La dinastia dei Savoia e i formaggi
Pascoli, alpeggi e corti reali: mille anni di storia raccontati attraverso i formaggi dei Savoia, protagonisti di un evento in programma il 26 giugno al Castello Reale di Casotto, nel comune di Garessio (CN)

Quando si parla dei Savoia si pensa immediatamente a Torino, al Risorgimento e all’Unità d’Italia, eppure la storia della dinastia ha radici molto più antiche e geograficamente più lontane. Nata infatti nell’XI secolo nella regione della Savoia, da cui prenderà il nome, la casata ebbe origine in un territorio che sarebbe diventato francese nel 1860, quando fu ceduto alla Francia in cambio dell’appoggio di Napoleone III al processo di unificazione italiana e a Vittorio Emanuele II primo Re d’Italia.
La storia inizia intorno all’anno Mille, quando Umberto I Biancamano, signore di questi territori, diede origine alla dinastia prendendo il nome dalla regione governata. La Savoia storica corrisponde in gran parte agli attuali dipartimenti francesi della Savoie e dell’Haute-Savoie. Oggi città come Chambéry, Annecy e Albertville appartengono alla Francia, ma per secoli questi territori rappresentarono il cuore dello Stato sabaudo. Una zona montagnosa ricca di pascoli e villaggi, dove il formaggio costituiva una delle principali risorse economiche.
Non è un caso che ancora oggi la Savoia sia considerata una delle più importanti terre casearie d’Europa. Qui nascono formaggi che hanno fatto la storia della gastronomia alpina, come Reblochon, Beaufort, Abondance e Tomme de Savoie.
Il Reblochon, in particolare, custodisce uno degli aneddoti più curiosi della tradizione casearia europea. Il suo nome deriva dal verbo locale reblocher, ovvero “mungere una seconda volta”. Secondo la tradizione medievale, gli allevatori pagavano tributi proporzionali alla quantità di latte prodotta. Per ridurre le tasse effettuavano una prima mungitura parziale davanti agli esattori e una seconda mungitura successiva, più ricca di grasso e sostanze nutritive. Da quel latte nasceva un formaggio morbido e aromatico che ancora oggi rappresenta uno dei simboli gastronomici della regione.
Quando nel 1563 Emanuele Filiberto trasferì la capitale del Ducato da Chambéry a Torino, il baricentro politico dei Savoia si spostò definitivamente verso il Piemonte. Fu una decisione strategica che segnò l’inizio di una parte importante della storia italiana. Il legame con le montagne, tuttavia, non venne mai meno.
I territori alpini continuarono a fornire prodotti alimentari ai reali. Nei registri delle cucine di corte compaiono frequentemente burro, tome e formaggi provenienti dalle vallate montane. Del resto, in un’epoca in cui la conservazione degli alimenti rappresentava una sfida quotidiana, il formaggio costituiva una risorsa preziosa sia per il popolo che per l’aristocrazia.
Con l’espansione dello Stato Sabaudo, il patrimonio caseario si arricchì di pari passo includendo anche produzioni valdostane e piemontesi. La Fontina, già conosciuta nel Medioevo, divenne uno dei prodotti più rappresentativi delle montagne valdostane, mentre nelle valli cuneesi e torinesi si sviluppò una straordinaria varietà di tome d’alpeggio.
Anche le residenze reali costruite o frequentate dai Savoia testimoniano il forte legame con il mondo alpino. Tra queste spicca il Castello Reale di Casotto, immerso nelle montagne che guardano verso il Mar Ligure. Nato come certosa nel XII secolo e trasformato successivamente in residenza di caccia e villeggiatura, fu particolarmente amato da Carlo Alberto e da Vittorio Emanuele II. Qui la famiglia reale trascorreva lunghi periodi a contatto con una realtà fatta di boschi, pascoli e attività agricole che ancora oggi caratterizzano il territorio.
Forse è proprio questo l’aspetto più affascinante del rapporto tra i Savoia e il formaggio. Dietro sovrani, guerre e trattati internazionali emerge il volto più autentico di una dinastia cresciuta tra le montagne, i pascoli e gli alpeggi.
I Savoia contribuirono anche a trasformare il formaggio da semplice alimento popolare a prodotto degno delle tavole aristocratiche. Con il passare dei secoli iniziò infatti a essere apprezzato anche come alimento da degustazione, capace di esprimere caratteristiche territoriali e tecniche produttive specifiche.
Non è un caso che proprio nelle antiche cantine di Valcasotto, a pochi chilometri dal castello, si conservi una delle più importanti grotte di affinamento del Piemonte. Oggi questi ambienti ospitano le stagionature di eccellenza di Beppino Occelli e sono tuttora caratterizzate da condizioni naturali particolarmente favorevoli, rappresentando l’eredità di una cultura casearia sviluppatasi nel corso dei secoli.

A distanza di oltre mille anni dalle origini della dinastia, il legame tra i Savoia e il mondo dei formaggi continua a offrire spunti di scoperta e di racconto. Proprio il prossimo 26 giugno il Castello Reale di Casotto ospiterà un incontro fra storia e cultura, non solo gastronomica, dal titolo “Il Gusto dei Savoia: Formaggi, Storia e Convivialità tra le montagne del Piemonte”.
Nella cornice dell’antica residenza reale, la storica della tavola Barbara Ronchi della Rocca e il giornalista Claudio Porchia accompagneranno il pubblico in un viaggio attraverso le abitudini alimentari della corte sabauda, seguito da una degustazione dedicata alle eccellenze casearie del territorio. La serata proseguirà con una cena ispirata ai menu della Casa Reale, firmata dalle Lady Chef del Piemonte Alessandra Ingenetti, Anna Maria Tamasco e Caterina Quaglia, arricchita dai formaggi affinati da Beppino Occelli. Un’occasione per comprendere come dietro una forma di formaggio si nascondano spesso secoli di storia, territori, tradizioni e vicende umane che ancora oggi continuano a parlare al presente.

















































































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