Cala il prezzo del latte alla stalla, mentre i generi alimentari aumentano. Chi ci sta guadagnando?

L'attuale paradosso del settore lattiero-caseario messo in luce dai dati Istat di gennaio 2026

paradosso-prezzi-mercato
5 Febbraio, 2026

I prezzi al consumo dei generi alimentari sono in aumento. E’ quanto emerge dai dati provvisori, relativi al mese di gennaio 2026 divulgati ieri mattina sul sito istituzionale di Istat. Secondo le stime preliminari, nel mese appena concluso, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, ha registrato una variazione del +0,4% su base mensile e del +1,0% su base annua (da +1,2% di dicembre).

Sulla crescita dei prezzi al consumo pesa principalmente l’andamento dei prezzi degli Alimentari non lavorati (+2,5%) e lavorati (+2,2%), dei Servizi relativi all’abitazione (+4,4%), dei Tabacchi (+3,3%) e dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+3,0%). Il tasso di crescita su base annua dei prezzi del “carrello della spesa” è pari a +2,1%, rispetto a gennaio 2025, mentre l’inflazione di fondo si attesta al +1,8%.

Ciò significa che i generi alimentari contribuiscono in maniera importante alla continua crescita dell’inflazione, dato estremamente rilevante dal punto di vista dei consumatori, poiché incide direttamente sulla spesa quotidiana delle famiglie.

E il prezzo del latte alla stalla?

Contestualmente alla crescita dei prezzi al consumo, però, il prezzo del latte crudo alla stalla, dal mese di settembre 2025 continua a registrare una costante contrazione.

Secondo i dati ufficiali della Camera di Commercio di Verona, infatti, in soli quattro mesi la riduzione è stata superiore ai 10 euro/100 kg, passando dai 62,95 euro/100 kg di settembre 2025 ai 52,25 euro/100 kg di gennaio 2026.

 

Risulta, quindi, piuttosto complesso comprendere quanto stia accadendo, come già discusso nell’articolo: “Perché sta crollando il prezzo del latte vaccino alla stalla?

L’intervento della Politica

Sulla crisi del comparto i riflettori sono accesi ormai da diversi mesi, anche a seguito del crollo del prezzo del latte spot, che ha spinto rappresentanti di Camera e Senato a presentare due interrogazioni al Ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, il quale ha risposto, durante l’ultimo incontro del Tavolo del Latte, illustrando una serie di azioni possibili da intraprendere (leggi anche “Latte spot in caduta libera: la crisi approda in Parlamento. Il Masaf presenta un piano per rilanciare il settore“).

Il piano è stato portato anche al Consiglio Agrifish del 26 gennaio scorso (leggi anche “Agrifish: meno burocrazia e nuovi piani di crisi per il latte europeo“) condiviso con altri Stati membri come Romania e Slovacchia. Di fronte alla profonda instabilità del settore lattiero-caseario europeo, aggravata da un eccesso di offerta che nel 2025 ha spinto i prezzi del latte sotto i costi di produzione, la risposta della Politica è un Piano Europeo Straordinario per il Latte, che preveda: incentivi alla riduzione volontaria della produzione, aiuti all’ammasso privato di formaggi, burro e latte UHT e misure di sostegno finanziario alle imprese più esposte. Ma anche campagne straordinarie di promozione dei prodotti lattiero-caseari – in sinergia con le iniziative nazionali e il supporto di ICE – e strumenti di tutela del mercato interno, come il rafforzamento dell’etichettatura d’origine e clausole di salvaguardia negli accordi commerciali con Paesi terzi.

Un equilibrio da ricostruire

In questo contesto permane un interrogativo di fondo: a fronte delle rilevanti perdite economiche sostenute sia dai produttori primari sia dai consumatori, chi sta beneficiando dell’attuale congiuntura di mercato?

 

Da leggere - Luglio 2026

Condividi questa notizia!