DOP e IGP, l’Italia ratifica l’Atto di Ginevra: più tutela sui mercati esteri

Il nuovo quadro amplia la protezione internazionale dalle denominazioni di origine a tutte le indicazioni geografiche attraverso il Sistema di Lisbona. Per l’Italia entrerà in vigore il 14 ottobre 2026, rafforzando gli strumenti a disposizione delle filiere agroalimentari contro imitazioni e abusi

15 Luglio, 2026

L’Italia ha depositato presso l’Organizzazione Mondiale della Proprietà Intellettuale, la WIPO, lo strumento di ratifica dell’Atto di Ginevra dell’Accordo di Lisbona sulle denominazioni di origine e le indicazioni geografiche. La formalizzazione è avvenuta il 14 luglio a Ginevra, durante le Assemblee 2026 della WIPO, con la consegna del documento da parte del Sottosegretario al MASAF Patrizio La Pietra al Direttore generale dell’Organizzazione, Daren Tang. 

Il deposito completa il percorso avviato con la legge 14 gennaio 2026, n. 13, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 5 febbraio, con la quale il Parlamento ha autorizzato la ratifica e l’esecuzione dell’Atto adottato a Ginevra il 20 maggio 2015. Per l’Italia le nuove disposizioni entreranno formalmente in vigore il 14 ottobre 2026, tre mesi dopo il deposito dello strumento di ratifica. 

Dal vecchio Accordo di Lisbona a un sistema più ampio

L’Accordo di Lisbona del 1958, del quale l’Italia è stata uno dei Paesi fondatori, era rivolto esclusivamente alle denominazioni di origine, ossia ai nomi riferiti a prodotti caratterizzati da un legame particolarmente intenso con il territorio di provenienza.

L’Atto di Ginevra modernizza questo impianto ed estende il sistema internazionale anche alle indicazioni geografiche, rendendolo maggiormente compatibile con i diversi modelli di tutela adottati a livello nazionale e regionale. Possono inoltre aderire anche organizzazioni intergovernative come l’Unione europea.

Il meccanismo consente di richiedere la protezione di una denominazione in più giurisdizioni attraverso un’unica procedura di registrazione presso la WIPO e il pagamento di un solo insieme di tasse, evitando di presentare domande separate in ciascun Paese interessato. Non si tratta, tuttavia, di una protezione universale valida indistintamente in tutto il mondo: la copertura opera nei territori delle Parti contraenti secondo le regole previste dal Sistema di Lisbona. 

Dopo la ratifica italiana, l’Atto di Ginevra riunisce 28 Parti contraenti e può offrire protezione in un massimo di 61 Paesi, mentre il Sistema di Lisbona nel suo complesso, considerando anche il precedente Accordo, copre fino a 73 Paesi. La distinzione è rilevante perché la reale efficacia dello strumento dipenderà anche dalla capacità di favorire nuove adesioni, ampliando progressivamente il numero dei mercati nei quali le denominazioni possono essere tutelate. 

Perché era necessaria anche la ratifica italiana

L’Unione europea aveva già aderito all’Atto di Ginevra nel novembre 2019, con effetti dal 26 febbraio 2020. La normativa europea aveva però autorizzato anche gli Stati membri già appartenenti al precedente Accordo di Lisbona, tra cui l’Italia, a ratificare il nuovo Atto nell’interesse dell’Unione. 

L’adesione nazionale completa quindi il passaggio dal vecchio al nuovo sistema, consolidando la posizione dell’Italia all’interno dell’Unione di Lisbona e garantendo continuità alla tutela delle denominazioni italiane già presenti nel registro internazionale. Secondo il MASAF, sono 166 le indicazioni geografiche italiane già registrate interessate da questo rafforzamento del quadro giuridico. 

Una tutela strategica anche per le filiere lattiero-casearie

La ratifica assume un peso particolare per un Paese nel quale la Dop economy ha raggiunto nel 2024 un valore alla produzione di 20,7 miliardi di euro, pari al 19% del fatturato dell’agroalimentare nazionale. Il solo comparto del cibo DOP e IGP vale 9,64 miliardi, mentre le esportazioni agroalimentari certificate hanno superato per la prima volta i 5 miliardi di euro, sostenute anche dalla crescita dei formaggi. 

Per le filiere lattiero-casearie, caratterizzate da denominazioni fortemente riconoscibili e spesso esposte a evocazioni, imitazioni e utilizzi impropri dei nomi sui mercati internazionali, un sistema multilaterale più ampio può rappresentare uno strumento complementare agli accordi commerciali bilaterali, alla tutela europea e alle attività di vigilanza svolte dai Consorzi.

Parmigiano Reggiano DOP, Grana Padano DOP, Fontina DOP e Burrata di Andria IGP sono state alcune delle produzioni presentate durante l’evento di Ginevra. Una scelta che evidenzia il ruolo centrale dei prodotti lattiero-caseari nel patrimonio italiano delle indicazioni geografiche e il valore economico che la protezione dei nomi assume per allevatori, caseifici e territori di origine.

La ratifica non elimina automaticamente contraffazioni e Italian Sounding, ma offre alle filiere una base giuridica internazionale più organica e accessibile. Il prossimo passaggio sarà trasformare questo avanzamento normativo in una protezione concretamente efficace, promuovendo nuove registrazioni, rafforzando l’applicazione delle tutele nei singoli mercati e sostenendo l’adesione di altri Paesi al sistema multilaterale.

Fonti: Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste (MASAF), “Agricoltura. La Pietra, con ratifica Atto di Ginevra dell’Accordo di Lisbona rafforziamo tutela Made in Italy”, 14 luglio 2026; Origin Italia, “MASAF e Origin Italia a Ginevra per la ratifica dell’Atto di Ginevra: l’Italia rafforza la tutela delle DOP IGP in sede WIPO”, 14 luglio 2026.

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