Considerazioni sulle tipologie di mais ibridi a endospema farinoso e vitreo nell’utilizzo per trinciato di mais

//Considerazioni sulle tipologie di mais ibridi a endospema farinoso e vitreo nell’utilizzo per trinciato di mais

Considerazioni sulle tipologie di mais ibridi a endospema farinoso e vitreo nell’utilizzo per trinciato di mais

Tra i produttori di trinciato di mais è cresciuto l’interesse per le diverse tipologie di amido che caratterizzano la granella poiché alcune società sementiere sostengono che la digeribilità dell’amido risulta maggiore per gli ibridi con granella a endosperma farinoso rispetto al vitreo. Questo fa riferimento al rapporto fra quantità di endosperma farinoso (chiamato anche dentato) e vitreo (chiamato anche “flint”) presente nella granella.

Gli ibridi di mais con maggior endosperma vitreo sono coltivati prevalentemente in Europa e in Sud America, dove le condizioni di crescita favoriscono il vigore precoce della pianta, mentre a causa delle loro basse rese non sono coltivati nel Nord America.

L’endosperma farinoso è caratterizzato dalla presenza di granuli di amido biancastri localizzati nel centro della granella e debolmente associati alla matrice proteica (prolammine, zeine). Il mais dentato prende il nome dalla presenza, durante la maturazione, di una depressione o dente nella parte superiore della cariosside.

Nell’endosperma vitreo i granuli di amido presentano una colorazione giallastra, sono densamente compattati entro una matrice proteica e sono localizzati sul lato esterno della granella matura. Un esempio di questa tipologia è rappresentato dal mais da pop corn, caratterizzato da un’elevata percentuale di amido vitreo che si avvicina 100%. La presenza di amido vitreo in granelle dentate diventa più importante tanto più ci si avvicina alla maturazione fisiologica (post punto nero) influenzando il peso specifico.

Gli ibridi con endosperma farinoso in genere hanno un peso specifico della granella inferiore a causa della ridotta densità della stessa (più spazi vuoti tra i granuli di amido). Tuttavia, solo il 40% circa della variazione della densità della granella può essere attribuita al peso specifico, il restante è dato dalla dimensione del chicco, dalla forma, dalla maturazione, dal contenuto del germe e dallo spessore del pericarpo.

Nella maggior parte degli ibridi coltivati in Nord America il contenuto di amido vitreo varia tra il 54% e il 72%. Quest’ultimo valore si presenta a maturazione fisiologica (successivo al punto nero) mentre l’intervallo risulta ridotto tra le granelle raccolte allo stadio di maturazione utile per l’insilamento (R5).

Le ricerche sulle differenze nella digeribilità dell’amido negli ibridi dentati rispetto agli ibridi con una maggior percentuale di amido vitreo, hanno permesso un progresso nell’apprendimento dei meccanismi di digestione dell’amido. Tuttavia, serve cautela quando si estrapolano dati da questi confronti in quanto la richiesta degli agricoltori è anche di disporre di ibridi con elevate rese. Secondo i ricercatori dell’Ohio State University, il livello di vitrosità della granella tra i diversi ibridi raccolti a maturazione utile per insilamento, non influenza la digeribilità dell’amido.

Alcune società sementiere promuovono ibridi a endosperma farinoso, tralasciando i dati produttivi e focalizzandosi solamente sulla digestione ruminale, quando poi la digeribilità complessiva dell’amido (tratto ruminale più intestinale) supera tipicamente il 96% per un insilato di mais correttamente trinciato e fermentato.

È ben dimostrato che non esistono differenze nella digeribilità dell’amido tra gli ibridi raccolti alla maturazione ottimale per l’insilamento, ma che la stessa aumenta in trincea con il passare del tempo. L’attività microbica, congiuntamente all’azione chimica dei vari prodotti finali del processo di fermentazione (acidi, alcool), altera le proteine di riserva presenti nella granella, rimuovendo la maggior parte degli effetti negativi delle zeine (prolammine) sulla digeribilità dell’amido. Esiste una robusta correlazione positiva tra il livello di proteina solubile (o azoto ammoniacale) proveniente dalla degradazione delle proteine presenti nella granella e una migliore digeribilità ruminale dell’amido con il procedere delle fermentazioni. Nel rumine il 70% dell’amido contenuto nell’insilato di mais sarà degradato ed aumenterà di 2 punti % al mese, stabilizzandosi dopo circa 6 mesi di conservazione in trincea.

Se la spiga viene correttamente processata dal rompigranella delle trincie, l’amido che non viene digerito nel rumine sarà poi assimilato nell’intestino. Un’ulteriore conferma può essere ottenuta attraverso l’analisi del contenuto di amido nelle feci prelevate da 10-12 vacche con l’obiettivo di averne meno del 3-5%. Normalmente, nella maggior parte delle mandrie, i valori che si riscontrano sono al di sotto di quanto riportato precedentemente, nonostante l’utilizzo di ibridi non farinosi.

Una ricerca francese svolta utilizzando ibridi con endosperma vitreo ha messo in evidenza come, in presenza di granelle mature e non fermentate, una macinazione fine è in grado di rimuovere l’impatto negativo dell’endosperma vitreo sulla digeribilità totale dell’amido fra rumine e intestino. Questo è qualcosa che i nutrizionisti hanno imparato osservando direttamente le vacche (ed il letame) ed è la ragione per cui conviene somministrare il mais secco macinato finemente (da 600 a 1.000 micron) piuttosto che granella spezzata.

Pioneer ha condotto numerosi studi per esaminare a fondo la digeribilità ruminale dei propri ibridi, confrontando mais Pioneer seminati nello stesso appezzamento unitamente ad ibridi di altre aziende che pubblicizzano una digeribilità dell’amido superiore in virtù di un endosperma farinoso. Facendo la media tra gli ibridi, non è stata rilevata alcuna differenza statistica nella digeribilità dell’amido ruminale in vitro per un periodo di 7 ore fra ibridi Pioneer® e ibridi farinosi raccolti a maturazione lattea (R 5.5, insilato) o alla fase di punto nero (maturazione completa).

In un altro studio condotto da Pioneer, cinque ibridi commerciali dentati sono stati raccolti in tre fasi di maturazione diverse (da 1/2 della linea lattea fino alla fase di maturazione di punto nero). In contrasto con alcune ricerche precedentemente pubblicate:

  1. il contenuto di prolammina non è aumentato con la maturazione delle granelle,
  2. la prolammina e il rapporto prolammina/amido sono risultati scarsamente correlati con la digestione ruminale dell’amido in vitro per 7 ore (R2 = 0.22-0.30) e
  3. il contenuto di prolammina aumenta con l’aumentare del contenuto di azoto del terreno ed il contenuto di proteine della granella (R2 > 0.60).

Per produrre insilato di mais come alimento principe per le vacche da latte appare perciò raccomandabile l’uso di ibridi con granelle cosiddette “compatte”, aventi cioè contemporaneamente amido farinoso, amido vitreo e granelle di grandi dimensioni (rapporto pericarpo: endosperma ridotto). In questo modo si avranno rese elevate, tipiche di questi ibridi, e con il processo di fermentazione (solubilizzazione della matrice proteica e idrolisi acida) si ridurrà al minimo la maggior parte degli effetti negativi della vitrosità.

Sembra controproducente raccomandare la selezione di ibridi con l’endosperma farinoso considerando quanto segue:

  1. le società sementiere in genere non hanno dati sul livello di vitrosità della granella allo stadio di maturazione per l’insilamento e i dati a maturazione fisiologica non sono accettabili quando si discute di trinciato di mais,
  2. la vitrosita della granella di ibridi raccolti ad uno stadio di maturazione per l’insilamento è notevolmente inferiore rispetto alla granella secca,
  3. gli effetti negativi della vitrosità per le piante raccolte a maturazione fisiologica (granella secca) e non fermentate possono essere largamente diminuiti con una macinazione fine,
  4. la fermentazione riduce notevolmente l’impatto della vitrosità,
  5. selezionando ibridi con una minor vitrosità si avranno rese inferiori con un aumento della possibilità di sviluppo di muffe sulla spiga.

Piuttosto, sembra più prudente selezionare ibridi adatti all’insilamento selezionando per i caratteri in cui vi siano differenze genetiche significative, come la stabilità agronomica, la resa in sostanza secca ad ettaro, la resa in granella (amido) e la digeribilità della fibra, attraverso l’introduzione di ibridi BMR e per le resistenze verso specifici problemi di parassiti e infestanti.

 

A cura di Bill Mahanna,
Iowa State University Global Nutritional Sciences Manager,
Corteva – Pioneer

 

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About the Author:

Iowa State University Global Nutritional Sciences Manager, DuPont Pioneer. Email: bill.mahanna@pioneer.com

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