Come funziona davvero la certificazione SQNBA in stalla?
Il caso studio dell’eccellenza friulana Società Agricola Principi di Porcia e Brugnera, una delle prime realtà regionali ad aver ottenuto la conformità per il disciplinare "Bovini da latte in stalla" da IFCQ Certificazioni

Qualche settimana fa abbiamo ricevuto in redazione un comunicato stampa dalla responsabile comunicazione e marketing dell’IFCQ, dr.ssa Elena Bezzutti, inerente alla certificazione di una delle prime aziende SQNBA in Friuli-Venezia Giulia. Considerando l’attualità del tema, invece di divulgare l’informazione avuta, abbiamo scelto di approfondire concretamente il funzionamento di questo nuovo schema certificativo, sia con l’azienda protagonista che con l’Organismo che ha rilasciato la conformità.
L’obiettivo non è stato soltanto quello di raccontare semplicemente un risultato, ma piuttosto quello di analizzare un caso pratico di certificazione, mettendo in luce da una parte le opportunità offerte dal nuovo sistema, e dall’altra le criticità operative che le aziende possono incontrare nel percorso di adeguamento.
Un modello aziendale diversificato e orientato alla circolarità
L’azienda in questione è la Società Agricola Principi di Porcia e Brugnera, una delle prime imprese del Friuli-Venezia Giulia ad aver ottenuto la certificazione SQNBA per il disciplinare “Bovini da latte in stalla“. Si tratta di una realtà storica del mondo agricolo, le cui origini risalgono al 1181. Situata ad Azzano Decimo (PN), la Società gestisce una superficie complessiva di poco inferiore ai 900 ettari, e si contraddistingue per una marcata diversificazione produttiva. Al comparto vitivinicolo, che occupa circa 140 ettari, si affiancano l’arboricoltura (noci e pioppeti) e un sistema zootecnico integrato.
L’allevamento bovino conta complessivamente circa 350 capi, di cui 160 bovine in lattazione. Dal 2011, l’azienda ha completato il proprio modello di economia circolare grazie all’integrazione di due impianti di biogas, per una potenza complessiva di 1,3 MW. Il liquame prodotto dall’allevamento viene valorizzato attraverso la produzione di energia, mentre l’acqua di raffreddamento dei motori viene recuperata per il riscaldamento delle strutture, riducendo consumi e dispersioni energetiche.

Scelte strategiche: genetica, strutture e gestione del dato
Per farci spiegare nel dettaglio le scelte strategiche di lungo periodo che hanno condotto all’attuale assetto dell’allevamento, abbiamo intervistato il Direttore Aziendale Dott. Andrea Quellerba che, affiancato dal Responsabile e coordinatore dell’allevamento Marco Sandrin, ci ha raccontato le tappe principali di un percorso di miglioramento tecnico, iniziato circa 20 anni fa.
«Tra le prime azioni intraprese – ci dicono – si è affrontata una riconversione genetica verso il sistema di incrocio ProCROSS, che ha consentito di migliorare fertilità, robustezza e longevità delle bovine, con effetti positivi sulla gestione sanitaria della mandria e una notevole riduzione dello stress gestionale e dell’impiego di farmaci».
Sul piano strutturale, l’azienda ha investito nel passaggio a cuccette con raschiatori automatici, garantendo standard igienici elevati e, soprattutto, mantenendo un rapporto 1:1 tra numero di capi e cuccette disponibili. «L’assenza di sovraffollamento rappresenta uno degli elementi chiave sia per il benessere animale ed è indispensabile per la conformità ai requisiti SQNBA» precisa il dott. Quellerba.
«Fondamentale, inoltre, è stata la gestione avanzata del dato. L’introduzione di sistemi di attivometria tramite collari di monitoraggio, ad esempio, ha permesso di incrementare l’efficienza di rilevamento dei calori dal 20% all’80%, con una crescita della professionalità degli operatori presenti. Ogni implementazione tecnologica infatti – sottolinea Marco Sandrin – è stata accompagnata da una consistente raccolta dati e dall’elaborazione e analisi degli stessi, lavoro che ha permesso di individuare le criticità di alcune operazioni, generalmente svolte in maniera routinaria, e comprenderne gli aspetti migliorabili. In quest’ottica l’alimentazione oggi è gestita ed impostata sulla base del parametro RFV (Relative Feed Value) e supportata da modelli previsionali lineari, con l’obiettivo di mantenere una produzione media nell’arco di tutto l’anno prossima ai 40 litri/capo/anno.»

La “matematica del benessere”: quando i numeri confermano le scelte
Come emerso durante il racconto, l’approccio orientato al benessere animale non rappresenta per l’azienda solo una scelta etica o reputazionale, ma trova un solido riscontro nei risultati economici.
«Una puntuale analisi dei parametri economici e di efficienza produttiva ci ha consentito di dimostrare, in modo oggettivo, come il benessere animale rappresenti un vero e proprio motore di redditività, e non un costo aggiuntivo. Le decisioni di investimento sono state guidate da indicatori misurabili, capaci di correlare in modo diretto il miglioramento delle condizioni di allevamento con le performance economiche complessive» spiega il direttore. «Nei primi tre anni successivi agli interventi strutturali e genetici – in particolare il passaggio alle cuccette e la riconversione della mandria – l’azienda ha registrato un incremento del fatturato complessivo del 17%, pari a circa 81.000 euro. Questo risultato è stato sostenuto sia da un aumento del 12% della produzione totale di latte, sia da un miglioramento dell’8% del numero medio di capi in mungitura, a conferma di una maggiore efficienza riproduttiva e gestionale. Uno degli indicatori più significativi ha riguardato la remunerazione legata alla qualità del latte, che ha evidenziato un incremento del 97%. Il miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie della stalla ha consentito di ottenere un premio qualità più elevato, quantificabile in circa due millesimi aggiuntivi, con un impatto diretto e stabile sul valore del prodotto conferito. Sul fronte dei costi operativi, l’adozione della certificazione ISO 50001, standard internazionale volontario per i Sistemi di Gestione dell’Energia (SGE), ha permesso di misurare in modo puntuale i benefici derivanti dall’efficienza energetica. Un miglioramento dell’1% sugli autoconsumi dell’impianto biogas ha generato un risparmio annuo di circa 27.000 euro. A questo si aggiunge il vantaggio derivante dall’integrazione circolare tra allevamento e biogas, che ha consentito di eliminare la centrale termica della stalla, sfruttando l’acqua di raffreddamento dei motori per il riscaldamento degli ambienti.»
Un ulteriore beneficio, spesso meno visibile ma economicamente rilevante, che il dott. Quellerba sottolinea nel suo excursus, è stato la riduzione dei cosiddetti “costi occulti”, quelli cioè legati in particolare all’impiego di farmaci e alle perdite di efficienza riproduttiva. Determinante è stata anche la razionalizzazione del carico animale. L’azienda ha maturato la consapevolezza che il sovraffollamento rappresenta una pratica antieconomica: mantenere un rapporto perfettamente bilanciato tra numero di capi e cuccette disponibili (160 capi per 160 cuccette) consente di sostenere medie produttive elevate, con un target di 40 litri/capo riducendo al contempo i costi alimentari. In questo modo si evita di alimentare animali la cui produttività risulta penalizzata dallo stress da spazio, migliorando l’efficienza complessiva della razione.
«Per concludere – riprende il direttore – la proprietà ha adottato un approccio estremamente rigoroso nella valutazione degli investimenti, autorizzandoli esclusivamente in presenza di tempi di rientro (payback) dimostrabili. Questo criterio è stato applicato sia all’introduzione dei sistemi di attivometria (collari di monitoraggio) sia ai sistemi di raffrescamento, per i quali le proiezioni di incremento della fertilità e della produzione nei mesi estivi hanno confermato la sostenibilità economica delle scelte effettuate.»
In sintesi, il benessere animale è stato progressivamente integrato in un modello gestionale basato su previsioni lineari, in cui parametri come il Relative Feed Value (RFV) dei foraggi o i dati forniti dall’attivometria, permettono di intervenire in modo preventivo (ex ante) sulle criticità produttive. Un approccio che garantisce maggiore controllo dei costi, stabilità delle performance e solidità economica nel lungo periodo.

Sorride entusiasta, e quasi commosso, il dottor Quellerba, nell’illustrare la strada percorsa ed i risultati ottenuti, e non dimentica di sottolineare un aspetto che colpisce, almeno me, sopra ogni cosa: l’importanza strategica di tutti i suoi collaboratori nel raggiungere certi obiettivi. Ringrazia, infatti, più volte Marco Sandrin accanto a lui e Matteo Corazza, che in prima persona hanno seguito la redazione e aggiornamento del manuale SQNBA, e tutti gli operatori che portano avanti il lavoro quotidiano: Gill Baljinder Singh (Mungitore, addetto vitellaia, alimentazione mandria); Alberto Travunt (Addetto vitellaia, alimentazione mandria), Singh Surjit (Mungitore) e Gill Gurdial Kaur (gestione vitellaia). La vera differenza, in qualunque realtà produttiva, la fa il personale operante: «Tutti gli addetti alla stalla sono in grado di gestire efficacemente diverse mansioni, aumentando così la flessibilità operativa. Lo scopo di professionalizzazione nel lavoro di stalla è garantire la gestione efficiente dell’allevamento assicurando e promuovendo il work-life balance in un lavoro a ciclo continuo.»
La certificazione SQNBA
La parola passa, a questo punto, a Marco Sandrin per raccontare il tipo di lavoro concretamente svolto da lui e da Matteo Corazza per ottenere la certificazione SQNBA, naturale coronamento del percorso sopra raccontato.
«Per la nostra azienda – spiega – l’iter non è stato eccessivamente oneroso sotto il profilo burocratico poiché molti processi erano già allineati ai requisiti richiesti. Nel percorso verso questa certificazione, gli aspetti strutturali rivestono un ruolo centrale nello standard di garanzia del benessere animale. Il presupposto imprescindibile è il rispetto dei parametri di spazio, espressi in metri quadrati disponibili per capo, che rappresentano uno dei principali fattori selettivi per l’accesso allo schema.»
Nel caso della Società Agricola Principi di Porcia e Brugnera, la presenza di una struttura storica risalente agli anni ’50, caratterizzata da volumi ampi e correttamente dimensionati, ha costituito un vantaggio competitivo rilevante. L’azienda non ha infatti dovuto affrontare interventi di ammodernamento strutturale, potendo concentrare gli investimenti sugli aspetti gestionali e tecnologici.
«Dal punto di vista procedurale – continua il responsabile dell’allevamento – l’iter ha richiesto una integrazione puntuale della documentazione aziendale. È stato predisposto un manuale specifico conforme ai disciplinari SQNBA, nel quale sono state sistematizzate le procedure operative, raccordandole con i Manuali di Corretta Prassi Igienica già in uso. Questo approccio ha consentito di evitare duplicazioni documentali, garantendo al contempo coerenza tra gli obblighi legati alla sicurezza alimentare e quelli relativi al benessere animale. Un ulteriore elemento chiave è stato il processo di digitalizzazione dei registri. Per superare le criticità tipicamente associate alla gestione cartacea e alle ispezioni documentali, abbiamo adottato strumenti digitali di uso quotidiano, come lo smartphone, integrandoli con i sistemi di monitoraggio della mandria basati su collari di rilevazione. In questo modo è stato possibile registrare in tempo reale le ispezioni, i parametri sanitari e gli indicatori di benessere, migliorando l’affidabilità dei dati e agevolando le verifiche da parte dell’ente di certificazione.»
Alla domanda sulle principali criticità incontrate, entrambi gli intervistati concordano nel sottolineare che il principale limite di accesso al sistema, per molte delle realtà zootecniche italiane, è rappresentato dalle strutture: nelle stalle datate e adattate nel tempo, la numerosità dei capi costituisce un vero e proprio collo di bottiglia per l’ottenimento e il mantenimento della certificazione SQNBA. In questi contesti, l’adeguamento agli standard di spazio per capo può richiedere investimenti ingenti o una riduzione importante del numero di animali allevati.
Questa testimonianza dimostra egregiamente come il benessere animale si traduca realmente in una stalla più sana, in un minore ricorso ai farmaci e, soprattutto, in una sostenibilità reale e misurabile del modello di business.
Certificazione SQNBA: il punto di vista dell’Organismo di Controllo (OdC)
Per offrire ai lettori un quadro operativo completo, abbiamo chiesto alla dr.ssa Elena Bezzutti, reponsabile marketing e comunicazione, e a Martino Leonarduzzi, responsabile di schema, di IFCQ Certificazioni, di riepilogare i principali passaggi necessari per ottenere e mantenere la certificazione SQNBA.
«Da un punto di vista tecnico – spiega il dr. Leonarduzzi – il primo prerequisito imprescindibile è la conformità alla piattaforma ministeriale ClassyFarm. Il cosiddetto “semaforo verde” è condizione necessaria per l’accesso allo schema, e l’eventuale passaggio a uno stato di non conformità comporta la sospensione immediata della possibilità di commercializzare prodotto certificato. Un’azienda che risulta conforme sulla piattaforma Classyfarm può presentare domanda di adesione all’ OdC, a seguito della quale si avvia la fase di verifica documentale. Questa prevede la presentazione dell’elenco degli impianti, della visura camerale e dei curricula del personale, attestanti una formazione specifica sui requisiti SQNBA. Centrale è poi la redazione del Manuale Aziendale, documento cardine che descrive in modo puntuale l’implementazione dei requisiti relativi a biosicurezza, gestione del farmaco (anche attraverso indicatori come i DDD), monitoraggio della mortalità e gestione complessiva del benessere animale. Il manuale deve essere completo e validato prima dell’audit di certificazione, compiuto dal veterinario valutatore, inviato dall’ente. A seguito della verifica ispettiva avviene un riesame della pratica e la decisione finale del comitato di certificazione, tutte fasi affidate a veterinari adeguatamente formati per lo schema in oggetto.»
La dr.ssa Bezzutti interviene per sottolineare come IFCQ stia investendo molto su questi schemi di certificazione. Uno dei loro principali obiettivi per il prossimo futuro è, infatti, quello di accompagnare le aziende nella transizione ecologica dando loro un supporto tecnico per intraprendere questa strada.
Interpellati, infine, sulle criticità legate all’attuazione dello schema SQNBA, sono emersi due aspetti fondamentali: il primo è legato alle tante aziende in attesa di una valutazione o rivalutazione classyfarm, e dunque bloccate dal famoso “semaforo rosso” per carenza di veterinari abilitati in campo, e il secondo, che coinvolge gli enti più direttamente, è la difficoltà di reperire ed inserire in organico i veterinari necessari, nonché le tempistiche legate alla formazione cui devono essere sottoposti gli stessi.
Conclusioni
Dal confronto con l’azienda e con l’ente di certificazione emerge chiaramente come, allo stato attuale, non sempre vi sia un ritorno economico immediato sul prezzo dei prodotti. Tuttavia, come sottolineato anche dal dr. Ludovico Picotti, Amministratore Unico di IFCQ, nel comunicato stampa divulgato, la certificazione SQNBA va letta in una prospettiva strategica di filiera.
Tra i principali vantaggi figurano, infatti, oltre agli incentivi della PAC in caso di allevamento con ricorso al pascolo, una maggiore riconoscibilità dell’impegno aziendale nella sostenibilità, il rafforzamento della fiducia di consumatori e partner commerciali, una trasparenza condivisa lungo la filiera e una più efficace differenziazione competitiva in un mercato sempre più sensibile ai temi del benessere animale. Per le aziende, inoltre, il marchio ufficiale potrà rappresenta uno strumento di comunicazione corretta, utile a contrastare narrazioni distorte sull’allevamento e a dialogare con maggiore credibilità con l’opinione pubblica.
Manca ancora un po’ di strada nel riconoscimento del plusvalore legato ai prodotti certificati, ma su questo anche la politica sta provando ad intervenire. Ricordiamo infatti che, il 17 novembre 2025, l’ICQRF ha emanato una circolare proprio su questo aspetto, in cui, per rispondere ad alcune richieste pervenute, chiarisce le implicazioni contrattuali e finanziarie del Sistema di qualità nazionale per il benessere animale (SQNBA).
Considerando le tante riflessioni che scaturiscono da queste attuali tematiche, rimandiamo ad una serie di articoli da noi già pubblicati.
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