano agricolo e ambientale. Sostenibilità, benessere animale, origine controllata: sono valori ormai centrali per i consumatori europei. Aprire indiscriminatamente ai prodotti statunitensi, senza reciprocità negli standard, rischia di minare la fiducia nelle etichette, nei marchi di qualità, nelle stesse politiche pubbliche che l’UE ha costruito in decenni.

In conclusione, la visita della Segretaria Rollins e le risposte del Ministro Lollobrigida sollevano non pochi interrogativi circa le sorti delle relazioni agroalimentari tra Italia e USA. Il dialogo è aperto, ma non può essere acritico. Occorre vigilanza politica, attenzione tecnica e soprattutto un dibattito pubblico che esca dai salotti delle diplomazie e coinvolga chi ogni giorno coltiva, alleva, trasforma e garantisce la qualità del cibo italiano. Perché il mercato non è mai solo economia, è anche cultura, identità e – sempre più spesso – geopolitica.

Contenuti correlati: 

Fonti: MASAFUSDA
Image used alone as a linked logo

Da leggere - Luglio 2026

Condividi questa notizia!