Mercosur: firmato l’accordo sull’agroalimentare più controverso e dibattuto degli ultimi anni

Arrivata il 17 gennaio la firma dello storico trattato di Asunción, in Paraguay, mentre il settore zootecnico nazionale si interroga sull’impatto delle 99.000 tonnellate di carne bovina in arrivo dal Sud America. Le associazioni di categoria, intanto, si dividono sul valore dell'accordo

firma mercosur
19 Gennaio, 2026

Il 17 gennaio 2026 rimarrà una data spartiacque per il settore agricolo con la firma definitiva, ad Asunción, del trattato di libero scambio tra l’Unione europea e il blocco Mercosur, composto da Brasile, Argentina, Uruguay, Paraguay e Bolivia. Questa intesa punta a creare la più vasta area di libero scambio al mondo, eliminando i dazi sul 91% delle merci europee e facilitando l’ingresso in UE di materie prime sudamericane.

Nuovi scenari per l’agro-zootecnia europea

L’accordo Ue-Mercosur ridefinisce gli equilibri della zootecnia europea. Grazie alla mediazione italiana, l’intesa introduce clausole di salvaguardia più restrittive e un fondo di emergenza da 6,3 miliardi di euro, cercando di bilanciare l’apertura a un mercato da 700 milioni di persone con la tutela degli standard sanitari continentali.

Per chi lavora quotidianamente nel settore primario, questo accordo rappresenta una sfida complessa, poiché incide direttamente sulla competitività dei prezzi e sulla tenuta degli standard qualitativi che caratterizzano il modello produttivo italiano. La rilevanza del provvedimento è sottolineata dalla previsione di un incremento dell’export agroalimentare europeo verso la regione fino al 50%, a fronte, tuttavia, di quote di importazione agevolate per prodotti sensibili come la carne bovina e il pollame. L’Italia ha giocato un ruolo pivotale in questo processo, passando da una posizione di ferma opposizione a una di consenso condizionato dall’ottenimento di specifiche garanzie economiche e normative per le proprie filiere.

Clausole di salvaguardia e il principio di reciprocità

Il cuore tecnico dell’intesa, per quanto riguarda la protezione dei produttori, risiede nel meccanismo di salvaguardia, uno strumento che permette di sospendere le agevolazioni in caso di gravi perturbazioni di mercato. Originariamente fissata all’8%, la soglia per l’attivazione delle indagini è stata abbassata al 5% su forte pressione del governo italiano, consentendo un intervento più tempestivo qualora l’afflusso di merci provochi crolli eccessivi dei prezzi interni.

Questo “freno a mano” normativo si accompagna al fondamentale principio di reciprocità, che impone ai prodotti in entrata il rispetto dei medesimi standard sanitari e ambientali richiesti agli operatori europei. Parallelamente, è stata ottenuta una significativa flessibilità sulla Politica Agricola Comune, con la possibilità di anticipare l’esborso di 45 miliardi di euro dal 2032 al 2028 per sostenere il mondo rurale nel prossimo ciclo di bilancio. Tale manovra, sebbene definita da alcuni osservatori come un artificio contabile, vuole fornire liquidità immediata alle imprese per affrontare la transizione e la concorrenza internazionale.

Un altro pilastro tecnico riguarda l’esclusione dei fertilizzanti dal meccanismo di adeguamento delle emissioni di carbonio alle frontiere (Cbam), una misura volta a prevenire l’impennata dei costi di produzione per gli agricoltori europei.

Dati, numeri e standard produttivi a confronto

Le analisi d’impatto evidenziano numeri di grande portata: l’accordo prevede quote di importazione per la carne bovina pari a 99.000 tonnellate annue, un dato che preoccupa le associazioni di categoria per il rischio di dumping commerciale. A questo si aggiunge il timore legato all’uso di sostanze vietate in Europa ma ancora permesse in Sud America, come l’estradiolo 17-β negli allevamenti o fitofarmaci quali l’amicarbazone e il novaluron nelle coltivazioni di vegetali usati per l’alimentazione zootecnica e non solo. Nonostante queste criticità, l’Italia incassa la protezione legale di 57 Indicazioni Geografiche, tra cui eccellenze zootecniche come il Grana Padano, il Parmigiano Reggiano e la Mozzarella di Bufala Campana, che potranno essere commercializzate a prezzi premium senza temere imitazioni locali.

Il beneficio stimato per l’export complessivo italiano sarebbe di circa 14 miliardi di euro, un motore economico che la Commissione europea intende proteggere attraverso il fondo “Unity Safety Net” da 6,3 miliardi di euro destinato esclusivamente a mitigare le crisi di mercato. Le testimonianze delle associazioni mostrano però una spaccatura: mentre Confagricoltura chiede un monitoraggio pragmatico dei prezzi, la Coldiretti denuncia una minaccia esistenziale legata alla mancanza di “clausole a specchio” sufficientemente rigide sui residui chimici.

Prospettive future tra monitoraggio e ratifica

Il percorso dell’accordo Mercosur non si esaurisce con la firma di gennaio, ma entra ora in una fase di vigilanza attiva e di passaggi parlamentari decisivi. Nella primavera del 2026, il testo sarà sottoposto al voto del Parlamento europeo, dove la ratifica della parte commerciale permetterebbe un’entrata in vigore provvisoria già entro metà anno.

Per l’allevamento italiano, la priorità è rafforzare i controlli doganali e attivare i sistemi di monitoraggio ambientale, come il regolamento anti-deforestazione (Eudr) previsto per la fine del 2026. Il rischio di abbandono delle aree marginali resta un tema sensibile, poiché la pressione competitiva dei grandi latifondi sudamericani potrebbe colpire duramente le piccole realtà montane e interne.

I pareri delle figure coinvolte

In questo scenario, le parole del Ministro Francesco Lollobrigida (MASAF) sono state nette: “L’Italia in questi lunghi mesi di trattative ha fatto in modo che l’Agricoltura e gli agricoltori tornassero al centro del dibattito… abbiamo raggiunto un risultato storico”. Il Ministro ha poi sottolineato l’importanza della protezione ottenuta: “Abbiamo ottenuto come ultimo risultato di abbassare la soglia del meccanismo di salvaguardia dall’8 al 5%, e il rafforzamento del sistema di controlli per le merci all’ingresso nell’Unione europea”.

Di segno opposto, la reazione di Coldiretti, che, tramite il presidente Ettore Prandini, ha parlato di un “attacco al Made in Italy”, denunciando:

“Non possiamo accettare che si importi cibo prodotto distruggendo l’ambiente a prezzi che i nostri agricoltori non possono sostenere rispettando le regole UE”.

Coldiretti promette mobilitazioni nei principali porti italiani per monitorare l’arrivo delle merci dal Sud America.

Tommaso Battista, presidente di Copagri, ha espresso una posizione di vigile pragmatismo: “Dopo oltre un quarto di secolo… il dado è tratto; pur conservando intatte le nostre perplessità… diviene ora fondamentale mettere in campo ogni possibile sforzo per vigilare sulle possibili perturbazioni di mercato”.

Anche Cristiano Fini, presidente di Cia-Agricoltori Italiani, ha manifestato insoddisfazione dichiarando che “nell’accordo Ue-Mercosur non ci sono ancora le dovute garanzie a tutela di agricoltori e cittadini”.

La posizione di Confagricoltura è più sfumata, ma comunque orientata alla massima allerta.

Il presidente di Confagricoltura e del Copa, Massimiliano Giansanti, chiarisce su Radio 1: “Gli standard di produzione del Sud America sono completamente diversi da quelli europei. Quindi, le garanzie sulla qualità dell’import rischiano di essere messe in discussione e con esse, anche la fiducia dei consumatori”

L’associazione ha chiesto l’attivazione immediata dell’Osservatorio sui prezzi agricoli per intervenire qualora l’import di carne bovina brasiliana dovesse far crollare le quotazioni degli allevamenti nostrani. Al contempo, ne riconosce i vantaggi per il settore vitivinicolo e dei formaggi, ma condiziona il supporto finale alla reale efficacia del fondo di emergenza da 6,3 miliardi stanziato dall’UE.

Al contrario, le associazioni legate alla logistica e all’industria, come Confetra e Confitarma, hanno accolto con favore l’intesa, definendola una “scelta strategica di grande rilevanza” e un “segnale concreto a sostegno di un commercio aperto”.

“Il via libera al trattato Ue-Mercosur è un accordo storico, atteso da tempo, e per l’industria alimentare italiana può valere ogni anno fino a 400 milioni di export aggiuntivi” lo dichiara il Presidente di Federalimentare Paolo Mascarino, “Con la sottoscrizione del Mercosur il Governo fa il bene del Paese e delle imprese, rispondendo concretamente alle necessità e agli obiettivi di crescita e di sviluppo dell’Italia che sono alla base del progresso non solo economico, ma anche sociale” conclude Mascarino.

Calendario delle prossime mobilitazioni

In tutto questo, non si arrestano le proteste delle figure di settore, a vari livelli. Il 20 gennaio 2026 a Strasburgo migliaia di agricoltori e una delegazione di Coldiretti e CIA manifesteranno davanti alla sede del Parlamento europeo per chiederne il rigetto immediato. In contemporanea, è previsto un blocco dell’area cargo dell’aeroporto di Bruxelles.

Il 21-22 gennaio 2026, nell’aula di Strasburgo, verranno discusse una mozione di censura contro la Commissione europea e una richiesta formale di parere alla Corte di giustizia UE sulla legittimità dell’accordo.

Aprile – maggio 2026, il Parlamento europeo sarà chiamato al voto finale per l’entrata in vigore provvisoria dei capitoli commerciali. Le associazioni agricole europee hanno già annunciato “marce dei trattori” verso le capitali.

Strategie di protesta in Italia

Coldiretti ha annunciato il monitoraggio permanente dei principali hub logistici (Genova, Trieste, Gioia Tauro) per denunciare l’arrivo di navi cariche di prodotti non conformi agli standard UE. Inoltre, manifestazioni locali sono già confermate in diverse città italiane, come L’Aquila e Milano, per sensibilizzare l’opinione pubblica sul rischio di “import selvaggio”.

Per chiudere

In conclusione, per gli attori in scena, la sfida dei prossimi anni sarà trasformare le clausole di protezione ottenute in strumenti operativi concreti, garantendo che la liberalizzazione degli scambi non si traduca in un indebolimento della sicurezza alimentare o della redditività delle stalle italiane. Il successo dell’accordo dipenderà dalla capacità dell’Unione europea di far rispettare quei “ponti di prosperità” citati dalle istituzioni senza che questi diventino varchi per una concorrenza sleale.

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