Rinomata per i meravigliosi “Sassi” di Matera, i paesaggi collinari, i borghi caratteristici e le produzioni tipiche, la Basilicata non è sicuramente una delle terre più semplici dove poter praticare una zootecnia da latte di tipo tradizionale. Eppure, in questa zona, ci sono delle realtà di altissimo livello che riescono a raggiungere dei risultati molto interessanti. Una di queste è l’azienda agricola “Mariano e Antonio Tamburrino”, che abbiamo voluto conoscere più da vicino per la nostra rubrica “Storie di Allevatori”.

Ad accoglierci ad Oppido Lucano, in provincia di Potenza, abbiamo trovato tutto il gruppo dirigenziale, cioè Mariano e Antonio, e le rispettive mogli Valentina e Rossana. È da poco passato il primo anniversario dell’inaugurazione della nuova stalla degli animali in lattazione, e partiamo proprio da qui per presentare la loro realtà e le scelte fatte negli ultimi tempi. Prende la parola Antonio che inizia a raccontarci:

«La nostra azienda dispone di circa 150 ettari, coltivati a foraggio interamente destinato ai fabbisogni della mandria, che, come potete immaginare, non sono semplici da soddisfare visto il territorio in cui ci troviamo. Produciamo foraggi secchi, un po’ di orzo, ed insilato di triticale, in quanto il mais non è proprio possibile coltivarlo nelle nostre zone. Considerate che anche con gli erbai riusciamo a fare esclusivamente uno sfalcio l’anno di foraggio. Abbiamo circa 250 bovine di razza frisona italiana, di cui 130 in lattazione. Dal 2013 le manze gravide e le vacche asciutte vengono stabulate su compost barn, mentre per le bovine in produzione abbiamo dovuto trovare una soluzione differente, ricorrendo alle cuccette con paglia, per motivi di spazio e di esposizione dei capannoni. Con la costruzione di questa nuova stalla abbiamo introdotto due robot di mungitura».

A distanza di un anno vi ritenete soddisfatti? quali sono i cambiamenti avvenuti?

«I risultati più tangibili sono stati l’aumento della produzione di latte, il miglioramento del benessere degli animali, ed il maggior controllo della stalla intera consentito dalla grande disponibilità di dati».

Ci soffermiamo un po’ sul discorso dati in quanto, pur essendo un’azienda che da anni effettua i controlli funzionali, ed è quindi avvezza a gestire i suoi capi attraverso le evidenze, l’introduzione dei robot ha incrementato in maniera esponenziale le informazioni in entrata, come sottolineano, sorridendo, Mariano e Valentina.

«Con la mole di dati raccolta ogni capo ne vale quattro, bisogna essere abili, perciò, a predisporre una strategia gestionale con cui individuare i parametri prioritari che si intendono seguire. È un grande arricchimento perché prendi consapevolezza di tante cose che prima non conoscevi, il che significa però avere molti più problemi da risolvere, ma con le informazioni necessarie ad affrontare le criticità».

Dal punto di vista organizzativo, come vi siete evoluti a seguito dell’introduzione di questi strumenti?

«Diciamo che il cambiamento principale nella routine lavorativa è stato per i nostri due operai, che adesso hanno un turno unico giornaliero da otto ore consecutive e molto tempo lo trascorrono a verificare i dati sul tablet più che a lavorare fisicamente. Dunque, c’è stato sicuramente un miglioramento sia in termini di tempo disponibile che di tipologia di lavoro svolto».

La formazione, vostra e del personale, è stata complicata?

«Sicuramente la ditta ci ha supportato molto, sia sul posto che da remoto, ma abbiamo imparato tanto anche dai nostri sbagli! Questo è uno dei punti più critici delle innovazioni disponibili sul mercato, in quanto bisogna avere competenze sia zootecniche che informatiche e non è semplice. Noi da anni utilizzavamo dei programmi di gestione e avevamo la sala mungitura computerizzata; quindi, un minimo di dimestichezza con l’inserimento dati ed il computer lo avevamo, ma per chi non ha mai approcciato a certi sistemi, sinceramente, ritengo fondamentale prevedere affiancamento e formazione da parte dei tecnici delle ditte.»

Per quanto impegnativa sia la mole di dati fornita quotidianamente per singolo capo, quali sono i punti di forza concreti che questa tecnologia vi sta permettendo di raggiungere?

«Sicuramente la tempestività di intervento per ciò che riguarda gli aspetti sanitari, come può essere la mastite. Se prima l’individuazione e la valutazione della gravità di tale infiammazione dipendeva dall’esperienza e dall’occhio del mungitore, adesso l’insieme dei dati raccolti permette di rilevare l’evento al suo insorgere e gestirlo repentinamente. Tutto ciò si traduce in un miglioramento del benessere animale, aumento della produzione (quasi del +10% in un anno ndr) e della riproduzione,  nonché un minor utilizzo di farmaci, con un conseguente risparmio economico non indifferente.»

 

Dati riproduttivi anno 2023 – Fonte SiAlleva 

Dati riproduttivi anno 2022 – Fonte SiAlleva 

A proposito di produzione, avete avuto anche un miglioramento qualitativo oltre che quantitativo?

«Fortunatamente dal punto di vista qualitativo anche prima non avevamo problemi. Il nostro latte è sempre stato destinato a caseifici locali. Nel periodo del Covid abbiamo dovuto trovare un’alternativa a causa dei minori consumi registrati e della conseguente minore richiesta di latte, ma questa iniziale difficoltà si è rivelata, oggi, una grande opportunità. Cercando ed informandoci siamo, infatti, entrati in contatto con un caseificio campano denominato “Fior d’Agerola”, che produce mozzarella per le navi da crociera ed ha un’importante attività di export».

Rispetto invece alla lettiera in compost barn, a distanza di dieci anni come valutate questa scelta?

«Ci troviamo benissimo, la gestione è agevole, gli animali hanno un comportamento estremamente tranquillo e dal punto di vista igienico-sanitario è qualcosa di ineccepibile. Purtroppo non abbiamo potuto farlo anche per le vacche in lattazione a causa del notevole spazio che esso richiede, e soprattutto, come detto prima, dell’esposizione di questa stalla, che almeno due mesi l’anno non consente di avere un terreno asciutto. Considerando tutte le conseguenze che una lettiera sporca potrebbe comportare, abbiamo dovuto necessariamente trovare un’alternativa».

Prima di salutarci posso chiedervi se ci sono altre novità in cantiere?

«Sicuramente nel prossimo anno lavoreremo sulla vitellaia; abbiamo intenzione di riorganizzarla in modo tale da tenere i nuovi nati in gabbietta solamente i primi dieci giorni e poi metterli in gruppo con l’allattatrice automatica a disposizione. Vogliamo salutarvi anche raccontandovi un’ultima novità e cioè che, dopo anni di collaborazione, uno dei nostri due operai è dovuto andare via per sue necessità e ci siamo trovati a cercare nuovo personale. Per la prima volta, con nostro stupore, si è candidato un ragazzo italiano, e secondo noi questo interessamento è stato favorito dalla presenza delle attrezzature presenti in azienda, in particolare dei robot. Questo, secondo noi, può essere per il nostro settore un bel messaggio di speranza sul riavvicinamento dei giovani

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