Rapporto Ismea-Qualivita 2025: formaggi DOP e IGP, il motore nascosto della Dop economy italiana

Dal Rapporto Ismea-Qualivita 2025 emerge una Dop economy da 20,7 miliardi di euro, trainata da un comparto lattiero-caseario che da solo vale il 61% del cibo certificato, con formaggi in crescita a 5,9 miliardi di euro e un export oltre i 3 miliardi

soresina-parmigiano
27 Novembre, 2025

La XXIII edizione del Rapporto Ismea-Qualivita certifica che la Dop economy italiana non è una nicchia di pregio, ma una componente strutturale dell’agroalimentare nazionale. Nel 2024 il valore alla produzione dei prodotti DOP, IGP e STG sfiora i 20,7 miliardi di euro, con una crescita del +3,5% sul 2023 e del +25% rispetto al 2020, arrivando a pesare circa il 19% sul fatturato complessivo del settore agroalimentare italiano. Parallelamente, l’export delle Indicazioni Geografiche supera per la prima volta i 12,3 miliardi di euro, grazie al “doppio record” di cibo (5,15 miliardi) e vino (7,19 miliardi).

Sul piano normativo, il Rapporto si colloca nel primo anno di applicazione del Regolamento (UE) 2024/1143, il testo unico che riunisce in un quadro organico le disposizioni su cibo, vino e bevande spiritose a Indicazione Geografica, riconoscendo le IG come veri e propri «beni culturali» e rafforzando il ruolo dei gruppi di produttori e la tutela ex officio.

In apertura dei lavori, il Ministro Francesco Lollobrigida ha sottolineato come le Indicazioni Geografiche rappresentino «la forza e l’unicità del nostro sistema agroalimentare», precisando che il Made in Italy non significa soltanto “fatto in Italia”, ma «buono, sano, da acquistare e da riconoscere anche attraverso questo sistema che ne certifica l’autenticità». Le IG, ha ricordato il Ministro, garantiscono reddito alle imprese, lavoro lungo le filiere e sono «un traino sempre più forte per turismo ed economia», un modello produttivo che il Governo si impegna a sostenere e difendere «in ogni contesto internazionale».

Il peso specifico dei formaggi DOP e IGP nella Dop economy del cibo

All’interno del paniere agroalimentare certificato, il comparto che più interessa la filiera lattiero-casearia è quello dei formaggi DOP e IGP, che il Rapporto colloca al centro della crescita. Nel 2024 la Dop economy del cibo raggiunge 9,64 miliardi di euro di valore alla produzione (+7,7% in un anno, +48% dal 2014), con un fatturato al consumo di 18,57 miliardi di euro.

Dentro questi numeri, i formaggi assumono un ruolo nettamente prevalente: il loro valore alla produzione sale a 5,9 miliardi di euro (+10,5% sul 2023), pari a quasi il 61% del valore di tutto il cibo DOP IGP STG. L’export di formaggi certificati supera i 3,0 miliardi di euro, con una crescita del +16% in un anno, e rappresenta da solo il 59% del valore esportato dal comparto cibo IG.

La produzione certificata complessiva di formaggi DOP e IGP raggiunge 583 mila tonnellate (+2,6%), il livello più alto dell’ultimo quinquennio, sostenuto dall’andamento delle principali DOP casearie. La categoria conta 57 denominazioni (53 DOP, 3 IGP e 1 STG), coordinate da 43 Consorzi di tutela, con 24.073 operatori e 93.527 occupati lungo la filiera.

Le grandi DOP lattiero-casearie e la concentrazione del valore

All’interno del paniere caseario, poche grandi DOP concentrano una quota rilevante del valore generato. Nel 2024 Grana Padano DOP e Parmigiano Reggiano DOP guidano la classifica nazionale dei prodotti DOP IGP per valore alla produzione, con rispettivamente 2,185 miliardi di euro (+23,3%) e 1,760 miliardi di euro (+10,1%).

Accanto a questi due pilastri della filiera bovina da latte si collocano la Mozzarella di Bufala Campana DOP (529 milioni di euro, in lieve crescita), il Gorgonzola DOP (460 milioni, +7,1%) e il Pecorino Romano DOP, che dopo il picco del 2023 registra un assestamento a 338 milioni di euro (-12,8%), in un contesto comunque segnato da tensioni sui mercati internazionali e da nuove misure di sostegno di filiera.

Queste denominazioni non sono solo marchi di successo commerciale: rappresentano modelli organizzativi complessi, capaci di coordinare migliaia di allevatori, trasformatori e stagionatori, di gestire politiche di programmazione produttiva e di presidiare mercati sempre più competitivi. In molti casi, la crescita di valore dei formaggi DOP è legata tanto alle dinamiche di prezzo quanto a strategie di posizionamento di medio periodo, che puntano su qualità percepita, comunicazione mirata e presenza nei canali a maggiore valore aggiunto.

Territori lattiero-caseari e geografia della Dop economy

L’analisi territoriale del Rapporto restituisce una Dop economy in espansione per 14 regioni su 20, con due province su tre che registrano incrementi di valore e oltre una su quattro con crescite a doppia cifra.

Il Nord-Est si conferma il baricentro economico delle IG italiane, con 11,24 miliardi di euro di valore (+2,8%), pari al 54% della Dop economy nazionale. Veneto sfiora i 4,94 miliardi di euro, seguito da Emilia-Romagna (3,99 miliardi) e Friuli-Venezia Giulia, in forte crescita. In queste regioni si concentra una quota significativa della produzione di formaggi DOP a base latte bovino, dal sistema Grana Padano-Parmigiano Reggiano alle grandi DOP del Nord-Est, con una stretta interdipendenza tra dinamiche di stalla, trasformazione e mercati esteri.

Il Nord-Ovest mostra una crescita ancora più marcata (+7,1%), trainata dalla Lombardia, che sale a 2,9 miliardi di euro di valore DOP IGP (+13,1%), consolidando il proprio ruolo di hub per la zootecnia da latte e le produzioni casearie a maggiore intensità tecnologica.

Anche il Sud e le Isole segnano un aumento complessivo del +3,4%, con la Campania – forte anche della Mozzarella di Bufala Campana DOP – a 945 milioni di euro (+3,1%), la Puglia in crescita a doppia cifra (+12,2%) e la Sicilia in progressione del 4,0%. Qui la Dop economy casearia si intreccia con filiere ovine e bufaline, rappresentando uno strumento chiave per trattenere valore aggiunto e occupazione nelle aree interne.

Consumi interni, GDO e dazi USA: le sfide per il lattiero-caseario certificato

Sul mercato interno, la spesa per prodotti DOP e IGP nella GDO italiana raggiunge 6,2 miliardi di euro nel 2024 (+1,1%), di cui 4,3 miliardi in prodotti alimentari e 1,9 miliardi in vino. I formaggi DOP e IGP costituiscono la categoria più importante sugli scaffali della distribuzione moderna, con una spesa superiore a 2,6 miliardi di euro nel 2024, in crescita rispetto all’anno precedente, e una penetrazione che continua ad aumentare anche nei discount, il canale con i tassi di crescita più elevati.

Sul fronte internazionale, Stati Uniti, Germania, Francia e Regno Unito restano i principali mercati di sbocco per i prodotti DOP IGP italiani, con gli USA che assorbono da soli il 22% dell’export a Indicazione Geografica. Proprio il mercato statunitense, tuttavia, è al centro delle criticità segnalate dai Consorzi: quasi la metà delle filiere DOP IGP avverte già gli effetti negativi dei dazi USA, mentre il 61% ha avviato strategie di diversificazione, pur ritenendo – in due casi su tre – che l’impatto di lungo periodo possa essere contenuto. Per le grandi DOP casearie, fortemente esposte su quel mercato, la capacità di presidiare nuovi sbocchi extra-UE e di rafforzare la propria identità distintiva sarà determinante.

IG come beni culturali e asset economico: il messaggio del Rapporto

Nelle sue conclusioni, il Rapporto Ismea-Qualivita e le dichiarazioni istituzionali convergono su un punto: il sistema delle Indicazioni Geografiche non è soltanto una politica di qualità, ma un modello produttivo che genera sviluppo diffuso, tutela il paesaggio rurale e sostiene la competitività dell’agroalimentare italiano.

Per il presidente Ismea Livio Proietti, le IG continuano a rappresentare «un modello produttivo vincente, in grado di generare valore diffuso sul territorio, mantenere vitali le aree interne e garantire sviluppo e competitività al nostro agroalimentare», grazie all’impegno dei Consorzi e di migliaia di operatori che custodiscono «un patrimonio unico, irriproducibile e non delocalizzabile».

Il presidente della Fondazione Qualivita Cesare Mazzetti sottolinea come le IG costituiscano «una politica di successo per il nostro sistema produttivo agricolo e alimentare», richiamando l’esigenza di una strategia nazionale di promozione più coerente, capace di integrare i diversi comparti – cibo, vino, bevande spiritose – e di valorizzare i requisiti di sostenibilità come vero valore aggiunto.

Per il mondo dei formaggi e dei prodotti lattiero-caseari DOP e IGP, il Rapporto 2025 conferma dunque una fase di espansione, ma anche la necessità di governare la crescita attraverso strumenti di programmazione, investimenti in innovazione di processo e prodotto, nuove politiche di mercato e comunicazione verso un consumatore sempre più attento all’origine, al benessere animale e alla sostenibilità complessiva delle filiere.

Fonte: RAPPORTO_ISMEA_QUALIVITA_2025

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