Biologico UE: nuove regole su etichettatura, import e semplificazioni per i piccoli produttori

La Commissione Agricoltura dell'Europarlamento ha approvato l'aggiornamento del Regolamento 2018/848 per rafforzare la trasparenza sulle importazioni e sostenere la produzione interna del settore biologico. Tra le novità nuovi vincoli per il logo UE e soglie di esenzione più alte per le piccole imprese

15 Luglio, 2026

La Commissione per l’Agricoltura e lo Sviluppo rurale del Parlamento europeo ha adottato lo scorso 14 luglio 2026 a Bruxelles la propria posizione sull’aggiornamento delle norme UE riguardanti produzione, etichettatura e commercio dei prodotti biologici proposto a dicembre 2025 dalla Commissione e approvato a maggio 2025 dal Consiglio.

L’obiettivo è garantire una concorrenza leale tra gli operatori europei e quelli dei Paesi terzi, rispondendo al contempo alla scadenza delle attuali norme sull’import prevista per il 31 dicembre 2026. Attraverso un voto che ha visto 37 favorevoli, 4 contrari e 8 astensioni, gli eurodeputati hanno chiesto di semplificare gli oneri burocratici per i piccoli agricoltori e di proteggere l’integrità del logo biologico europeo, il marchio di qualità più riconosciuto dai consumatori europei.

L’importanza del logo unico europeo

Per la Commissione AGRI, il logo biologico dell’Unione europea è uno strumento fondamentale per la fiducia dei consumatori e per il marketing dei produttori. Secondo quanto stabilito nel testo adottato, il logo potrà essere utilizzato sui prodotti importati da Paesi extra-UE solo se questi soddisfano standard di produzione equivalenti e rispettano requisiti supplementari di controllo e certificazione. Questa decisione scaturisce anche da una sentenza della Corte di Giustizia dell’ottobre 2024, che aveva chiarito come i prodotti riconosciuti solamente attraverso regimi di equivalenza non potessero fregiarsi automaticamente del logo comunitario, e quindi questa unica condizione non fosse sufficiente per applicare il logo su tali prodotti. L’obiettivo è prevenire interruzioni degli scambi commerciali garantendo che ogni prodotto che vanti il marchio verde europeo sia stato ottenuto seguendo criteri altrettanto rigorosi quanto quelli imposti agli agricoltori dell’Unione.

Semplificazioni per le piccole imprese

Un altro pilastro del provvedimento riguarda il sostegno diretto alle piccole realtà agricole che vendono prodotti biologici non confezionati direttamente al consumatore finale. Attualmente, queste imprese godono di un’esenzione dai requisiti di certificazione biologica se rispettano determinati parametri di fatturato e volume di vendita, ma l’inflazione recente ha spinto molti produttori oltre i limiti stabiliti. Per ovviare a questo problema, gli eurodeputati hanno concordato di alzare la soglia del fatturato annuo da 20.000 a 25.000 euro e il volume delle vendite da 5.000 a 10.000 chilogrammi annui. Questa modifica tecnica permette a una platea più ampia di piccoli operatori di restare nel sistema senza essere soffocata da costi di certificazione sproporzionati rispetto alla scala della loro attività.

La pressione delle importazioni

Il commercio internazionale del settore biologico mostra una pressione crescente sui mercati interni. Nel corso del 2025, si è registrato un aumento record del 26% delle importazioni di prodotti biologici da Paesi terzi rispetto all’anno precedente, rendendo urgente una revisione che assicuri la trasparenza sulla provenienza delle materie prime. Nonostante il biologico sia in espansione, deve affrontare un carico burocratico stimato di almeno il 30% superiore rispetto all’agricoltura tradizionale. La riforma proposta dall’Europarlamento cerca dunque di bilanciare la richiesta di rigore nei controlli con la necessità di non appesantire ulteriormente le imprese.

Le reazioni di Coldiretti e FederBio tra favore e dubbi tecnici

Le organizzazioni di categoria hanno accolto l’esito del voto con un mix di soddisfazione per i progressi fatti e preoccupazione per alcuni dettagli tecnici ancora aperti. Maria Letizia Gardoni, presidente di Coldiretti Bio, ha sottolineato come il voto sia un passo avanti per la trasparenza, pur auspicando ulteriori sforzi per la semplificazione. 

Secondo Gardoni “oggi il biologico ha necessità di norme stabili e ben definite, per garantire la corretta concorrenza tra produttori dei diversi Paesi e mantenere elevate le garanzie verso i cittadini”. 

Allo stesso modo, FederBio ha espresso apprezzamento per il lavoro della relatrice Camilla Laureti, ma ha manifestato forti riserve sulla possibile introduzione di deroghe per i pulcini provenienti dal convenzionale o sulla definizione di sistemi di stabulazione innovativi, che non prevedono l’accesso al pascolo, definita una delle basi fondanti del settore. 

Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio, ha dichiarato che “il biologico europeo ha costruito la propria credibilità su regole rigorose e su un rapporto di fiducia con i cittadini che non può essere messo in discussione”, ribadendo che l’accesso al pascolo deve rimanere un principio cardine non sostituibile da soluzioni che ne snaturino l’impostazione.

Verso l’accordo definitivo del 2026

Il percorso legislativo entra ora in una fase cruciale che vedrà il Parlamento europeo impegnato nei negoziati interistituzionali per definire il volto finale della normativa. Dopo l’approvazione in Commissione AGRI, il testo sarà sottoposto al voto della plenaria il prima possibile, aprendo ufficialmente i colloqui con il Consiglio dell’UE. L’obiettivo dei legislatori è raggiungere un accordo definitivo entro la fine del 2026, garantendo così un quadro normativo stabile che eviti vuoti legislativi al momento della scadenza delle regole attuali. Restano da monitorare i possibili sviluppi sulle clausole di revisione periodica, che secondo alcune associazioni potrebbero generare instabilità, e l’effettiva capacità della riforma di ridurre significativamente i costi di gestione per le aziende.

Fonte: Commissione AGRI Europarlamento

Da leggere - Luglio 2026

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