Fior di latte molisano DOP, la domanda approda in Gazzetta europea
Pubblicato il documento unico della denominazione: si apre ora il periodo di opposizione di tre mesi. Produzione del latte, trasformazione e confezionamento dovranno avvenire interamente in Molise

Il percorso del Fior di latte molisano verso il riconoscimento della DOP compie un altro passo in avanti. Oggi la Commissione europea ha pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea la domanda di registrazione, dopo la conclusione della fase nazionale avviata nel 2024.
La pubblicazione non equivale ancora alla registrazione definitiva, ma apre il periodo di opposizione previsto dal Regolamento (UE) 2024/1143. Entro tre mesi potranno essere presentate eventuali contestazioni secondo le modalità stabilite dalla normativa europea. Successivamente, in assenza di opposizioni ammissibili o dopo la loro risoluzione, la Commissione potrà iscrivere la denominazione nel registro europeo delle indicazioni geografiche.
Una DOP tutta molisana
Il Fior di latte molisano è un formaggio fresco a pasta filata, ottenuto esclusivamente da latte intero vaccino crudo, eventualmente termizzato o pastorizzato, con l’impiego di fermenti lattici selezionati.
Il latte deve provenire da bovine allevate in Molise, appartenenti alle razze Frisona, Jersey, Pezzata Rossa Italiana, Bruna Alpina, Podolica o ai loro incroci. Produzione del latte, trasformazione e confezionamento devono avvenire nell’intero territorio amministrativo regionale.
L’alimentazione degli animali deve essere costituita per almeno il 60% della sostanza secca da erba o fieno di erbaio polifita. Almeno il 60% degli alimenti deve inoltre provenire dall’area delimitata, quota assicurata soprattutto dai foraggi locali. I mangimi complementari possono arrivare dall’esterno, considerata la limitata vocazione cerealicola del territorio molisano.
Le caratteristiche del prodotto
Il prodotto presenta una pasta bianco-latte, tenera, umida e fibrosa, con sapore dolce, una leggera nota acidula e un delicato retrogusto di fieno ed erba. Può essere realizzato nelle forme tondeggiante, a nodino o a treccia, con pesi compresi tra 10 grammi e 3 chilogrammi. È ammessa anche la versione senza lattosio.
Il legame con il territorio viene ricondotto alla biodiversità dei prati e dei pascoli molisani, alle caratteristiche dell’acqua utilizzata nella filatura e nel liquido di governo e al patrimonio di competenze dei casari. Centrale resta la figura del filatore, la cui esperienza determina la consistenza e il caratteristico “nervo” della pasta.
Il confezionamento deve avvenire nell’azienda di produzione, per tutelare la freschezza del formaggio. L’etichetta dovrà riportare il logo previsto dal disciplinare e indicare se è stato impiegato latte crudo, termizzato o pastorizzato.
La pubblicazione europea apre così l’ultima fase del procedimento per una denominazione destinata a valorizzare non soltanto il prodotto, ma anche gli allevamenti e la filiera lattiero-casearia del Molise.

















































































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