Lo Streptococcus ruminantium è l’agente eziologico di diverse malattie bovine e ovine, tuttavia le sue segnalazioni sono poco frequenti e l’applicazione del sequenziamento dell’intero genoma  per l’identificazione avviene raramente. Una recente ricerca condotta dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sardegna, e pubblicata sulla rivista “Veterinary Research”, ha evidenziato degli aspetti ancora sconosciuti ed estremamente interessanti su questo patogeno. Di seguito un piccolo estratto del lavoro, che potrete consultare integralmente cliccando qui.

Per la prima volta è stata evidenziata in Italia, nel 2022, un’importante epidemia di mastite ovina causata da S. ruminantium. Questo microrganismo è stato isolato da 12 pecore adulte in lattazione con noduli diffusi nel parenchima mammario e latte prevalentemente sieroso e coagulato. Tutti gli isolati del focolaio, insieme ad altri cinque isolati storici italiani (tra il 2011 e il 2017), sono stati caratterizzati genomicamente e poi analizzati nel contesto di tutti i genomi di S. ruminantium disponibili pubblicamente. Sono stati eseguiti test di suscettibilità antimicrobica per determinare le MIC di 16 antibiotici.

I risultati hanno mostrato che tutti gli isolati erano sensibili a tutti gli antimicrobici testati, tranne la kanamicina. L’analisi delle varianti nucleotidiche ha confermato che si tratta di un focolaio clonale in 10 pecore (≤ 15 SNV), mentre le altre due sono state colonizzate da cloni più distanti tra loro (≤ 53 SNV a coppie), indicando la presenza di più lignaggi infettivi. I cinque isolati storici di S. ruminantium erano costituiti da singleton geneticamente distanti (tra 1259 e 5430 SNV a coppie rispetto ai 2022 isolati del focolaio). Gli isolati ovini sono risultati geneticamente distinti dagli isolati bovini, formando gruppi monofiletici. Gli isolati bovini erano costituiti da cloni singoli in tutti gli isolati tranne due.

Nel complesso, l’analisi genomica, condotta utilizzando tutti i genomi disponibili a livello globale, è coerente con la patogenesi opportunistica generale di S. ruminantium. Questo studio è il primo a collegare S. ruminantium ad un focolaio dimostrabile. La presenza di isolati storici di S. ruminantium, inizialmente identificati come S. suis e raccolti tra il 2011-2017, indica che questa specie patogena è presente nella regione Sardegna da oltre un decennio. Emerge dunque l’importanza di effettuare una sorveglianza molecolare e/o genomica dei tratti gastrointestinali di ospiti sani, per determinare i tassi di diffusione non clinica, il che aiuterebbe a definire la suscettibilità degli allevamenti e consentirebbe un intervento precoce per prevenire l’insorgenza della malattia. Tutto ciò contribuirebbe alla comprensione di questo patogeno zoonotico multiospite e scarsamente compreso.

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