La cucina italiana diventa patrimonio Unesco

La cucina italiana si afferma come modello culturale globale grazie a un percorso condiviso tra istituzioni e realtà storiche del settore

10 Dicembre, 2025

La cucina italiana entra ufficialmente nel Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità Unesco. Un riconoscimento storico che premia non solo la tradizione gastronomica del Paese, ma il modello culturale che la sostiene, fatto di comunità, identità e trasmissione di saperi. A celebrare questo risultato è il Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, che afferma:

“La cucina italiana è Patrimonio dell’Umanità. Oggi l’Italia ha vinto ed è una festa che appartiene a tutti perché parla delle nostre radici, della nostra creatività e della nostra capacità di trasformare la tradizione in valore universale”.

Un patrimonio, aggiunge il Ministro, che racconta un intero Paese:

“È la festa delle famiglie che tramandano sapori antichi, degli agricoltori che custodiscono la terra, dei produttori che lavorano con passione, dei ristoratori che portano nel mondo il valore autentico dell’Italia”.

Concorda con soddisfazione il sottosegretario al Ministero dell’Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste, Luigi D’Eramo che sottolinea:

“La cucina italiana riflette la nostra straordinaria biodiversità. È cultura e tradizione, è espressione dei territori e creatività. É condivisione e incontro, un insieme di pratiche sociali e conoscenza che si tramanda di generazione in generazione. Un patrimonio vivo fatto di identità e convivialità che rappresenta una ricchezza anche in termini di valore: nel 2024 complessivamente 251 miliardi di euro. Questo importantissimo traguardo ci rende orgogliosi e contribuirà a far crescere ancor di più turismo ed economia e a proteggere la nostra cucina dall’odioso fenomeno dell’Italian sounding””.

Comunità promotrici e partner della candidatura

Il dossier che ha portato al riconoscimento è stato realizzato grazie al lavoro congiunto di:

  • Accademia Italiana della Cucina (fondata nel 1953)
  • Fondazione Casa Artusi (2007)
  • Rivista La Cucina Italiana (dal 1929)
  • Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (MASAF)
  • Ministero della Cultura (MiC)

Un ruolo importante è stato svolto anche dall’ICE – Agenzia per la promozione all’estero, che ha sostenuto eventi e attività di internazionalizzazione legate alla candidatura.

Un percorso internazionale costruito in due anni

La candidatura non rappresenta un piatto o una ricetta, ma un modello culturale che unisce pratica quotidiana, rispetto dei territori e trasmissione dei saperi. Dal lancio ufficiale del 23 marzo 2023 fino all’approvazione finale del 10 dicembre 2025 a Nuova Delhi, la candidatura è stata accompagnata da un grande lavoro diplomatico e culturale:

  • il lancio della candidatura sul veliero Amerigo Vespucci,
  • la promozione durante il G7 Agricoltura di Ortigia,
  • la presentazione del logo a Pompei,
  • la missione spaziale Axiom 3 con la pasta italiana a bordo,
  • eventi a New York, Washington, Genova e nelle principali fiere agroalimentari mondiali.

Un lavoro corale, dunque, che ha attraversato istituzioni, comunità e mondi produttivi.

Un volano per il Made in Italy

Secondo il Ministro Lollobrigida, il riconoscimento non è solo motivo d’orgoglio, ma aprirà nuove opportunità:

“Sarà uno strumento in più per contrastare chi cerca di approfittare del valore che tutto il mondo riconosce al Made in Italy e rappresenterà nuove opportunità per creare posti di lavoro e ricchezza sui territori“.

A supporto di questa affermazione, il Masaf ha divulgato, in calce alla notizia, le prime risultanze di un progetto in corso presso la Cattedra UNESCO dell’Università Unitelma Sapienza di Roma, diretta dal professor Pier Luigi Petrillo, sull’impatto economico dei riconoscimenti Unesco. Avviata nel 2023, si tratta di una ricerca interdisciplinare – con ricercatori economisti, statistici, aziendalisti, antropologi, sociologi, giuristi, storici – al fine di quantificare uno degli effetti indiretti dei riconoscimenti dati dall’UNESCO sia ai siti culturali e naturalistici (World Heritage) sia agli elementi immateriali (Intangible Cultural Heritage). La ricerca, che riguarda 8 paesi (tra cui l’Italia) è volta a verificare l’impatto economico del riconoscimento con particolare riferimento a tre settori: quello turistico, quello imprenditoriale e quello della forza lavoro complessiva.

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