Il benessere delle vacche da latte è talvolta compromesso da stati di stress, che possono essere segnalati dai cambiamenti della temperatura corporea. In questo studio è stato valutato l’utilizzo della termografia a infrarossi per rilevare questi cambiamenti di temperatura.

Le vacche da latte vengono regolarmente sottoposte a manipolazione da parte dell’uomo e a separazione dal resto della mandria, cose che possono intensificare gli stati di stress. Le vacche che soffrono di ansia possono mangiare di meno, diminuendo così le performance produttive e riproduttive, manifestare comportamenti anomali e andare incontro ad un indebolimento del sistema immunitario, che le rende suscettibili alla mastite e ad altre malattie infettive e/o metaboliche. Pertanto, l’identificazione delle vacche che soffrono di stati d’ansia è importante per consentire interventi mirati utili a mantenere un buono stato di salute, un buon benessere e una corretta produttività.

Le risposte allo stress o all’ansia sono state stimate misurando il cortisolo nel plasma, nelle feci, nell’urina, nel latte e nella saliva. Si ritiene che misure comportamentali come, ma non solo, la flight speed, il crush score e il test di lateralizzazione forzata forniscano una buona indicazione della durata e della gravità di questi stati emotivi. I dispositivi non invasivi utilizzati includono strumenti di monitoraggio per la frequenza cardiaca e per la frequenza respiratoria.

La temperatura corporea come indicatore

L’ansia potrebbe anche essere potenzialmente rilevata misurando le variazioni della temperatura corporea. Il temperamento influenza la regolazione della temperatura corporea nei bovini da carne, infatti i bovini resi ansiosi farmacologicamente avevano una temperatura rettale più elevata rispetto ai bovini non ansiosi. La registrazione della temperatura rettale o vaginale potrebbe non essere idonea per misurare le risposte allo stress o all’ansia dei bovini in seguito a minacce, poiché entrambe richiedono il contenimento e l’intervento umano per l’inserimento del termometro. Di conseguenza, sono stati sviluppati dispositivi per il rilevamento della temperatura e boli ingeribili per il monitoraggio della temperatura corporea dei bovini per un lungo periodo, cosa che evita una manipolazione frequente ma che richiede l’inserimento nel corpo dell’animale mediante intervento chirurgico poco invasivo o cateterizzazione, o il fissaggio a superfici corporee esterne. I maggiori problemi riguardano la manutenzione dei dispositivi, il recupero in situ mediante una seconda procedura invasiva e l’affidabilità per quanto concerne la fornitura ininterrotta dei dati. Inoltre la necessità di confinare e/o separare le bovine dalla mandria intensifica gli eventi che presumiamo siano stressanti o causino ansia, e che innalzino anche la temperatura corporea.

La termografia a infrarossi

La termografia a infrarossi è stata utilizzata per misurare i cambiamenti nella temperatura corporea degli animali in associazione con l’estro, la respirazione, l’insorgenza di una malattia e i comportamenti lateralizzati. Si tratta di una tecnica non invasiva con un maggiore potenziale di automazione rispetto alla temperatura rettale o vaginale, in quanto fornisce un termogramma o la visualizzazione dei cambiamenti della temperatura corporea attraverso le immagini termiche acquisite. È particolarmente utile per rilevare i cambiamenti nel flusso ematico subcutaneo, che si manifestano attraverso una ripartizione della circolazione sanguigna (e quindi della temperatura), dalle regioni più esterne a quelle più interne del corpo al fine di preservare la funzionalità centrale dell’organismo in situazioni minacciose, grazie all’utilizzo dei sensori a infrarosso della fotocamera che visualizzano un termogramma di pixel variabili in colori o sfumature che indicano diverse radiazioni o temperature infrarosse (IRT), studiate negli equini, nei vitelli da carne e nelle vacche Holstein in lattazione.

Uddin et al. (2019) hanno riportato una correlazione positiva nelle vacche da latte tra la massima IRT di occhi e arti, un contenuto inferiore di grassi nel latte e la lateralizzazione destra. La lateralità indica la preferenza di una vacca di passare davanti a una persona sconosciuta sul lato destro o sinistro (dal punto di vista della vacca) quando si ritrova in una corsia familiare che dalla sala di mungitura ritorna alla zona di alimentazione. Si ritiene che la lateralità del lato destro nelle vacche indichi vacche più ansiose, supportata da un’associazione positiva con la flight speed, il crush score, col comportamento di annusare e con l’aumento della velocità di camminata rispetto a quella delle vacche con lateralizzazione sinistra.

Queste associazioni suggeriscono che l’IRT potrebbe potenzialmente essere utile per monitorare le risposte emotive nelle vacche. Tuttavia, mancavano fino ad ora indagini sulla ripetibilità delle misure IRT sulle vacche da latte in lattazione. Inoltre, le misurazioni dell’IRT non sono state confrontate con la temperatura rettale comunemente misurata o con misure comportamentali consolidate. Nonostante ciò, l’IRT ha dimostrato di essere un potenziale parametro proxy della temperatura corporea interna nei bovini, misurata utilizzando un bolo ruminale o un sensore termistore e registratori di dati termici posizionati sullo scroto.

Lo studio

Un gruppo di ricercatori ha quindi ipotizzato l’esistenza di un’associazione positiva tra le misurazioni dell’IRT delle vacche in lattazione e le risposte comportamentali all’ansia, utilizzando la temperatura rettale come punto di riferimento.

Nello studio che è stato poi pubblicato su Applied Animal Behaviour Science circa 50 vacche sono state esaminate singolarmente una volta al mese per 3 mesi consecutivi. Le vacche sono state escluse dalla valutazione se erano in lattazione da più di 300 giorni, se la conta delle cellule somatiche superava 400 × 1000 cellule/ml o se erano in asciutta; quindi, i numeri sono diminuiti nel tempo. Sono stati rilevati termogrammi IRT mensili della testa e dei cercini coronarici degli arti anteriori di ciascuna vacca e sono stati raccolti dati ritenuti indicativi di ansia (comportamento durante un test di lateralizzazione forzata, comportamento nella gabbia di contenimento, velocità di allontanamento e temperatura rettale) nonché potenziali fattori di confondimento: temperatura, indice di umidità (THI) nella zona della sala mungitura e della gabbia di contenimento e variabili legate alla lattazione.

I risultati

L’ipotizzata associazione positiva tra IRT e gli indicatori comportamentali di ansia è stata riscontrata solamente nel primo mese, tra l’IRT di entrambi gli occhi e il comportamento di annusare delle vacche nel test di lateralizzazione forzata. Le correlazioni tra la temperatura rettale e gli indicatori comportamentali si sono verificate nel mese 3, quando la temperatura rettale era positivamente associata sia alla velocità di allontanamento che al punteggio della gabbia di contenimento.

Il tempo di attesa della vacca prima della mungitura era associato negativamente all’IRT degli arti in ciascuno dei 3 mesi e associato positivamente al rapporto tra IRT degli occhi e degli arti in due dei 3 mesi, mentre nessuna associazione di questo tipo è stata rilevata con la temperatura rettale. Nell’analisi condotta nel corso dei mesi sono emerse associazioni tra IRT e indicatori comportamentali, che suggerivano che l’IRT degli arti potrebbe essere correlata al comportamento della vacca: l’IRT degli arti era correlata negativamente alla camminata da lenta a media, e il rapporto tra l’IRT degli occhi e degli arti era associato positivamente a una coda verticale anziché orizzontale. Non sono state rilevate associazioni tra lateralità e IRT o temperatura rettale. L’R2 corretto delle regressioni nel corso dei mesi era più alto per la IRT (occhi 86%; arti 78%) rispetto alla temperatura rettale (63%). L’IRT ha avuto un’elevata ripetibilità, in particolare per entrambi gli occhi, nel corso dei 3 mesi, mentre la temperatura rettale non appariva ripetibile.

Conclusioni

Gli autori hanno quindi concluso che esistono potenziali correlazioni tra l’IRT e gli stati emotivi della vacca, ma è importante tenere conto dei fattori di confondimento.

Tratto da: “Relationships between body temperatures and behaviours in lactating dairy cows”, di Jashim Uddina, Clive J.C. Phillipsc, Mathieu Auboeufa, David M. McNeilla.  Applied Animal Behaviour Science. https://doi.org/10.1016/j.applanim.2021.105359

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