Il prezzo del latte cala perché calano i consumi? Una riflessione con Giovanni D’Ambruoso di Delizia Spa
Il brusco calo del prezzo del latte bovino degli ultimi mesi ha colto di sorpresa un settore che fino a poco tempo fa mostrava segnali di crescita. In questa intervista analizziamo le ragioni di questa inversione di tendenza e le possibili prospettive future della filiera lattiero-casearia

Negli ultimi due mesi, il comparto lattiero-caseario ha attraversato una fase critica caratterizzata da un drastico calo del prezzo del latte bovino. Un cambiamento che ha sorpreso l’intero settore, poiché fino a poco tempo fa si registrava un trend di crescita della produzione (approfondisci qui). Per comprendere le ragioni di questa inaspettata turbolenza e fare il punto sulle prospettive future della filiera, abbiamo intervistato Giovanni D’Ambruoso, di Delizia Spa, una delle realtà più rappresentative dell’industria casearia italiana.
Chi è Giovanni D’Ambruoso e qual è la realtà di Delizia Spa?
Giovanni D’Ambruoso è il fondatore e CEO di Delizia Spa, storica azienda pugliese che da oltre 30 anni esporta l’eccellenza casearia italiana nel mondo, con particolare riguardo alle burrate. Con un team di oltre 400 dipendenti, Delizia Spa lavora esclusivamente latte bovino, con un forte focus su una lavorazione artigianale e una filiera corta che coinvolge oltre 140 allevatori locali.

Quanto è importante il rapporto con gli allevatori e come viene garantita la qualità?
«Il legame con i nostri allevatori – spiega D’Ambruoso – è fondamentale per garantire la qualità del prodotto finale. A tal fine, Delizia Spa garantisce ai propri fornitori un supporto tecnico continuo, che include consulenze alimentari e tecnologiche per ottimizzare il processo di mungitura e il controllo della qualità, in particolare per quanto riguarda parametri come le cellule somatiche ed il contenuto in grasso e proteine. Come riscontro tangibile di questo impegno, abbiamo istituito una “tabella della qualità” per premiare economicamente i produttori che offrono un latte con caratteristiche organolettiche superiori alla media. Questo approccio consente di valorizzare il benessere animale e l’alimentazione naturale legata ai pascoli pugliesi, trasferendo questo valore aggiunto direttamente al consumatore finale.
Quali sono le cause principali dietro il recente crollo del prezzo del latte?
Secondo Giovanni D’Ambruoso, il crollo del prezzo del latte avvenuto negli ultimi mesi è il risultato di una serie di fattori globali che hanno impattato fortemente il mercato lattiero-caseario in tempi brevi. Tra i principali motivi, il CEO di Delizia Spa individua:
- Calo dei consumi: la diminuzione della domanda di prodotti trasformati come burrate, mozzarelle e formaggi stagionati (ad esempio Parmigiano e Gorgonzola) ha generato un surplus di latte che non trova sbocchi adeguati.
- Dazi e geopolitica: le incertezze legate ai dazi commerciali e il ritiro di mercati strategici come quello cinese hanno ridotto la capacità di esportazione.
- Cambio valutario: la svalutazione del dollaro e l’aumento dei dazi (circa il 15%) hanno reso i prodotti lattiero-caseari italiani più costosi per i consumatori americani, riducendo significativamente la domanda proveniente dal mercato degli Stati Uniti.
Tutti questi fattori, combinati insieme, hanno creato una “morsa” che ha portato a un accumulo di latte invenduto.
Come viene gestita la trattativa sul prezzo tra industria e mondo agricolo?
«Nonostante la crisi – sottolinea D’Ambruoso – si è cercato di seguire un percorso condiviso tra il settore agricolo e quello industriale, spesso mediato da tavoli istituzionali, come dimostra il recente accordo chiuso sul tavolo organizzato dal MASAF (leggi QUI). L’obiettivo di questi incontri è stato quello di evitare un ulteriore peggioramento della congiuntura negativa, che in un regime di mercato completamente libero sarebbe potuta essere ancor più severa. Dal canto suo, l’industria deve necessariamente adeguarsi ai prezzi di mercato: se il prezzo del latte non scende quando calano i consumi, il prodotto finale diventa troppo costoso e rischia di non essere vendibile, danneggiando l’intera catena produttiva.»
Qual è la strategia per il futuro: territorio o educazione alimentare?
«Innanzitutto è previsto un nuovo aggiornamento sullo stato del mercato per la fine di febbraio, al fine di monitorare l’evoluzione della situazione. La chiave per una ripresa a lungo termine del settore – prosegue D’Ambruoso – risiede, secondo me, nella valorizzazione dell’origine e nell’educazione del consumatore. La nostra azienda non utilizza latte estero, ma lavora prioritariamente con latte locale, o, in caso di necessità, nazionale. La vera sfida, però, è di natura culturale, occorre lavorare alacremente e assiduamente su aspetti come:
- Informazione nelle scuole: educare i più giovani a comprendere che “mangiare bene significa salute”, concetto essenziale per migliorare la consapevolezza alimentare a lungo termine.
- Trasparenza nelle mense scolastiche: combattere i bandi al ribasso nelle mense scolastiche, privilegiando la qualità rispetto al prezzo più basso.
- Etichettatura consapevole: insegnare, ai consumatori, come distinguere i prodotti artigianali da quelli industriali, e come riconoscere i segni di una qualità inferiore, come la presenza di troppi ingredienti o prezzi sospettosamente bassi.
Conclusione
«Le incertezze globali che il settore lattiero-caseario sta affrontando, richiedono risposte tempestive e razionali. Il mercato ha fortemente bisogno di una “regolazione” che possa riequilibrare domanda e offerta, per evitare che il surplus di latte invenduto metta in crisi l’intero sistema produttivo. L’industria – conclude D’Ambruoso – deve essere, quindi, pronta a rispondere alle sfide con un approccio dinamico, adattando i propri flussi produttivi alle esigenze del mercato, e puntando sulla qualità e trasparenza come leva fondamentale per il futuro.»
















































































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