E’ profonda convinzione di Ruminantia che il problema della cattiva reputazione che hanno gli allevamenti “intensivi”, presso una parte forse importante dell’opinione pubblica, vada rapidamente affrontato e non sottovalutato. Lo stile alimentare vegano e le multinazionali del cibo artificiale non stanno certo ferme a guardare. Nel progetto Stalla Etica® abbiamo individuato i punti oggetto delle più importanti controversie con l’opinione pubblica e abbiamo proposto una soluzione, ma la parte più complessa del progetto è come organizzare la vitellaia degli allevamenti di bovine da latte in modo da garantire la massima protezione sanitaria al vitello senza compromettere la sua futura capacità di socializzazione e senza urtare la sensibilità di chi poi dovrà acquistare il latte e i formaggi. Nel progetto Stalla Etica® abbiamo temporaneamente adottato lo standard suggerito per gli allevamenti biologici delle bovine da latte apportando qualche correzione.

Il 4 aprile 2022 abbiamo lanciato su Ruminantia una pubblica consultazione dal titolo “La Stalla Etica®: come immagini la vitellaia?” per ricevere da voi lettori idee e proposte che possono anche essere “lasciamo tutto così” ma proviamo a narrare correttamente alla gente perché negli allevamenti delle bovine da latte le vitelle da rimonta sono allevate così. I modelli tra i quali scegliere quello definitivo per la Stalla Etica® possono essere tanti. Mutuare ciò che si fa nelle pecore, nelle capre e nelle bufale da latte, con le opportune modifiche, oppure immaginare qualcosa di totalmente nuovo. Per trovare un compromesso tra cosa fare da un punto tecnico e cosa poi narrare, non bisogna mai dimenticare che la gente ha ormai una visione antropomorfizzata degli animali, per cui vuole per loro ciò che sceglierebbe per i suoi figli. In realtà le persone donano un livello di benessere ai cani e ai gatti a volte superiore a quello che riserverebbero alla loro prole. Ad esempio, “viziare” il cane o il gatto” viene considerato un valore e castrarlo un non problema. Viziare un figlio è essere cattivi educatori e castralo è essere delinquenti.

Immaginare la vitellaia della Stalla Etica® richiede pertanto, oltre alle dovute conoscenze veterinarie e zootecniche, anche nozioni etologiche e antropologiche. Ciò non deve spaventare se si ha il dogma che gli allevamenti esistono solo ed esclusivamente perché il consumatore compra latte e formaggi, e se si considera un’antica regola del commercio che dice che “il cliente ha sempre ragione”. In teoria, narrare l’attuale dottrina della vitellaia degli allevamenti delle bovine da latte sarebbe facile perché non dissimile da come vengono, o meglio venivano, gestiti i neonati in un reparto di maternità di qualsiasi ospedale. Il parto in sala parto, l’immediato allontanamento del bambino dalla madre, il suo ricovero nella nursery, e l’incontro con la madre ogni 3 ore per l’allattamento era considerata una regola d’oro. L’utilizzo del latte artificiale al posto di quello materno non era considerato deprecabile. Se questo modello fosse ancora in voga non ci sarebbero stato alcun problema nel raccontare la vitellaia alla gente, sicuri che ci si sarebbe capiti. Ora invece la tendenza negli ospedali è lasciare il bambino con la madre da subito dopo il parto, se le condizioni di salute di entrambi lo consentono, e sconsigliare altamente l’allattamento artificiale in luogo di quello naturale con latte materno. Questa evoluzione della modalità di gestire il rapporto madre-figlio rende più difficoltosa la narrazione della vitellaia, dove la dottrina zootecnica suggerisce un immediato allontanamento del vitello dalla madre alla nascita, la somministrazione manuale del colostro anche con sonde esofagee e poi l’utilizzo esclusivo di latte artificiale. A mettere in ulteriore difficoltà lo storytelling è il fatto che i vitelli appena allontanati dalla mamma vengono ricoverati nelle “gabbie”, perché così tutti noi le chiamiamo, dove soggiornano fino allo svezzamento.

Qualcuno di voi potrebbe anche dire: ma che bisogno c’è di raccontare tutta la verità? L’esperienza ci ha insegnato in questi anni, e a nostre spese, quanto sia un autogol raccontare fandonie ai consumatori. Non sono passati molti anni da quando si rappresentavano solo vacche al pascolo in contesti idilliaci, fintanto che il giornalismo d’inchiesta non ha svelato un inganno comunque orchestrato in buona fede. Allontanare i vitelli non alla nascita ma ore o giorni dopo, o magari, come si fa spesso con le pecore, fare incontrare madre e figli due volte al giorno solo per l’allattamento, oppure utilizzare balie di razze a duplice attitudine potrebbero essere soluzioni più facilmente narrabili, a patto che ciò non metta a repentaglio la salute del vitello. Ovvio è che le grandi lattifere di oggi devono essere anche munte se si adotta la tecnica del “mezzo latte” di pastorizia memoria, come è anche ovvio che il rischio per una bovina di contrarre una mastite è molto più alto. L’evoluzione della scienza e della tecnica servono proprio a trovare nuove soluzioni in contesti apparentemente perfetti e condivisi.

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