I trattori sono sulle strade asfaltate per manifestare, ancora oggi lunedì 19 febbraio. Presidi, bandiere e striscioni con su scritto “l’agricoltura è vita” invadono le città. Le cause di questa manifestazione sono molteplici. Si urla per la discrepanza dei prezzi tra la produzione primaria e la vendita, per cui sono incriminate le GDO, si manifesta contro l’EU che chiede di lasciare incolte le terre (set-aside), strategia utile a far riposare la terra e a creare disponibilità di habitat per numerose specie selvatiche legate agli agro-ecosistemi e avvantaggiate da una serie di altri eco-schemi proposti e previsti dal Green Deal.

E’ diffuso ritenere che l’agricoltura e l’allevamento sono vita solo perché producono cibo, bisognerebbe andare oltre questo paradigma. Le attività agro-pastorali da sempre hanno creato habitat (agro-ecosistemi) le cui funzionalità “dipendono dall’uomo” e il loro equilibrio passa attraverso il non depauperare le risorse, cercando di assicurare uno stato di conservazione soddisfacente. Nell’ambito delle attività agricole, così come in quelle pastorali e zootecniche, diverse operazioni gestionali delle stesse attività sono a vantaggio della vita selvatica. La cordigliera dei muretti a secco che descrive e delimita le proprietà degli agri pugliesi, sono patrimonio storico e paesaggistico ma, allo stesso tempo, condizionano il microclima su scala locale. Il muretto, funzionando da serbatoio, accumulando e rilasciando acqua, sotto varie forme, determina condizioni uniche, favorevoli all’instaurarsi di biocenosi. Gli anfratti tra le pietre calcaree degli stessi muretti a secco diventano siti per numerose specie di Rettili (lucertola campestre Podarcis sicula, gechi e serpenti di elevato valore conservazionistico come per esempio il colubro leopardino Zamenis situla) e di piccoli mammiferi come la donnola Mustela erminia.

La gestione degli animali al pascolo, solo per fare un altro esempio, è la chiave per mantenere elevati i livelli di biodiversità; il carico animale così come il tempo di soggiorno degli animali al pascolo determinano la struttura (altezza e densità del cotico erboso) e la ricchezza floristica, da cui dipende la complessità delle comunità animali, sia di invertebrati che di vertebrati. Quindi dovremmo cominciare a considerare le attività agro-pastorali come un intero sistema che interagisce con la vita e mantiene la vita, considerando la vita non solo quella dell’uomo anatomicamente moderno Homo sapiens sapiens, ma di tutti gli esseri viventi che gli agro-ecosistemi ospitano.

Considerare la biodiversità, i campi coltivati e i pascoli come ecosistemi è quello che i consumatori cercano nelle loro scelte quotidiane e, anche sulla base di questo, l’EU regola, fornendo agevolazioni sottoforma di premi ad agricoltori e allevatori, l’uso del territorio in funzione della conservazione della vita.

Ed è proprio sulla base di questo che da qualche anno, l’azienda silvopastorale Jazzo Corte Cicerola lana del lupo, situata in agro di Altamura – Bari, sta costruendo il suo modello produttivo basato quindi su una di consapevolezza ecologica. L’azienda ha un’estensione di circa 250 ettari, utilizzata per il pascolamento allo stato brado bovini di razza Podolica e pecore della razza autoctona Altamurana. La superficie aziendale è caratterizzata da pascoli naturali e boschi di roverella Quercus pubescens, immersi nell’area protetta del Parco Nazionale dell’Alta Murgia (Puglia). L’azienda ospita una comunità di ricercatori botanici e naturalisti (ornitologi e entomologi) che si sono occupati di caratterizzare e descrivere i pascoli da un punto di vista floristico e pastorale, così come da un punto di vista faunistico, andando a studiare gli Ortotteri (grilli e cavallette) e l’ornitofauna, gruppi tassonomici considerati come ottimi indicatori sintetici di biodiversità e di integrità naturalistica degli habitat (Odum et al., 1962; Evans, 1988; Quinn et al., 1991; Ryszkowski et al., 1993; Baldi & Kisbenedek, 1997; Gangwere et al., 1997; Baldi & Kisbenedek, 1999; Brotons et al., 2005,; Sorino et al., 2009; Sorino, 2011, Rácz et al., 2013; Weiss et al., 2013). Inoltre, sono stati effettuati rilievi e monitoraggi anche per descrivere la Mammalofauna, soprattutto in funzione della presenza/assenza del lupo Canis lupus, specie in “competizione” con le attività pastorali ma di grande valore e funzione ecologica. Questo lavoro ha portato alla realizzazione del Catasto Pastorale e della Biodiversità aziendale che diviene premessa indispensabile per la certificazione di origine e di qualità dei prodotti e strumento di verifica dello stato di conservazione dell’ecosistema pascolo al fine di suggerire e migliorare specifici interventi gestionali.

Caratterizzazione della vegetazione pastorale

Per la caratterizzazione delle comunità vegetali dei pascoli dell’area di studio aziendale è stato scelto il metodo fitopastorale, che prevede di determinare le specie indagando su transetti lineari selezionati random, in unità floristicamente omogene (facies). A partire dai dati grezzi è stata ricavata la frequenza specifica (FS), ossia il numero di contatti rilevati per ogni taxon. La FS costituisce un parametro fortemente correlato al ricoprimento del taxon, e può essere convertito in Contributo Specifico (CS), che esprime l’apporto percentuale della i-esima specie in termini di frequenza di comparsa. Utilizzando quindi, il CS delle diverse specie per ciascun transetto sono stati statisticamente individuati i transetti simili (cluster analysis) in termini di “dominanza” dei taxa, andando così a determinare le diverse ecofacies vegetazionali. L’ecofacies quindi, è caratterizzata dalla specie o dalle specie dominanti seguite da una serie di specie associate, la cui presenza è dovuta a condizioni ambientali, ecologiche e antropiche.

Per ciascuna ecofacies è stato, a partire dalla composizione floristica, al fine di attribuire un indice di qualità alla ecofacies i-esima, adoperato l’Indice di Qualità Specifica detto anche Indice Specifico o Indice Foraggero (IS) (Roggero et al., 2002). Questo indice, empirico e sintetico, può assumere un valore compreso tra 0 e 5 secondo la scala proposta da Delpech (1960) per i ruminanti (Tabella 1) e racchiude in sé le informazioni di produttività, valore nutritivo, resistenza al pascolamento, pabularità e digeribilità di ogni specie (Roggero et al. 2002).

Sulla base dei CS e degli IS, si è quindi ricavato il Valore pastorale (VP), che esprime il valore nutritivo di un popolamento vegetazionale.

A partire dal VP calcolato, è stato possibile ricavare il carico animale in equilibrio con la vegetazione (carico mantenibile), ovvero il numero di animali che utilizzano completamente la risorsa pabulare garantendo il suo perpetuarsi nel tempo. Alla base di tale possibilità c’è la relazione empirica, ampiamente collaudata, che ciascun ettaro di un ottimo prato-pascolo di fondo-valle del piano montano è in grado di mantenere ogni anno un capo adulto (UBA = Unità di Bovino Adulto) (Cavallero et al., 2002a). 1 UBA corrisponde a (500-)600 kg di peso vivo (p.v.), produce circa 3000 kg latte x anno-1, consuma 3000 UF x anno-1 (1 UF, unità foraggera = energia netta di 1kg di granella di orzo).

Inquadramento floristico, vegetazionale e pastorale

Dal punto di vista floristico, le indagini svolte hanno consentito di censire e stimare nell’area aziendale circa 193 taxa, appartenenti a 35 famiglie botaniche. Fra le entità censite si evidenziano diverse specie di importanza biogeografica, ed in particolare 8 taxa endemici o subendemici dell’Italia meridionale e sudorientale: Cachrys pungens Jan ex Guss.; Carduus nutans L. ssp. perspinosus (Fiori) Arènes; Erysimum crassistylum C.Presl ssp. garganicum Peccenini & Polatschek; Euphorbia nicaeensis All. ssp. japygica (Ten.) Arcang.; Iris pseudopumila Tineo; Scorzonera villosa Scop. ssp. columnae (Guss.) Nyman; Stipa austroitalica Martinovský ssp. austroitalica; Thymus spinulosus Ten.

Fra le specie di importanza conservazionistica, si riporta inoltre la presenza di 9 specie appartenenti alla famiglia delle Orchidaceee: Anacamptis pyramidalis (L.) Rich.; Barlia robertiana (Loisel.) Greuter; Himantoglossum hircinum (L.) Spreng.; Ophrys bertolonii Moretti; O. bombyliflora Link; O. lutea Cav.; O. tenthredinifera Willd.; Orchis morio L.; O. papilionacea L.

Lo studio fitopastorale ha permesso di individuare e caratterizzare le tipologie vegetazionali presenti, sia sotto il profilo ecologico che dal punto di vista della qualità e produttività pascoliva. Tali informazioni consentono di analizzare le dinamiche delle comunità vegetali presenti e stimare il carico di pascolo mantenibile. Nell’area quindi, sono state individuate e descritte 6 ecofacies (Tabella 2).

Per quanto riguarda la qualità del pascolo, il Valore pastorale VP delle diverse ecofacies varia da un minimo di 17,9% ad un massimo di 34,4%, con un valore percentuale medio pari a 22,3, a cui corrisponde un valore di Carico Mantenibile annuale (CMa) (UBA ha-1 anno-1) pari a 0,45; pertanto sulla base di questi risultati ottenuti, al fine di mantenere in equilibrio le interazioni di tipo ecologiche e antropiche, nonché la produttività dei pascoli nell’area aziendale di Jazzo Corte Cicero, è auspicabile avere e mantenere un carico annuale di 45 bovini adulti.

Diversità animale

Ortotteri

Durante le sessioni di monitoraggio sono state classificate 26 specie di Ortotteri. Nell’area aziendale risultano inoltre diffuse le specie Ephippiger appulus e Prionotropis appula, endemiche del Sud Italia, e il grande ortottero predatore Saga pedo, specie di elevato valore conservazionistico elencata nell’allegato IV della Direttiva Habitat 92/43/CEE.

Al fine di fornire maggiori indicazioni sulla relazione con le caratteristiche vegetazionali e gestionali dei siti, tutte le specie di Ortotteri rinvenute sono state raggruppate in quattro categorie funzionali secondo la classificazione delle forme biologiche degli Ortotteri (Bei-Bienko, 1950; Labadessa et al., 2015), basata sulla specifica selettività per un particolare strato della vegetazione erbacea: tamnobionti per gli strati più alti; cortobionti per gli strati intermedi; geo-cortobionti per l’interfaccia tra suolo e erba; geobionti maggiormente legati alle porzioni scoperte di suolo e rocce.

L’analisi di correlazione con i parametri vegetazionali e di uso del cotico erboso delle ecofacies ha evidenziato relazioni significative fra l’abbondanza di alcune forme biologiche degli Ortotteri e le stime di altezza dell’erba e intensità di pascolamento. In particolare, cortobionti e tamnobionti risultano positivamente correlati con l’altezza media dello strato erbaceo (p<0.05) e negativamente con l’intensità di pascolamento (p<0.01). Al contrario, l’abbondanza dei geobionti risulta positivamente associata alle stime dei valori di pietrosità e intensità di pascolamento, e negativamente correlata con l’altezza dell’erba.

Questi risultati individuano cortobionti e tamnobionti quali indicatori delle aree a minore pressione di pascolo, mentre i geobionti risultano maggiormente legati alle porzioni di pascolo che presentano maggiori segni di degrado dovuto al sovrapascolo. Tali deduzioni, che rispecchiano le caratteristiche ecologiche dei raggruppamenti tassonomici analizzati, confermano inoltre la validità dell’uso dei gruppi funzionali per l’analisi delle relazioni tra biocenosi e caratteristiche ambientali (Labadessa et al., 2015).

Uccelli

Il monitoraggio ornitico ha permesso di rilevare durante il periodo riproduttivo un numero di specie pari a 33, di cui 17 sono state rinvenute nell’habitat di prateria e 16 in quello boschivo. Ventinove specie (88%) utilizzano l’area aziendale per la nidificazione, le restanti specie, ritenute nidificanti nell’area Parco del Parco Nazionale dell’Alta Murgia (Lagioia et al., 2015), utilizzano soprattutto la prateria come sito di caccia-alimentazione. Sette specie (21%) sono considerati di elevato valore conservazionistico ai sensi della Direttiva Uccelli (79/409 CEE); di queste, 6 specie utilizzano la prateria e sono tipiche dei sistemi agro-pastorali. Le praterie si rivelano habitat importanti per la conservazione di determinate specie ornitiche, il cui mantenimento, in termini di struttura della vegetazione e della diversità floristica e pabulare, dipende da determinate ed oculate strategie gestionali da parte dell’uomo.

Mammiferi

Considerando le sole Famiglie tassonomiche dei Canidi, Felidi, Mustelidi, Suidi, Leporidi e Hystricidi, nell’area aziendale sono state rinvenute 7 specie certe e 1 probabile (gatto selvatico Felis silvestris); tre di queste specie (37,5%) (istrice Histrix cristata, gatto selvatico Felis silvestris e lupo Canis lupus) risultano molto importanti dal punto di vista conservazionistico (Direttiva Habitat 43/92 CEE).
Interessante quindi, risulta l’uso dello spazio aziendale da parte del lupo, la cui presenza trasferisce al territorio una valenza naturalistica di grande rilievo, aggiungendo così un ulteriore valore a quello che è il progetto aziendale orientato verso la tutela e la valorizzazione delle specie selvatiche e delle risorse naturali.

Le informazioni raccolte sulla vegetazione hanno consentito di calcolare ed evidenziare sulla superficie pascolabile il giusto carico di bestiame al fine di utilizzare e sfruttare la risorsa in maniera sostenibile. Inoltre, mantenere determinate associazioni vegetali porterebbe a caratterizzare le produzioni dal punto di vista di specifiche proprietà organolettiche e sensoriali. Conoscere la composizione erbacea e pastorale dei pascoli permette di esaltare la tipicità del prodotto e consente di produrre formaggi “cru” (prodotti caseari ottenuti dal latte di animali pascolanti su vegetazione determinata). Alla caratterizzazione della vegetazione in questa attività di studio e redazione del Catasto è stata associata la conoscenza di alcuni gruppi faunistici funzionali (soprattutto Ortotteri e Uccelli), individuati come indicatori di biodiversità e di qualità dell’habitat. Lo studio di questi taxa permette, da una parte, di ottenere informazioni sullo status delle specie e degli habitat e, dall’altra, di caratterizzare anche dal punto di vista faunistico il territorio aziendale in modo tale da relegare le produzioni ad una forte e specifica realtà territoriale al fine di certificare, con uno specifico marchio di qualità, le produzioni stesse nonché l’integrità naturale delle aree di produzione.

A tal proposito i prodotti dell’azienda Jazzo Corte Cicero e, in particolare, il Caciocavallo Podolico della Terra dei Lupi, sono individuati e certificati dal marchio Grassland Biodiversity, ad indicare la qualità e l’integrità naturale dell’area di produzione, indicando una realtà produttiva attenta alla conservazione della biodiversità.

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Autore

Rocco Sorino, PhD
Azienda Sivopastorale
Jazzo Corte Cicero – la lana del lupo s.a.r.l.
C.so Federico II di Svevia, 6 – 70022 Altamura (Ba)