Afta epizootica: la Grecia perde lo status “indenne” dopo 30 anni
Confermato un focolaio a Lesbo, con conseguenti restrizioni, abbattimenti e timori di diffusione a livello europeo

Poco più di un anno fa, il 10 gennaio 2025 per l’esattezza, l’afta epizootica è tornata ad affacciarsi in Europa dopo circa 14 anni. La Germania è stato il primo paese colpito (leggi qui), seguita da Ungheria (leggi qui) e Slovacchia (leggi qui). L’Italia si è difesa in vari modi adottando stringenti misure di controllo, di cui abbiamo parlato anche nell’articolo “Afta epizootica: l’Italia rafforza le misure di controllo“.
Purtroppo, a distanza di pochi mesi, un Paese a noi vicino si trova nuovamente coinvolto in questa emergenza. Il 15 marzo scorso, infatti, è stato segnalato un focolaio a Lesbo, in Grecia, nazione da lungo tempo indenne dalla malattia.
Il caso ha interessato un allevamento di bovini, all’interno del quale sono stati confermati 9 animali infetti. Al momento della segnalazione, il virus risultava ancora in fase di genotipizzazione, un passaggio essenziale per comprendere l’origine del ceppo virale e i possibili collegamenti epidemiologici con aree geografiche limitrofe, dove la malattia è ancora endemica.
Una malattia ad altissimo impatto sanitario ed economico
L’afta epizootica è una delle patologie più temute in ambito zootecnico. Si tratta di una malattia virale altamente contagiosa, causata da un Aphthovirus, caratterizzata da:
- diffusione estremamente rapida tra animali sensibili (bovini, suini, ovini e caprini)
- trasmissione sia diretta che indiretta (fomiti, prodotti animali, mezzi di trasporto)
- possibilità di diffusione aerea anche su lunghe distanze
Un aspetto critico è rappresentato dalla presenza di sette sierotipi distinti non cross-protettivi, che rendono complessa la gestione vaccinale e rafforzano la necessità di interventi immediati e radicali.
La corretta identificazione e gestione di questa patologia sono essenziali per contenere la diffusione del virus e limitare i danni economici al settore zootecnico, come illustrato dal dr. Marco Spagnolo nel suo articolo “Afta Epizootica: guida pratica per il riconoscimento clinico“.
La risposta sanitaria: applicazione rigorosa della normativa UE
A seguito della conferma del focolaio, le autorità greche hanno attivato tempestivamente tutte le misure previste dal quadro normativo europeo, in particolare dal Regolamento (UE) 2016/429 e dal Regolamento delegato (UE) 2020/687.
L’intervento si è basato su un approccio strutturato e multilivello, che rappresenta lo standard operativo nei Paesi indenni:
- Blocco delle movimentazioni
È stato imposto un divieto rigoroso di movimentazione per tutti gli animali sensibili e per i prodotti di origine animale, al fine di evitare la diffusione secondaria del virus. - Stamping out (abbattimento sanitario)
Tutti gli animali presenti nell’allevamento infetto sono stati abbattuti, insieme alla distruzione dei prodotti potenzialmente contaminati. Questa misura, sebbene drastica, è fondamentale per interrompere rapidamente la catena di trasmissione. - Smaltimento sicuro
Carcasse, sottoprodotti e materiali contaminati sono stati eliminati attraverso filiere autorizzate, per prevenire la persistenza del virus nell’ambiente. - Quarantena e sorveglianza attiva
Gli allevamenti a rischio sono stati posti sotto restrizione sanitaria, con controlli clinici e diagnostici intensificati. - Tracciabilità epidemiologica
È stata avviata un’indagine approfondita per ricostruire tutti i movimenti di animali, persone e mezzi potenzialmente coinvolti, al fine di individuare eventuali contatti a rischio. - Zonizzazione
Sono state istituite zone di protezione e sorveglianza. In considerazione della natura insulare del focolaio, le restrizioni sono state estese all’intera isola di Lesbo, rafforzando ulteriormente il contenimento.
Implicazioni per il settore zootecnico
Le conseguenze di un focolaio di afta epizootica vanno ben oltre l’aspetto sanitario:
- Impatto economico diretto, legato all’abbattimento degli animali
- Blocco delle esportazioni, con pesanti ripercussioni commerciali
- Costi di gestione sanitaria, inclusi sorveglianza, indagini e biosicurezza
Per questo motivo, nei Paesi indenni, la strategia adottata resta quella dello stamping out, evitando la vaccinazione sistematica per preservare lo status sanitario e le possibilità di commercio internazionale.
Considerazioni conclusive
Il focolaio di Lesbo rappresenta un caso emblematico di come la rapidità di intervento delle autorità e l’applicazione rigorosa delle misure previste dalla normativa europea costituiscono elementi chiave per il contenimento dell’infezione.
Allo stesso tempo, questo evento sottolinea l’importanza di mantenere elevati livelli di sorveglianza e biosicurezza soprattutto nelle aree geografiche più esposte al rischio di introduzione.
In un contesto globale caratterizzato da intensi scambi commerciali e movimenti transfrontalieri, l’afta epizootica continua a rappresentare una delle principali sfide per la sanità animale.



















































































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