In molti avranno letto che circa 1,5 milioni di consumatori hanno recentemente firmato ed inviato una petizione alla Commissione Europea, nella quale chiedono che vengano abbandonate le gabbie come sistema di stabulazione per alcune categorie di animali da reddito, tra cui rientrano i vitelli.  Accogliendo l’iniziativa presentata è stato disposto che, dalla fine del 2027, ovvero tra poco più di tre anni, non sarà più possibile ricorrere a questi sistemi, dove attualmente i soggetti giovani possono alloggiare individualmente fino alle 8 settimane di vita. Diciamo che questa decisione della Commissione europea non è proprio un fulmine a ciel sereno, in quanto da anni assistiamo ad importanti pressioni da parte dei consumatori che sono sempre più attenti alle pratiche di allevamento e chiedono che queste tornino ad avvicinarsi, quanto più possibile, al comportamento degli animali in natura.

Per trovare delle risposte a queste richieste, negli ultimi anni sono stati condotti molti gli studi per indagare nuovi equilibri possibili tra etologia e redditività dell’allevamento, perché c’è comunque da tenere presente che certe scelte manageriali non sono state introdotte per essere crudeli o poco attenti, ma per questioni di natura gestionale e organizzativa, ovvero per affrontare al meglio ad esempio le problematiche sanitarie e ridurre le perdite economiche, essendo gli allevamenti delle imprese a tutti gli effetti, oltretutto destinate a produrre beni primari, quali sono il latte e la carne.

In ogni caso, la continua evoluzione della vita ci mette incessantemente di fronte scenari che cambiano, ed è fondamentale essere sempre pronti a rimettersi in gioco, valutando delle soluzioni alternative. D’altronde già nel lontano 1859 Darwin ha messo bianco su nero il concetto che la specie che sopravvive è quella più reattiva ai cambiamenti! Si tratta quindi di analizzare e fare proprie queste nuove tendenze di mercato per non farsi cogliere impreparati.

Nel mezzo di queste riflessioni, abbiamo appreso con interesse che da gennaio 2023 è stato avviato un progetto denominato “Vitelli CAGE-FREE – Sistemi alternativi alla stabulazione dei vitelli pre-svezzamento in box individuali”, finanziato da Regione Lombardia nell’ambito del PSR 2014-2020, e coordinato dal Dipartimento di Medicina Veterinaria e Scienze Animali dell’Università degli Studi di Milano e dalla Fondazione CRPA Studi Ricerche – ETS, in collaborazione con le aziende agricole Barbiselle SRL Società Agricola di Quaini Paolo e Figlie, e con la Società Agricola Dosso Pallavicino S.S. di Zanetti Francesco & C.

Per approfondire le attività svolte finora e farci raccontare qualcosa in più sulle attività in corso, abbiamo intervistato l’allevatrice e imprenditrice titolare dell’azienda Barbiselle SRL, Elisabetta Quaini, e la dott.ssa Gaia Pesenti Rossi, dottoranda presso il Dipartimento di Medicina Veterinaria e Scienze Animali dell’Università degli Studi di Milano, che sta seguendo in prima persona la raccolta dei dati in campo.

Elisabetta, per iniziare ad inquadrare la situazione, ci vuole dire quale è la motivazione che vi ha spinto prendere parte a questo studio?

«Crediamo fortemente che sia necessario differenziarsi con progetti nuovi finalizzati a raggiungere risultati sempre migliori sia per gli animali che per le persone. Nella nostra azienda lavoriamo in quindici persone, tre familiari e dodici dipendenti, abbiamo un totale di 1200 capi di cui 550 mediamente in mungitura e 117 ettari di terreno. Il tema dell’accettazione da parte della società, ed in particolare dei consumatori, è fondamentale perché le cose funzionino e perché il settore vada avanti, e quindi ci piace contribuire al cambiamento sperimentando le innovazioni. Abbiamo partecipato già a diversi progetti che ci hanno permesso di valutare soluzioni alternative e introdurre novità tecnologiche che si sono rivelate strategiche per tutti. Uno di questi è stato il progetto “Latte Digitale”, in collaborazione con il CREA ed il CRPA, che ormai tre anni fa ci ha concesso di sperimentare l’utilizzo di un nuovo macchinario denominato “Milk Taxi”, un sistema automatizzato per distribuire il cibo ai vitelli in maniera personalizzata, ed un’allattatrice di nuova generazione con quattro stazioni di erogazione, che ha permesso di misurare le performance di accrescimento degli animali».

Dunque, dalle sue parole si capisce che sono almeno tre anni che lavorate sul giovane bestiame e sulla ricerca di nuove soluzioni gestionali per questa categoria, giusto?

«Esatto, ci siamo resi conto che fino a qualche anno fa siamo stati tutti molto concentrati sugli animali adulti in produzione, ma in realtà la differenza parte dalla gestione dei giovani. Su questi abbiamo ancora un ampio margine di miglioramento, ed è li che vogliamo agire. Con i giusti protocolli si possono ottenere risultati molto interessanti, che portano un adeguato riscontro economico quando si vanno a vendere gli animali e vanno incontro alle esigenze manifestate dai consumatori. Risulta fondamentale la cura e la pulizia degli ambienti, l’attuazione di adeguati programmi vaccinali ma le prove di campo stanno dimostrando che è possibile attuare dei sistemi alternativi da cui trarre tutti dei benefici».

Per capire meglio di cosa si tratta, Gaia, può dirci qualcosa di più sul progetto e sui dati che state raccogliendo?

«L’obiettivo generale del progetto consiste nella valutazione della sostenibilità tecnico-economica di soluzioni alternative ai box individuali per vitelli da latte nella fase pre-svezzamento, contribuendo così all’incremento dello standard di benessere animale attualmente presente. Le principali attività pianificate per i due anni di progetto prendono in considerazione diversi aspetti, tra cui:

  • l’applicabilità della stabulazione dei vitelli in coppia, mediante raffronto tra questa modalità e quella classica in box individuali;
  • la fattibilità tecnico-economica delle diverse soluzioni per la stabulazione dei vitelli pre-svezzamento (box individuali, box di coppia, box con madri, box collettivi con balia o con allattatrice) nella realtà lombarda;
  • l’impatto economico dell’eliminazione delle gabbiette individuali sulla filiera produttiva lombarda;
  • l’individuazione di strategie di marketing/vendita di prodotti a base di latte bovino proveniente da allevamenti che allevano i vitelli con queste modalità differenti, e la verifica dei loro sbocchi commerciali.

Parallelamente il progetto prevede anche una raccolta dati sull’opinione dei vari attori della filiera, per conoscere il loro pensiero sulle soluzioni alternative proposte e mappare le principali tipologie attualmente presenti sul territorio regionale.

Nello specifico dell’azienda Barbiselle, la sperimentazione si sta portando avanti su un gruppo di 16 vitelle, di cui 8 stabulate singolarmente e 8 a coppia, in età compresa dai 2 giorni di vita ai 72. Vengono monitorati una serie di parametri tra cui: incrementi ponderali (con le pesate  alla nascita, a 56 giorni e a 70 giorni), indicatori sanitari, alimentazione, comportamento, condizioni ambientali. Nell’altra azienda partner, la Società Agricola Dosso Pallavicino S.S. di Zanetti Francesco & C., abbiamo invece 12 vitelle in tutto, di cui 6 stabulate singolarmente e 6 in coppia, e si stanno valutando delle soluzioni out-door. I dati raccolti sono tantissimi, ci stiamo avvalendo di accelerometri e di termocamere ad infrarossi per la cattura delle immagini, al fine di introdurre delle tecniche di zootecnia di precisione anche nel settore dei vitelli e portare del surplus ulteriore negli allevamenti».

Elisabetta, cosa vi aspettate da questa esperienza?

«Innanzitutto la partecipazione al progetto già ci ha permesso di realizzare che il cambiamento richiesto dalla Comunità europea di eliminare le gabbiette è veramente dietro l’angolo. Non so quanti allevatori siano al momento al corrente che tra soli tre anni la vitellaia dovrà essere gestita senza la stabulazione individuale. Iniziando a lavorarci per tempo abbiamo l’opportunità di affrontare questo passaggio gradualmente, e penso che al dunque non rappresenterà un problema l’eliminazione delle gabbie.  Noi attualmente abbiamo ricoveri singoli fino a 15 giorni di età e poi ci avvaliamo di box multipli per circa 20 soggetti con allattatrice automatica. Questa scelta di ridurre la permanenza nelle gabbiette singole a due settimane anziché arrivare ad otto,  l’avevamo fatta già tempo fa per una questione economica, perché i vitelli  in gabbia singola richiedono maggiore manodopera, maggiore pulizia, maggior consumo di paglia e maggiori cure in generale. Pertanto, dalla scoperta dell’allattatrice automatica, che comunque non è stata tutta in discesa ma ci ha messo davanti a criticità e momenti di difficoltà iniziali, abbiamo optato per questa soluzione».

Beh, quindi mi sembra di capire che avete già intrapreso il cammino verso una nuova gestione del giovane bestiame…

«Direi di sì e ne siamo contenti; è una strada percorribile: togliamo le separazioni, curiamo l’igiene, impostiamo i protocolli vaccinali, e soprattutto non dimentichiamoci di formare il personale, perché la tecnologia aiuta moltissimo ma deve essere gestita. Non può sostituire il lavoro dell’uomo, ci vuole sempre un controllo e una supervisione. Il cambiamento genera sempre un pò di ansia, ad esempio ci è stato proposto di introdurre molto precocemente il fieno e la cosa ci preoccupava molto; invece i risultati sono stati decisamente buoni, il che dimostra che c’è sempre da imparare e ci sono sempre dei miglioramenti che possiamo fare!».

E’ stato realizzato un sito web del progetto sul quale è possibile trovare maggiori informazioni: http://www.barbiselle.it/index.php/it/progetto-cage-free.