Esplorare il potenziale della fermentazione con batteri lattici come alternativa “clean label” per la produzione di yogurt
Lo yogurt è un alimento nutriente e molto diffuso ma l’uso di conservanti solleva dubbi mentre i batteri lattici offrono alternative più naturali e sicure

La crescente domanda di alimenti sani e sostenibili ha favorito lo sviluppo dei prodotti clean label, caratterizzati da pochi ingredienti naturali e privi di additivi sintetici. Lo yogurt, alimento fermentato ricco di proteine, vitamine e minerali, può tuttavia contenere conservanti che suscitano preoccupazioni nei consumatori. In questo contesto, i batteri lattici (LAB) rappresentano una valida alternativa naturale grazie alla loro attività antimicrobica. Questi microrganismi producono metaboliti come batteriocine, acidi organici ed esopolisaccaridi, capaci di migliorare la sicurezza e la conservabilità degli alimenti. Oltre al loro ruolo tecnologico, i LAB mostrano quindi un elevato potenziale come ingredienti clean label nella produzione dello yogurt.
Gli alimenti fermentati hanno acquisito crescente interesse per i loro effetti positivi sulla salute e per il loro ruolo in una dieta equilibrata. Tra questi, lo yogurt rappresenta uno dei prodotti più diffusi, ottenuto dalla fermentazione del latte mediante colture starter specifiche come Lactobacillus delbrueckii subsp. bulgaricus e Streptococcus thermophilus. Durante la produzione, vengono spesso impiegati additivi con funzioni tecnologiche, tra cui stabilizzanti, addensanti, aromatizzanti e conservanti, necessari per garantire adeguate proprietà fisiche, reologiche e sensoriali del prodotto finale.
Tra i conservanti più utilizzati figurano il sorbato di potassio e il sorbato di sodio, apprezzati per stabilità ed efficacia antimicrobica. Tuttavia, sebbene considerati sicuri a basse dosi, studi recenti evidenziano potenziali effetti citotossici e genotossici associati a un consumo prolungato. Parallelamente, l’aumento delle patologie croniche e una maggiore consapevolezza dei consumatori hanno rafforzato l’interesse verso prodotti più naturali, favorendo la diffusione del concetto di clean label, basato su etichette corte, ingredienti riconoscibili e ridotto impiego di additivi sintetici.
In questo scenario, i batteri lattici (LAB) assumono un ruolo centrale. Oltre al loro tradizionale impiego come colture starter, questi microrganismi sono noti per le loro proprietà probiotiche, la capacità di adattamento e il contributo al miglioramento della qualità nutrizionale e sensoriale degli alimenti. I LAB producono infatti diversi metaboliti bioattivi con azione antimicrobica, in grado di contrastare microrganismi patogeni e responsabili del deterioramento alimentare.
Tra questi metaboliti si distinguono le batteriocine, peptidi antimicrobici efficaci soprattutto contro batteri alteranti e patogeni; gli acidi organici, come l’acido lattico, che riducono il pH e creano condizioni sfavorevoli alla crescita microbica; e gli esopolisaccaridi, che oltre a contribuire alla stabilità microbiologica migliorano anche consistenza, viscosità e caratteristiche sensoriali del prodotto. L’azione combinata di questi composti può determinare alterazioni della membrana cellulare dei microrganismi bersaglio, aumentando la permeabilità, causando lisi cellulare e portando alla morte del patogeno.
L’utilizzo dei LAB e dei loro metaboliti si inserisce quindi perfettamente nella strategia clean label, offrendo una valida alternativa ai conservanti chimici tradizionali. Tuttavia, l’efficacia di tali soluzioni dipende fortemente dalle condizioni di processo, dalle interazioni con la matrice alimentare e dalla variabilità tra sistemi in vitro e prodotti reali. Questo richiede un’attenta ottimizzazione tecnologica per garantire risultati riproducibili e sicuri su scala industriale.
La revisione della letteratura evidenzia dunque come i LAB rappresentino una promettente risorsa per la conservazione naturale dello yogurt, pur sottolineando le principali sfide applicative legate alla standardizzazione dei processi e all’adattamento alle diverse matrici alimentari.
Yogurt
Produzione di yogurt
Lo yogurt è un prodotto caseario fermentato ottenuto dall’azione sinergica di Streptococcus thermophilus e Lactobacillus delbrueckii subsp. bulgaricus, che devono essere presenti vivi e in concentrazioni elevate (≥5 × 10⁷ UFC/g) nel prodotto finale. Le diverse tipologie (compatto, mescolato e da bere) si distinguono per struttura fisica e modalità di lavorazione, oltre che per composizione (intero, magro), gusto e stile produttivo (es. yogurt greco).
Il processo produttivo inizia con la standardizzazione, in cui si regolano grassi e proteine per ottenere la struttura desiderata, spesso mediante aggiunta di latte in polvere o concentrati proteici. Segue l’omogeneizzazione (10–20 MPa), che riduce la dimensione dei globuli di grasso migliorando stabilità ed evitando la separazione del siero. Il trattamento termico (tipicamente >85 °C) ha un duplice ruolo: inattivare microrganismi indesiderati e denaturare le sieroproteine, favorendo l’interazione con la caseina e la formazione del gel.
Dopo raffreddamento a 40–45 °C, si procede con l’inoculo e fermentazione, durante i quali i batteri lattici trasformano il lattosio in acido lattico, determinando una riduzione del pH fino a ~4,6. Questo porta alla destabilizzazione delle micelle di caseina (già a pH 5,2–5,3) e alla formazione di una rete gelificata. Il processo si conclude con il raffreddamento rapido (<5 °C) per bloccare la fermentazione e stabilizzare il prodotto. Additivi tecnologici possono essere inseriti in diverse fasi per migliorare texture, stabilità e shelf-life.

Figura 1. Illustrazione schematica del processo di produzione dello yogurt: yogurt rappreso, mescolato e pronto da bere.
Preparazioni a base di frutta
Le preparazioni di frutta sono sistemi complessi costituiti da polpa o purea disperse in una matrice zuccherina e acidificata, spesso stabilizzata con idrocolloidi e arricchita con aromi e coloranti. Vengono aggiunte allo yogurt in percentuali variabili (10–20%) per migliorarne le caratteristiche organolettiche e aumentarne l’accettabilità, soprattutto nei consumatori che non apprezzano il gusto acido dello yogurt naturale.
Tuttavia, queste preparazioni rappresentano anche un punto critico microbiologico, poiché possono introdurre muffe e lieviti, aumentando il rischio di deterioramento. Inoltre, l’elevato contenuto di acqua e il pH acido dello yogurt favoriscono la crescita di microrganismi contaminanti. Per questo motivo, è frequente l’impiego di conservanti (es. sorbato di potassio) e altri additivi tecnologici.
Dal punto di vista tecnologico, l’aggiunta di frutta influisce su numerosi parametri: modifica il pH e l’acidità, altera la struttura del gel, può aumentare o ridurre la sineresi e influenza la dinamica della microflora. Studi dimostrano che diverse concentrazioni e tipologie di frutta possono determinare variazioni significative nelle proprietà fisico-chimiche e sensoriali, rendendo necessaria un’attenta ottimizzazione della formulazione per garantire stabilità e qualità del prodotto finale.
Proprietà fisico-chimiche e sensoriali
Le proprietà fisico-chimiche dello yogurt rappresentano indicatori fondamentali di qualità e includono contenuto di proteine (≥2,7%), grassi (<15%), pH (~4,6), acidità titolabile (≥0,6%) e sineresi. L’acidità titolabile riflette la quantità totale di acidi organici, principalmente acido lattico, derivanti dalla fermentazione.
La sineresi, ovvero la separazione del siero dalla matrice gelificata, è uno dei principali difetti qualitativi, associato a una rete proteica instabile e percepito negativamente dal consumatore. Essa dipende da fattori come composizione del latte, trattamento termico e condizioni di conservazione.
Dal punto di vista sensoriale, lo yogurt è definito da consistenza, aroma, gusto e colore. Il profilo aromatico è il risultato dell’attività metabolica dei batteri lattici, che attraverso glicolisi, proteolisi e lipolisi producono composti volatili. Tra questi, l’acetaldeide è il principale responsabile del tipico aroma fresco e leggermente fruttato, mentre diacetile, etanolo e altri composti contribuiscono alla complessità sensoriale. Il colore e l’aspetto visivo influenzano fortemente l’accettabilità del prodotto, specialmente negli yogurt aromatizzati.
Caratteristiche di consistenza e reologiche
Dal punto di vista reologico, lo yogurt è un sistema complesso classificato come fluido non newtoniano pseudoplastico, in cui la viscosità diminuisce all’aumentare della velocità di taglio. La sua struttura deriva da una rete tridimensionale di caseine e sieroproteine denaturate, formata durante l’acidificazione e capace di intrappolare acqua e componenti solubili.
Nel caso dello yogurt compatto, questa rete rimane intatta, mentre nello yogurt mescolato viene rotta meccanicamente dopo la fermentazione, determinando una riduzione della viscosità e una diversa percezione al palato. Durante la conservazione si verifica un fenomeno di riaggregazione (ricorporazione), in cui i microgel tendono a riformare legami, aumentando nuovamente la viscosità.
Le proprietà viscoelastiche sono descritte dai moduli G′ (elastico) e G″ (viscoso), con prevalenza del comportamento elastico tipico dei gel deboli. Le analisi strumentali includono misure di viscosità, test oscillatori e analisi del profilo di consistenza, che valutano parametri come fermezza, adesività e coesione.
Numerosi fattori influenzano queste caratteristiche, tra cui composizione del latte (proteine, grassi, solidi totali), trattamenti tecnologici (omogeneizzazione e riscaldamento), presenza di polisaccaridi, selezione delle colture starter e condizioni di conservazione.

Tabella 1. Principali fattori tecnologici e composizionali che influenzano struttura e reologia dello yogurt.
Sorbati e benzoati
Il sorbato di potassio (PS) e il benzoato di sodio (SB) sono conservanti ampiamente utilizzati nell’industria alimentare, noti anche come E202 e E211. Entrambi possiedono proprietà antimicrobiche e antifungine, inibendo la crescita di batteri, lieviti e muffe, e sono generalmente considerati sicuri (GRAS). Il PS è un sale di potassio dell’acido sorbico, l’SB un sale dell’acido benzoico; entrambi sono inodori e solubili in acqua. Applicazioni tipiche includono formaggi, succhi, yogurt, prodotti da forno, margarina e conserve.
I limiti di assunzione giornaliera raccomandati variano: PS 11 mg/kg peso corporeo e SB 5 mg/kg. Ad esempio, un adulto di 70 kg può assumere 770 mg di PS e 350 mg di SB al giorno senza effetti negativi. Tuttavia, concentrazioni elevate negli yogurt aromatizzati con frutta possono facilmente superare i limiti raccomandati.
L’attività antimicrobica di PS e SB dipende dal pH e dalla struttura chimica, in particolare dal gruppo carbossilico e dalla lunghezza della catena di carbonio. Le concentrazioni minime inibitorie (MIC) variano a seconda del microrganismo; microrganismi con MIC più bassa sono più sensibili, mentre MIC più alte indicano maggiore resistenza.
Nonostante il basso rischio tossicologico, assunzioni prolungate possono provocare effetti negativi: PS può causare difficoltà respiratorie, mal di testa, dolore toracico e edema polmonare; SB nausea, vomito e depressione del sistema nervoso centrale. Studi indicano anche possibili effetti sul microbiota intestinale, con riduzione della diversità batterica e alterazioni metaboliche. Gli effetti negativi del PS sembrano reversibili dopo periodi di washout e ripristino di un microbiota sano.
In conclusione, a causa dei potenziali rischi per la salute umana, è fondamentale ricercare alternative naturali al sorbato di potassio e al benzoato di sodio, riducendo o sostituendo completamente questi conservanti chimici negli alimenti.
Concetti di etichetta pulita nella produzione di yogurt
Oggi i consumatori sono sempre più attenti alla propria salute, aumentando la domanda di alimenti sani, naturali, sostenibili e gustosi. Lo yogurt è considerato un alimento facile da reperire, ricco di nutrienti e associato a una percezione positiva di una dieta salutare. È un’ottima fonte di vitamine A, B2 e B12, minerali biodisponibili come calcio, fosforo e potassio, acidi grassi essenziali e proteine ad alto valore biologico. L’incorporazione di composti naturali nello yogurt può migliorare le proprietà organolettiche e potenziare i benefici per la salute.
La popolarità dello yogurt deriva dai suoi numerosi benefici: facile digestione di proteine e zuccheri, miglioramento della digestione, tolleranza al lattosio e riduzione del rischio di osteoporosi. Tuttavia, la presenza di conservanti sintetici suscita preoccupazione tra i consumatori, stimolando la crescente richiesta di prodotti con etichetta pulita.
Il concetto di etichetta pulita varia, ma generalmente si riferisce a prodotti con pochi ingredienti facilmente riconoscibili, privi di additivi e con lavorazione minima. L’industria alimentare ha sviluppato yogurt con meno zuccheri, senza conservanti artificiali e ingredienti trasparenti per rispondere a queste esigenze. L’uso di conservanti naturali, derivati da metaboliti di microrganismi, rappresenta un approccio promettente grazie alla loro attività antimicrobica e antiossidante, offrendo un’alternativa efficace ai conservanti sintetici, garantendo sicurezza e durata di conservazione.
Batteri lattici
Caratteristiche generali
I batteri lattici (LAB) sono microrganismi Gram-positivi, non sporigeni, non produttori di catalasi e non mobili. La loro caratteristica principale è la produzione di acido lattico, essenziale per la fermentazione dei prodotti lattiero-caseari. Sono tolleranti al pH acido, aerotolleranti e si presentano come cocchi o bacilli. Pur essendo presenti naturalmente in alcuni alimenti, i LAB vengono spesso aggiunti come colture starter o ingredienti funzionali per amplificare il potenziale probiotico e la funzionalità del prodotto. Presentano lo status GRAS, non rappresentando rischi per la salute, e possono sintetizzare composti antimicrobici, rendendoli promettenti come ingredienti clean label.
I LAB sono classificati principalmente nel phylum Firmicutes, classe Bacillus, ordine Lactobacillales, comprendendo sei famiglie principali e oltre 30 generi. Il genere Bifidobacterium, appartenente al phylum Actinobacteria, è anch’esso considerato LAB. I bifidobatteri sono Gram-positivi, anaerobi o aerotolleranti, presenti nel tratto gastrointestinale di mammiferi, uccelli e insetti, e comprendono specie come B. breve, B. longum, B. animalis e B. bifidum. Sono mesofili con crescita ottimale a 37-41 °C, alcuni termofili. Hanno effetti benefici su digestione del lattosio, colesterolo sierico, sintesi di vitamine B e assorbimento del calcio. La vitalità dei probiotici deve essere ≥10⁶ CFU/g per garantire benefici. Alcuni ceppi tollerano pH bassi (3,5) e la presenza di ossigeno influisce sulla loro crescita.
LAB come Streptococcus thermophilus e Lactococcus lactis producono il caratteristico gusto acidulo dello yogurt, supportando l’uso dei LAB come conservanti naturali senza alterare le caratteristiche organolettiche.
Meccanismo del LAB
I LAB fermentano zuccheri tramite fermentazione omolattica o eterolattica. Nell’omolattica, il glucosio viene convertito in acido lattico dall’enzima lattato deidrogenasi, producendo anche ATP. Nell’eterolattica si generano acido lattico, acetico o alcol e CO₂ attraverso la via della fosfochetolasi. L’enzima lattato deidrogenasi determina la stereospecificità dell’acido lattico: L-lattico o D-lattico. LAB metabolizzano anche altri esosi come fruttosio, mannosio e galattosio. Streptococcus thermophilus e Lactobacillus delbrueckii subsp. bulgaricus sono omofermentativi, mentre i bifidobatteri sono eterofermentativi tramite la “via bifida”.
Composti antimicrobici prodotti dai LAB
I LAB producono metaboliti con attività antimicrobica che permettono la biopreservazione, tra cui batteriocine, acidi organici, esopolisaccaridi, diacetile, reuterina e perossido di idrogeno. Questi metaboliti possono sostituire i conservanti chimici nello yogurt.
Batteriocine
Le batteriocine sono peptidi cationici con 20-60 amminoacidi, classificati in quattro classi. Agiscono principalmente rompendo le pareti cellulari o inibendo molecole bersaglio. Esempi includono Bifidocinp-A da Bifidobacterium animalis e lattacina F da Lactiplantibacillus plantarum, efficaci contro batteri patogeni come Bacillus cereus, Clostridium botulinum e Listeria monocytogenes. Possono anche avere effetti antifungini, come l’inibizione di Aspergillus da Lacticaseibacillus paracasei.
Acidi organici
Gli acidi organici, come acido lattico, acetico, propionico e succinico, creano un ambiente sfavorevole a batteri, lieviti e muffe. Agiscono abbassando il pH intracellulare, danneggiando la membrana e acidificando l’ambiente esterno. L’acido lattico e acetico mostrano un effetto antimicrobico sinergico e bioattivo a basso pH.
Esopolisaccaridi (EPS)
Gli EPS sono polimeri di monosaccaridi prodotti dai LAB che agiscono come stabilizzanti, addensanti e gelificanti, migliorando gusto, consistenza e proprietà reologiche. Possono anche avere attività antimicrobica contro batteri e funghi, come dimostrato per Lactococcus lactis e Bifidobacterium longum, aumentando il potenziale clean label degli alimenti.
Altri composti
Altri metaboliti antimicrobici includono reuterina da Lactobacillus reuteri, diacetile, perossido di idrogeno (H₂O₂) e acidi grassi. Agiscono danneggiando membrane cellulari, acidificando il citoplasma e causando stress ossidativo, con effetti batteriostatici e antifungini efficaci.
Composti antiossidanti
I LAB producono composti antiossidanti come EPS, peptidi bioattivi, enzimi antiossidanti e ioni manganese, proteggendo le cellule dai radicali liberi e contribuendo alla salute. Lactobacillus brevis, Limosilactobacillus fermentum e Lactiplantibacillus plantarum metabolizzano acidi fenolici, mentre Bifidobacterium, Lactobacillus ed Enterococcus riducono radicali DPPH e ABTS, dimostrando il potenziale dei LAB come strategia clean label per sostituire additivi chimici nella conservazione degli alimenti.
Sfide nell’utilizzo dei batteri lattici e dei loro metaboliti come approccio “clean label”
L’impiego dei composti antimicrobici prodotti dai batteri lattici (LAB) rappresenta una strategia promettente per sostituire i conservanti chimici, ma presenta diverse criticità applicative. L’efficacia della biopreservazione dipende fortemente dalla vitalità e attività metabolica dei LAB, che sono influenzate da fattori tecnologici come pH, temperatura e condizioni ambientali. Inoltre, l’integrazione dei LAB negli alimenti può modificare il profilo sensoriale, ad esempio causando eccessiva acidificazione dovuta all’accumulo di acidi organici, percepita come difetto dal consumatore.
Un ulteriore limite riguarda le batteriocine, la cui attività può essere ridotta dall’interazione con lipidi e proteine e dalla sensibilità agli enzimi proteolitici e lipolitici. Per superare queste problematiche, si stanno sviluppando approcci innovativi come la nanoincapsulazione, che consente di migliorare la stabilità dei composti antimicrobici e di ottenere un rilascio controllato, aumentando l’efficacia nella matrice alimentare.
Dal punto di vista industriale, i processi di estrazione e purificazione dei metaboliti antimicrobici risultano costosi. Una strategia alternativa consiste nell’utilizzo diretto di ceppi produttori di batteriocine, che permettono una produzione continua del composto nel prodotto alimentare, riducendo i costi e migliorando l’efficacia. Anche l’impiego di prodotti fermentati contenenti batteriocine rappresenta un’opzione, sebbene presenti limiti legati alla variabilità della concentrazione e dell’attività antimicrobica.
Dal punto di vista normativo, solo poche batteriocine, come nisina e pediocina, sono attualmente approvate per l’uso alimentare, mentre molte altre sono ancora in fase di studio. Inoltre, esiste il rischio dello sviluppo di resistenza microbica, che potrebbe compromettere la sicurezza alimentare, rendendo necessario approfondire i meccanismi di resistenza e sviluppare strategie di controllo.
Anche gli esopolisaccaridi (EPS) presentano limitazioni, tra cui basse rese produttive e variabilità tra ceppi, oltre alla difficoltà di correlare struttura e funzione nelle matrici alimentari.
In sintesi, le principali sfide riguardano efficacia, stabilità, costi e standardizzazione dei conservanti naturali rispetto a quelli sintetici. È quindi fondamentale ottimizzare le condizioni di utilizzo e definire concentrazioni adeguate dei metaboliti dei LAB, garantendo sicurezza, qualità sensoriale e accettabilità dei prodotti nell’ottica della clean label.
Conclusione
Le colture di batteri lattici (LAB) e i loro metaboliti rappresentano una strategia innovativa per la conservazione degli alimenti in ottica clean label. Questi microrganismi producono una vasta gamma di composti bioattivi, tra cui batteriocine, acidi organici, esopolisaccaridi, diacetile, reuterina, perossido di idrogeno e acidi grassi, capaci di inibire microrganismi patogeni e alteranti, migliorando la sicurezza e la shelf-life dello yogurt.
L’impiego dei LAB risponde alla crescente domanda di alimenti naturali, sostenibili e privi di additivi sintetici, mantenendo al contempo buone caratteristiche nutrizionali e sensoriali. Tuttavia, nonostante l’elevato potenziale antimicrobico, l’applicazione industriale presenta ancora limitazioni tecnologiche. In particolare, l’interazione tra i metaboliti prodotti e la matrice alimentare può influenzare l’efficacia e alterare le proprietà del prodotto.
Una possibile strategia per superare queste criticità consiste nell’aggiunta di ingredienti fermentati da LAB in fasi successive alla fermentazione del latte, evitando interferenze con la coltura starter e riducendo modifiche indesiderate delle caratteristiche dello yogurt.
Nonostante i progressi, restano da affrontare sfide legate a costi, efficienza e stabilità, che attualmente limitano la competitività rispetto ai conservanti sintetici. Pertanto, ulteriori studi e ottimizzazioni tecnologiche sono necessari per valorizzare pienamente il potenziale dei LAB come conservanti naturali nell’industria alimentare.















































































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